
Trani indignata | Bike sharing: l'illusione delle telecamere e la vera emergenza del rispetto civico
Cavi elettrici tranciati e componenti asportati in piazza Plebiscito a poche ore dal lancio del servizio. Quando la risposta non può essere soltanto un obiettivo puntato sulla strada
Di fronte a scene simili, il riflesso condizionato dell'opinione pubblica e del dibattito locale è sempre lo stesso: pretendere la videosorveglianza a tappeto. Si spera, e a ragione sul piano investigativo, che le telecamere puntate sull'area di piazza Plebiscito abbiano immortalato i volti dei responsabili per assicurarli alle sanzioni previste. Eppure, limitare l'indignazione all'invocazione di un "Grande Fratello" municipale rischia di trasformarsi in una comoda illusione consolatoria. Pensare di risolvere il degrado urbano blindando ogni metro quadrato con un obiettivo elettronico equivale a trattare il sintomo ignorando la malattia. Una città non può e non deve reggersi unicamente sulla minaccia della punizione o sulla paura di essere ripresi mentre si distrugge un bene pubblico.La scorciatoia tecnologica: invocare occhi elettronici su ogni angolo
L'aggressione alle biciclette di Step interpella direttamente la tenuta sociale della nostra comunità. Il teppismo che infierisce su un mezzo condiviso non nasce da un bisogno, ma da una profonda e diffusa povertà educativa: quella che continua a considerare ciò che appartiene a tutti come qualcosa che non appartiene a nessuno, dunque sacrificabile al nichilismo del branco o al gusto dell'oltraggio gratuito. Prima e più delle telecamere, ciò che dovrebbe trovarsi ovunque – nelle scuole, nelle famiglie, nei luoghi di aggregazione informale – è la cultura del rispetto, il senso di appartenenza a uno spazio condiviso, la percezione che danneggiare un servizio collettivo significa derubare se stessi e il proprio futuro. Senza questo presidio invisibile, ma determinante, nessun piano di sicurezza potrà mai bastare a proteggere una città dalla propria stessa inciviltà.La questione culturale: il bene pubblico come bene di nessuno
Tra tutti i Comuni del territorio che hanno aderito al progetto di Puglia Imperiale e installato le postazioni, Trani è l'unica realtà in cui si è registrato uno scempio simile a poche ore dal debutto. È un dato che deve scuoterci e farci arrossire tutti.
Trani non si lascerà intimidire dall'inciviltà di pochi irresponsabili e il servizio andrà avanti, ma come primo cittadino provo un profondo senso di vergogna e di umiliazione.
Continuiamo a riempirci la bocca della parola "turismo", ci fregiamo del titolo di perla dell'Adriatico e di meta culturale d'eccellenza, ma di fronte a una rastrelliera sventrata la domanda dobbiamo farcela senza sconti: possiamo ancora considerarci davvero una città turistica? Il turismo non è solo il porto, la cattedrale o una bella facciata; è accoglienza, è rispetto dei beni comuni, è senso civico. Se non siamo capaci di custodire una bicicletta condivisa senza distruggerla nella notte, significa che abbiamo fallito come comunità e che la strada da fare è ancora tristemente lunga.»

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