
Politica
Trani | Galiano, da ingenuo a genio della politica? Vi raccontiamo tutti i retroscena del vertice che ha capovolto il tavolo
Doveva essere il congedo definitivo di un "civico indifeso", ma all'uscita dal summit i volti erano distesi e il sindaco prendeva tempo: strategia perfetta o ripensamento in extremis ?
Trani - giovedì 15 ottobre 2026
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Sembrava il capitolo conclusivo di una crisi consumata senza appello. Solo quarantotto ore fa, il post-filippica del 13 ottobre — quel manifesto sull'autonomia morale, sull'addio al manuale Cencelli e sullo stop al logorante imperativo del «tieniteli tutti buoni» — aveva gelato il sangue a mezzo Palazzo di Città, facendo schizzare le quotazioni di Marco Galiano come l'uomo retto e inflessibile, indisponibile a ogni compromesso al ribasso. Un sindaco catapultato dalla società civile («la candidatura mi è stata offerta», aveva tenuto a ribadire), eletto sull'ambivalente formula della «discontinuità politica e continuità amministrativa» rispetto all'era Bottaro. Un legame di parentela strettissimo all'inizio — con l'ex sindaco Amedeo Bottaro tra i suoi sponsor più convinti e determinati nella corsa alla fascia tricolore —, trasformatosi poi in una distanza glaciale, fino a recitare la parte di «perfetti sconosciuti» con un Galiano calato nei panni del più classico «core 'ngrato».
Eppure, in politica le certezze durano lo spazio di un mattino. Solo chi non mette mano all'aratro ignora quanto sia pesante l'attrezzo e quanto sia dura la terra: conquistare la guida della città è persino facile rispetto alla fatica quotidiana di esercitarne il ruolo. Quella fascia tricolore, percepita fin dal primo istante come un macigno sulle spalle di Galiano, ne ha progressivamente modificato la visione, costringendolo a fare i conti con gli attriti di contesti politici che mutano a velocità vertiginosa. All'esito di questo lungo e tesissimo vertice, però, il sindaco non sbatte la porta: congela l'addio e si prende l'intero 15 ottobre — giorno del suo cinquantacinquesimo compleanno — per la scelta definitiva. Con l'azzeramento della giunta già sul piatto e una sfilza di dossier caldissimi pronti a essere affrontati, la strada verso il commissario prefettizio non appare più un destino scontato.
Eppure, in politica le certezze durano lo spazio di un mattino. Solo chi non mette mano all'aratro ignora quanto sia pesante l'attrezzo e quanto sia dura la terra: conquistare la guida della città è persino facile rispetto alla fatica quotidiana di esercitarne il ruolo. Quella fascia tricolore, percepita fin dal primo istante come un macigno sulle spalle di Galiano, ne ha progressivamente modificato la visione, costringendolo a fare i conti con gli attriti di contesti politici che mutano a velocità vertiginosa. All'esito di questo lungo e tesissimo vertice, però, il sindaco non sbatte la porta: congela l'addio e si prende l'intero 15 ottobre — giorno del suo cinquantacinquesimo compleanno — per la scelta definitiva. Con l'azzeramento della giunta già sul piatto e una sfilza di dossier caldissimi pronti a essere affrontati, la strada verso il commissario prefettizio non appare più un destino scontato.
La giornata dei rumor e l'attesa al secondo piano
Fin dalle prime ore del pomeriggio le chat di gruppo e le bacheche social ribollivano di indiscrezioni clamorose: la voce impazzita di un clamoroso ritiro delle dimissioni già protocollato. Una ridda di voci che ha imposto la verifica sul campo, consumata in oltre tre ore di attesa febbrile al secondo piano del Municipio, mentre dietro le porte dell'ufficio del sindaco andava in scena un vertice decisivo. L'incontro, iniziato attorno alle 17:30 in formato ristrettissimo con poche presenze attorno al tavolo — ovviamente il sindaco Galiano e fra i primi il segretario regionale del Partito Democratico Domenico De Santis, e il presidente del Consiglio Comunale Fabrizio Ferrante, che solo poche ore prima aveva salutato i dipendenti comunali convinto dell'irreversibilità dell'addio — si è progressivamente allargato. Alla fine sono sfilate oltre 18 persone tra assessori uscenti, consiglieri comunali e figure di spicco del panorama civico (molti dei quali coperti da un comprensibile patto di riservatezza). Un confronto a carte scoperte, nato per verificare se esistessero ancora le condizioni politiche per scongiurare l'arrivo del commissario prefettizio.Il metodo del confronto: verso la corresponsabilità
Sul tavolo sono finiti tutti i nodi che hanno paralizzato la prima frazione di mandato. Quando Galiano reclamava «segnali chiari» si riferiva probabilmente a un incontro come quello che si è svolto, utile per fare sintesi collettiva che guardasse alla riscoperta di quella «corresponsabilità amministrativa» invocata sin dal discorso d'insediamento, quando scandì che «questa città non può essere governata da una sola persona». All'uscita dal lungo vertice abbiamo notato una atmosfera mutata rispetto: dai volti tesi e preoccupati dell'ingresso si è passati a sorrisi distesi e sguardi di sollievo, Sindaco compreso. Bocche cucite, ovviamente, sul piano formale, ma un commento rubato a caldo può sintetizzare il clima: «Era esattamente quello che ci voleva».Lo scenario sul tavolo: tra ripartenza e nodi caldi
Se Galiano dovesse compiere il passo indietro e revocare le dimissioni entro la mezzanotte del 15 ottobre, il perimetro per un rilancio dell'azione amministrativa poggerebbe su basi nette:- Mani libere per il sindaco: L'auto-azzeramento già formalizzato dall'esecutivo (con la rimessione incondizionata delle deleghe da parte di tutti gli assessori) e la piena autonomia decisionale sulle future nomine nelle partecipate;
- Il punto fermo sulle scuole: La delibera di giunta sul dimensionamento scolastico già incardinata con decorrenza 2027/2028;
- Le emergenze sul tappeto: Un'agenda amministrativa immediata che non concede tregua, dalla ratifica delle variazioni di bilancio e dalla gara del verde pubblico all'esame del Consiglio Comunale già convocato per il 16 ottobre, passando per lo sblocco dei cantieri fermi, l'emergenza degli alloggi ARCA, il rilancio del quartiere Stadio e il nodo non secondario della successione del Segretario Generale, il dott. Francesco Lazzaro, con le valigie pronte per la Provincia.

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