Cercasi veri consiglieri comunali, a Trani tra la politica che stanca e la fiducia che si perde

Tra impegno vero e cattive pratiche, il prezzo più alto lo paga la democrazia: cresce il partito di chi non vota

domenica 25 gennaio 2026 8.11
A cura di Tonino Lacalamita
Lunedì 26 gennaio si riaccenderanno le luci del set cine-amministrativo di Palazzo Palmieri, dove andrà in scena il Consiglio Comunale della Città di Trani: un'opera civica dal copione noto e dalle improvvisazioni imprevedibili. Non sarà una rimpatriata scolastica né un convivio tra amici: l'atmosfera ricorderà piuttosto una raffinata assemblea condominiale in abito scuro, quella in cui tutti fingono disinteresse mentre contano i voti e i centimetri di aiuola. Lì, tra interventi moderatamente piccati e sorrisi misurati, ci si contenderanno le decisioni con la precisione notarile dei millesimi politici catastali, nuova metrica del prestigio locale e del diritto a decidere chi sposta la linea del potere di un gradino o di un pianerottolo. E alla fine, tra verbali, delibere e conciliazioni apparenti, resterà una sola certezza: che a Palazzo Palmieri, come nei migliori condomìni, nessuno è davvero soddisfatto, ma tutti giureranno di aver vinto.

Tuttavia c'è una stanchezza sottile ma persistente che attraversa Trani, non è solo disillusione: è la fatica di chi ha assistito troppe volte allo stesso copione, riconoscendone già i dialoghi e intuendone il finale. Siamo a gennaio 2026 e la città si prepara all'ennesima tornata elettorale, tra tavoli di centrodestra avviati e di centro sinistra non pervenuti, fra candidati a sindaco improbabili, a chi la spara più grossa, e commentatori della politica locale da dimenticare e possibilmente scansare.

Ed i tranesi che fanno, che pensano, che dicono? C'è un sentimento diffuso di distacco, più che di attesa. Come accade puntualmente, riemergono gli "aspiranti salvatori": volti nuovi in cerca di una consacrazione pubblica e vecchie conoscenze della politica locale che tornano a farsi vedere tra bar, strette di mano e sorrisi social, promettendo cambiamenti radicali. È la stagione dei cacciatori di voti, quelli che per qualche settimana chiamano tutti "amico", per poi sparire il giorno dopo lo spoglio, lasciando dietro di sé silenzi e promesse evaporate. Sarebbe però ingiusto e sbagliato, lo dico con chiarezza, fare di tutta l'erba un fascio. A Trani esistono consiglieri comunali seri, appassionati, autentici nel loro impegno. È possibile – ed è auspicabile – che siano anche la maggioranza. Donne e uomini che studiano, ascoltano, si espongono e vivono il ruolo come un servizio vero alla città. Il problema è che non serve essere in pochi per fare danni: basta una minoranza rumorosa, opaca o opportunista per avvelenare i pozzi della fiducia collettiva.

Il miraggio del "posto fisso" Il punto critico è proprio qui. Per una parte della classe politica locale, l'aspirazione a entrare in Consiglio Comunale non nasce da un progetto per Trani, ma dalla ricerca di una sistemazione personale. Le elezioni amministrative assomigliano sempre più a un concorso non dichiarato: cinque anni di visibilità, un gettone, uno status.
La politica, così, smette di essere vocazione e diventa ammortizzatore sociale, rifugio per chi cerca un ruolo più che una responsabilità.

Quando l'esperienza diventa incrostazione Accanto ai nuovi candidati, resiste una vecchia guardia che occupa gli scranni da così tanto tempo da sembrare parte dell'arredo di Palazzo di Città. La longevità, però, non è di per sé un valore. Se non è accompagnata da risultati, da idee, da capacità di rinnovarsi, smette di essere esperienza e diventa occupazione di spazio. Uno spazio sottratto al ricambio, all'innovazione, alla competenza.

Narcisisti e "alzamano" Da questo mix nasce una selezione che spesso penalizza la qualità. Da un lato i narcisisti: per loro l'aula consiliare è un palcoscenico, non un luogo di decisione. Più attenti alla diretta social che allo studio di una delibera, più preoccupati dell'immagine che del contenuto. Dall'altro gli "alzamano": presenze silenziose, obbedienti, che votano senza comprendere, rinunciando al pensiero critico e alla funzione stessa per cui sono stati eletti.

Il prezzo più alto: l'astensionismo Il danno più grave, però, non è solo amministrativo. È democratico. Anche se i consiglieri seri e competenti fossero la maggioranza, quelli che vivono la politica come teatro o rendita personale finiscono per allontanare i cittadini dalle urne. Alimentano il vero partito di maggioranza relativa: quello di chi non vota più. Di chi rinuncia, stanco e sfiduciato, a credere che il proprio voto possa fare la differenza.

Ritrovare la "scaltrezza nobile" A Trani manca sempre più una qualità essenziale: la scaltrezza nobile dell'amministratore locale. Non la furbizia di sopravvivenza, ma la competenza che conosce le regole per scioglierle, che studia la macchina burocratica per farla funzionare, che si assume responsabilità per dare risposte concrete. Oggi, troppo spesso, quella scaltrezza è stata sostituita da una furbizia sterile, buona solo a proteggere la poltrona ed il proprio consenso.

E così, mentre i partiti locali si affannano a comporre tavoli, sottotavoli e tavolini da caffè, resta l'impressione che a Trani la partita amministrativa sia diventata meno una competizione sulle idee e più una gara a chi riesce a prenotare prima la sedia giusta. Il cittadino, nel frattempo, assiste da spettatore pagante a un casting permanente per aspiranti amministratori, dove l'unico requisito certo sembra essere la capacità di non arrossire mentre si promettono miracoli low budget e rivoluzioni compatibili con l'ora di aperitivo.

E mentre Palazzo Palmieri si prepara al prossimo giro di valzer elettorale, resta una domanda inevitabile: chi governerà la città, e chi si limiterà a governare il proprio curriculum? La risposta arriverà alle urne, a condizione — dettaglio non trascurabile — che i tranesi abbiano ancora voglia di andarci. Perché, se continua così, l'unico vero vincitore rischia di essere ancora una volta il partito più solido e trasversale della città: l'Astensione Unita, coalizione stabile e sempre in crescita, che non ha bisogno di congressi, segreterie, né post su Facebook. Trani, francamente, meriterebbe molto meglio della resa silenziosa: buon Consiglio Comunale a tutti.