Le "Ragioni del SI e del NO" al Referendum del 22/23 marzo: a Trani appassionato confronto in Biblioteca

I quattro relatori, di alto spessore giuridico, hanno dialogato davanti ad una folta platea

domenica 15 marzo 2026 10.04
A cura di Adriana Fabrizio
Il dibattito pubblico sul referendum per cui si voterà il 22 e 23 marzo prossimi è più fervente che mai; tra i vari appuntamenti informativi, sicuramente degno di nota è quello tenutosi nel pomeriggio di venerdì presso la Biblioteca Comunale "Giovanni Bovio" di Trani, organizzato dal comitato "Avvocate e Avvocati per la Costituzione e per il no al referendum". I relatori della serata, due per il sì e due per il no, sono professionisti di alto profilo: hanno rappresentato il NO l'avvocato Michele Laforgia e il dottor Marco Gambardella, sostituto procuratore presso il Tribunale di Trani; rappresentavano invece le ragioni del SI l'avvocato Amleto Carobello e la professoressa Francesca Delvecchio, docente di diritto processuale penale presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". L'iniziativa è stata coordinata dall'avvocato Diletta Volpe; il dibattito è stato introdotto dall'avvocato Cecilia di Lernia, tra gli organizzatori dell'evento, e le conclusioni sono state affidate all'avvocato Valentina De Santis.

Le domande poste ai relatori dal moderatore, il giornalista Tonino Lacalamita, hanno suscitato un ampio e acceso dibattito che ha coinvolto il pubblico. Le domande poste e le ragioni addotte non sono scontate, tanto per il fronte del SI quanto per quello del NO e sono quelle che ogni cittadino si pone. Per esempio un grande interrogativo riguarda l'imparzialità del giudice: se da un lato i sostenitori del SI affermano che questa riforma porterà a compimento quanto voluto dal legislatore costituente, i sostenitori del NO , invece, si chiedono se fino a ora tutti i giudici siano stati terzi e imparziali rispetto ai procedimenti su cui sono stati chiamati a decidere.

Un altro punto fondamentale della riforma è rappresentato dalla divisione del Consiglio Superiore della Magistratura in due Consigli – l'uno per i giudici e l'altro per i magistrati del Pubblico Ministero – con sole funzioni amministrative, riservando la funzione disciplinare a un organo di nuova costituzione: l'Alta Corte Disciplinare. Secondo i sostenitori del no, creare due CSM rappresenta la precisa volontà di separare non le carriere, bensì le magistrature, di fatto indebolendo la figura del magistrato ma anche le tutele del cittadino che, per qualsiasi motivo, fosse indagato o imputato in un procedimento penale. La separazione dei due CSM, ha affermato l'avvocato Laforgia, conferirebbe ai Pubblici Ministeri un potere totalmente autoreferenziale, indebolendo le garanzie processuali.

Sulla stessa lunghezza d'onda è anche il dottor Gambardella, che ha parlato della creazione di un "quarto potere" dello Stato, con un proprio organo di autogoverno formata in larga parte da pubblici ministeri, che deciderà delle carriere e dei trasferimenti. Questo, inevitabilmente, comporta la sottoposizione di questa magistratura a un potere. Citando alcuni esponenti del Governo attuale, come Antonio Tajani, il dottor Gambardella ha messo in luce un altro problema, infatti, il passo successivo per il controllo della magistratura è la sottrazione della direzione della polizia giudiziaria dalla disponibilità dei pubblici ministeri. Al contrario, i sostenitori del sì affermano che le garanzie offerte dallo sdoppiamento dei CSM siano raddoppiate: entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica, senza che cambino gli equilibri interni, poiché la composizione di ciascun Consiglio Superiore sarebbe identica a quella attuale. L'obiettivo è la realizzazione dell'articolo 111 della Costituzione, separando le carriere. Secondo la professoressa Delvecchio, affermare che l'intento di questa riforma sia quello di attrarre sotto il controllo del Governo la magistratura rappresenta una fallacia cognitiva, secondo cui si vede nella modifica che si sta compiendo l'inizio di una pericolosa deriva autoritaria.

L'Alta Corte Disciplinare è un altro punto della riforma che viene ampiamente contestato da chi sostiene il no al referendum; come si anticipava, infatti, questo nuovo organo ricoprirebbe la funzione disciplinare; uno dei quesiti che si pongono i sostenitori del no è come sia possibile che si operi una scissione del Consiglio Superiore della Magistratura per poi riunire giudici e PM all'interno della Alta Corte Disciplinare, i cui membri, che sono in totale 15, sono sempre in maggioranza (per i 3/5) togati. Infatti, chi critica la riforma paventa l'ipotesi che i collegi che si formeranno non saranno rappresentativi della magistratura togata; tuttavia, i sostenitori del sì osservano che ogni collegio deve essere formato da cinque membri, ciascuno dei quali espressione dei membri laici e dei membri togati giudicati e requirenti. Rispondere, peraltro alle contestazioni circa la riunione delle due magistrature, è semplice, secondo l'avvocato Carobello: lo stesso sostiene che sia necessario che all'interno di una corte disciplinare ci sia tanto il magistrato dell'accusa quanto quello della difesa.

D'altro canto, il dottor Gambardella ha sostenuto che la legge, per il modo in cui è scritta, minaccia chi non si adeguerebbe al sistema che si va delineando, in particolare con la minaccia della sanzione disciplinare. Inoltre, la legge non prevede nemmeno che nel collegio vi sia effettivamente la rappresentanza togata, ma conserva l'esercizio dell'iniziativa disciplinare in capo al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, che in questo frangente avrebbe un potere enorme. Per evitare questo strapotere, il Pubblico Ministero dovrà necessariamente essere sottoposto a un potere, che non potrà che essere quello dell'Esecutivo. Un'altra contestazione mossa dal dottor Gambardella riguarda anche l'apparente esclusione della possibilità di impugnare i provvedimenti emessi in secondo grado dall'Alta Corte di fronte alla Corte di Cassazione, con il ricorso straordinario per violazione di legge, poiché la legge prevede che i provvedimenti della Corte siano impugnabili soltanto di fronte alla medesima corte.

Parlando di sorteggio dei membri dei due Consigli Superiori, i sostenitori del NO, come ha affermato l'avvocato Laforgia, prospettano la possibilità che effettivamente questo metodo possa indebolire la magistratura; un metodo che, invece, secondo i sostenitori del SI', garantirebbe maggiore imparzialità dei magistrati nei loro giudizi. Per rispondere a questa contestazione, l'avvocato Laforgia ha affermato che, in realtà, il sorteggio eliminerebbe la rappresentanza dei magistrati, che così non potrebbero più eleggere i propri rappresentati. Per i sostenitori del sì, invece, il CSM non è un organo di rappresentanza e, di conseguenza, non ci sarebbe alcun pericolo. Tutt'al più si eliminerebbe alla radice quello che, secondo loro, è un circolo vizioso formato proprio dalle correnti, di cui tanto si è discusso negli ultimi anni, anche a causa delle vicende che hanno riguardato il dottor Palamara.

In definitiva, concludendo la serata, il quesito fondamentale che ne è sorto è: come si tutelano effettivamente i magistrati e i cittadini? I sostenitori del NO affermano che la vittoria del sì al referendum umilierebbe e delegittimerebbe i magistrati, che di fronte al cittadino sarebbero inevitabilmente meno autorevoli. I sostenitori del sì, d'altra parte, fanno notare che, fino a ora, è stata la magistratura, attraverso le condotte di alcuni suoi esponenti, a esporsi e apparire negativamente al pubblico.
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avv Cecilia Di Lernia
Biblioteca Convegno SI NO
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