Palma crollata sul lungomare | L'agronomo Giovanni Guerra non fa sconti: "Altro che fatalità, la colpa è delle potature sbagliate"

L'esperto spiega perché l'albero ha ceduto di schianto e lancia un duro monito a chi gestisce il verde urbano.

mercoledì 22 luglio 2026 6.05
La violenta tromba d'aria che si è abbattuta su Trani intorno alle 19:00 di ieri 21 luglio ha lasciato dietro di sé una scia di paura, risvegliando nella memoria collettiva il tragico ricordo della palma crollata in Piazza Libertà. Uno spettro riapparso ieri sera, quando una grossa Washingtonia si è schiantata al suolo all'altezza dello Scoglio di Frisio, seguita dal crollo di un pino marittimo nei pressi de La Lampara. E mentre in città si tira un sospiro di sollievo per l'assenza di feriti e si riaccende l'amara ironia sulla fragilità del verde urbano, c'è chi ha deciso di guardare oltre la comoda narrazione della "fatalità" e del "maltempo eccezionale". A smontare l'alibi del vento è il Dott. Giovanni Guerra, che attraverso un post sui social ha fornito una lettura tecnica, lucida e spietata delle vere cause del crollo.

L'intervento del Dott. Guerra non è lo sfogo di un semplice cittadino indignato o di un appassionato del verde, ma la diagnosi di un professionista altamente qualificato. Agronomo specializzato in arboricoltura, Guerra è un vero e proprio "medico degli alberi", esperto in fisiologia vegetale e biomeccanica. La sua specialità è la valutazione della stabilità strutturale (metodo Visual Tree Assessment): un approccio scientifico che studia i carichi, i vettori di forza e i punti di rottura, applicando le leggi della fisica all'anatomia della natura. Per lui, un crollo urbano non è quasi mai un capriccio del meteo, ma il risultato inevitabile di anni di incuria e interventi eseguiti senza le necessarie competenze. E l'analisi della palma tranese ne è l'esempio perfetto.

La diagnosi: anatomia di un crollo annunciato
"A proposito della palma caduta sul lungomare. Fatalità? Non proprio", esordisce l'esperto. Con la precisione clinica del tecnico, Guerra ha evidenziato come la rottura non sia avvenuta in un punto casuale, ma in una precisa zona di criticità creata dall'intervento umano. Ecco i passaggi chiave della sua analisi: In sintesi, la palma non ha ceduto "perché c'era vento", ma perché le vecchie potature (che hanno spostato la porzione di passaggio nel tratto mediano dell'albero) hanno creato un punto di fragilità strutturale incapace di reggere i carichi di tensione. L'intervento dell'agronomo si chiude con una chiosa, alla Vittorio Sgarbi, che non lascia spazio a repliche: "AVETE CAPITO, CAPRE?" Una provocazione forte che, al netto del tono colorito, racchiude l'esasperazione di chi possiede le competenze e vede i propri allarmi inascoltati. Il messaggio di Guerra è chiaro: il verde urbano non può essere gestito con approssimazione, ogni taglio e ogni scorticamento obbediscono a leggi fisiche precise. Ignorare la scienza agronomica significa trasformare le nostre strade in potenziali trappole, dove prima o poi la natura si limiterà a presentare il conto di anni di imperizia