Quattro anni fa l'ultima messa a san Domenico: ancora transennato il "Pantheon" di Trani

Fondi ottenuuti e accantonati in attesa di un nuovo progetto che tarda troppo ad arrivare

venerdì 7 gennaio 2022 08.49
A cura di Stefania De Toma
Fu proprio il giorno dell'Epifania del 2018, in una chiesa gremita di centinaia di persone, come anche accadeva ogni giorno di Natale dal 2006, che quell' "Andate in pace, la messa è finita" chiuse le porte a una chiesa di quelle che disegnano il profilo di Trani, con la bellissima torre campanaria di santa Croce e con quella facciata che si staglia come una vela sospesa nel cielo che si riempie del sole rosso del tramonto, forse a memoria di quella croce luminosa che apparve al discepolo di san Domenico; e sul fianco orlata dai giardini della villa comunale.

"Gremita come sempre, specialmente nei riti del Natale", ricorda con una gioiosa tristezza don Mimmo De Toma: "Era davvero una gioia vedere quella chiesa così ampia riempirsi di fedeli a ogni celebrazione, così come permettere ai tanti turisti dei sabato estivi di entrare ad ammirarla e a raccogliersi magari qualche minuto in preghiera, se non addirittura a fermarsi alla celebrazione eucaristica.

Già, perchè don Mimmo, quando nel 2006, in quanto vicario episcopale, fu nominato rettore e contemporaneamente parroco della chiesa, da quell'anno ha preso a fare quello che serve per ridare vita, anima e cuore a una chiesa: riempirla di fedeli con le celebrazioni, le messe, i riti, facendo scelte anche coraggiose. Le cresime, ad esempio, che per trent'anni, dal 1980 al 2005, erano state celebrate in cattedrale, avevano trovato una nuova cornice in san Domenico, proprio con l'intento di valorizzarla e renderla un cuore pulsante della città.

E ancora la celebrazione della messa prefestiva , delle messe di natale e dell'Epifania, la novena dei bambini, i concerti delle scuole , su tutti quello della scuola Baldassarre, che purtroppo chiuse il sipario a ogni musica proprio in quelle ultime festività natalizie tra il 2017 e il 2018 .

"Cosa accade alla chiesa? Quei fondi che dovevano arrivare sono giunti? L'impalcatura ad arrugginirsi da anni ha un costo? chi lo sostiene? Sotto gli occhi di tutti ma è come se non esistesse. Come si dice in gergo popolare ,"carichi a chiacchiere" Questi interrogativi si leggono su un post della guida turistica Andrea Moselli che insieme a amici uniti dal movimento ideale #siamosolocustodi aveva offerto gratuitamente, nel 2014 e poi ancora tra dicembre 2017 e i primi giorni nel 2018, in settimana e nei weekend, visite guidate per far innamorare e conoscere ai tranesi e forestieri il nostro gioiello barocco.

Domande che si pongono tutti i cittadini che da troppo tempo vedono quelle impalcature a ingabbiare lavori che non vengono realizzati, una immobilità, anzi una inesistenza di interventi che fa ancora più male quanto più si sa che, a seguito di un tavolo tecnico di tre anni fa che vide uniti intorno alla "questione San Domenico" la Curia, il FEC e il ministero dei beni culturali, furono recuperati fondi per il restauro della chiesa.

E' indispensabile ricordare che la chiesa non è di proprietà della diocesi ma fa capo insieme a altre chiese a quell'asse patrimoniale di congregazioni religiose che nella seconda metà dell'ottocento vennero incamerate dallo Stato e fanno quindi capo al FEC (Fondo Edifici di Culto), ente che ancora detiene la proprietà degli edifici che le Curie non hanno in seguito riacquistato, proprio come nel caso di san Domenico.

Viste le condizioni della chiesa però, bisognose di una manutenzione che il comune avrebbe dovuto realizzare (in base a una legge dell'inizio del secolo scorso), tre anni fa la Curia di Trani ha sollecitato il FEC a intervenire, Fec che a sua volta ha delegato la soprintendenza ai beni culturali a redigere il progetto di restauro .

C'è da aggiungere che , a quanto pare, la Curia avrebbe fornito alla soprintendenza un progetto di restauro, redatto in precedenza nell'attesa di un eventuale bando che avrebbe dato la possibilità di ottenere fondi per ristrutturare la chiesa in quanto fruitori anche se non proprietari della stessa.

Nel frattempo, a causa di cambiamenti di funzionari nella Soprintendenza, la questione è stata presa in carico dal Segretariato generale dei beni culturali, che la stessa Curia sollecita da tempo, tenuto conto anche degli ulteriori danni che la chiesa ha dovuto subire con le scosse sismiche. "Stiamo lavorando", è stata la laconica risposta provenuta dal Segretariato, con i funzionari del quale pare comunque ci sia una difficoltà di comunicazione, non riuscendo a ottenere che questi rari e vaghi riscontri.

Certo è che in presenza di un progetto di ristrutturazione pronto, un'attesa tanto lunga - 4 anni per un nuovo progetto di ristrutturazione - desta sicuramente malcontento e sconcerto.

Dei fondi destinati alla ristrutturazione non sappiamo se siano lì fermi o se servono a mantenere quella impalcatura messa lì ormai da anni, a ingabbiare un luogo che dovrebbe respirare per arte e fede.

Certo è che una tale inerzia si mostra come una cartina di tornasole della burocrazia e della considerazione in cui l'arte e la cultura sono spesso tenuti nel nostro Paese: ma anche della della religiosità, laddove le chiese antiche portano in sé un'anima speciale, della quale i fedeli , soprattutto in momenti di disorientamento come quello attuale, hanno un grande bisogno