Trani 2012, ecco Domenico Triminì

«La mia è una candidatura provocatoria». Federazione Liberaldemocratica, Alleanza di centro per ora si sfila

domenica 6 novembre 2011 12.14
«Candidatura di rottura o candidatura provocatoria? Io direi più la seconda della prima. In un momento in cui i partiti di centrodestra latitano e la classe politica locale è precaria, noi ci presentiamo come un'alternativa di centro credibile». Domenico Triminì scende in campo e dalla sala conferenze dell'hotel San Paolo al Convento lancia un segnale preciso alla guida della coalizione dei Liberaldemocratici composta al momento da Democrazia Cristiana (di cui Triminì è commissario provinciale e rappresentato dal vice commissario Aldo Dibattista), Partito Liberale (rappresentato dal coordinatore regionale Giuseppe Carrieri) e Partito Repubblicano (rappresentato dal coordinatore regionale Corrado Saponaro e dal segretario cittadino Vito Cialdella).

All'appello manca l'Alleanza di centro. Come da noi anticipato nei giorni scorsi il commissario regionale del partito di Pionati, Matteo Iacovelli, si è rifiutato di ratificare l'accordo per la candidatura a sindaco di Triminì. Non è bastata un'ora di colloquio prima della convention a convincere il massimo esponente regionale del partito. Alla fine, Iacovelli non si è seduto al tavolo della conferenza: «Sono stato convocato – spiega prima di uscire - per discutere delle amministrative, non per ratificare accordi elettorali. Non conoscevo il candidato, non c'era alcun tipo di intesa preesistente. L'Alleanza di centro è un alleato del PdL. Abbiamo già concordato con Alfano il percorso delle primarie. Altre strade non se ne possono seguire». Triminì incassa, ma durante le interviste si dice convinto in un prossimo futuro di poter annovare nella Federazione anche il partito di Pionati.

Il punto interrogativo sul manifesto per ora resta tale. «Rappresenta – dice Triminì - una finestra di dialogo aperta nei confronti di tutti quei partiti che vorranno condividere con noi questo percorso». Gli scenari però potrebbero mutare nelle prossime settimane: «Se il centrodestra dovesse redimersi - spiega Triminì - e presentare sul tavolo dei progetti concreti, potremmo ridiscutere le basi per un'intesa programmatica ed elettorale. Oggi questi presupposti non ci sono». La sensazione che si ha è che, ai fini di un ricongiungimento, molto dipenderà dal nome del candidato che i resti del centrodestra (PdL & friends) proporranno.