Prevenzione cuore
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Salute d'asporto

Omocisteina e rischio cardiovascolare

Ce ne parla il biologo Giuseppe Labianca

Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la principale causa di morte nel mondo, con circa 20 milioni di decessi nel 2021 ed un aumento del 62% rispetto al 1990. Negli ultimi è stato approfondito il ruolo dell'omocisteina e, soprattutto i suoi metaboliti reattivi, nelle malattie cardiovascolari.

L'endotelio è un sottile strato di cellule che riveste arterie e vene e regola funzioni cruciali come permeabilità, tono vascolare e infiammazione e la sua disfunzione rappresenta il primo passo verso la formazione della placca aterosclerotica.

Oltre ai fattori di rischio tradizionali, come ipertensione, fumo, diabete, dislipidemia, obesità, numerose evidenze epidemiologiche mostrano che l'alterazione del metabolismo dell'omocisteina, e la conseguente iperomocisteinemia, è strettamente associata a danno endoteliale e processi pro-infiammatori.

L'omocisteina è un amminoacido solforato derivato dalla metionina, un aminoacido essenziale assunto attraverso il consumo di carne, uova, legumi e latte, che normalmente viene riconvertita a metionina o trasformata in cisteina, ma quando questi processi sono alterati i suoi livelli aumentano, portando alla iperomocisteinemia, che comporta attivazione del sistema infiammatorio, stress ossidativo, attivazione di fattori che attivano la coagulazione, con conseguente disfunzione endoteliale.

Queste modificazioni sono considerate oggi tra i meccanismi molecolari più rilevanti attraverso cui l'iperomocisteinemia danneggia il sistema cardiovascolare.

Valori di omocisteinemia al di sotto di 13 micromoli/litro negli uomini, 10,1 micromoli/litro nelle donne e di 11,3 micromoli/litro nei ragazzi fino a 14 anni, sono considerati nella norma.

Il metabolismo dell'omocisteina è strettamente legato all'azione di alcune vitamine del gruppo B, in particolare vitamina B9, B12 e B6, che fungono da cofattori di enzimi che ne regolano la sintesi, e la loro carenza è correlata a livelli elevati di omocisteina nel sangue. È stato osservato che l'assunzione giornaliera di tali micronutrienti, in particolare di vitamina B9, sia in grado di riportare i livelli di omocisteina nella norma.

Oltre alla prevenzione attraverso il periodico dosaggio dell'omocisteina a livello del sangue, l'alimentazione gioca un ruolo importante, infatti la carenza di alcune vitamine del gruppo B, coinvolte nel metabolismo dell'omocisteina, è correlata all'aumento della concentrazione plasmatica di questa sostanza.

Un adeguato apporto di tali nutrienti, associato a un corretto stile di vita, è in grado di mantenere i livelli ematici di omocisteina sotto controllo
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