Dal Piemonte alla Sicilia, passando per Trani: cin cin col Moscato

Italia 150, il nostro vino simbolo dell’unità. Se Massimo d'Azeglio tornasse in vita troverebbe un'Italia unita dal Moscato

mercoledì 16 marzo 2011 10.24
A cura di Giovanni Bosco
Massimo Taparelli, marchese d'Azeglio, fu un politico, scrittore, patriota e pittore, sposato con Giulia, figlia di Alessandro Manzoni. Da uomo gaudente si guadagnò fra le dame di corte il nomignolo di «sporcaciun» mentre Francesco De Sanctis descrisse la sua attitudine come «un certo folleggiare pieno di buon umore». Queste connotazioni hanno posto in un secondo piano le sue doti di politico che ebbe la capacità di intravedere i limiti della riunificazione d'Italia e quindi propose uno stato federale. Famosa la sua frase «L'Italia è fatta, ora facciamo gli italiani». Se Massimo d'Azeglio tornasse in vita troverebbe l'Italia come l'ha lasciata: gli italiani come popolo è ancora da fare e il federalismo è ancora ai primi vagiti. Una cosa però troverebbe: un'Italia unita dal Moscato.

In Valle d'Aosta potrebbe brindare con il Moscato di Chambave, in Piemonte con il Moscato d'Asti, in Lombardia con il Moscato della provincia di Pavia e con il Moscato di Scanzo, mentre in Veneto con il Colli Euganei Moscato, in Friuli con il Friuli Isonzo Moscato ed in Trentino con il Trentino Moscato giallo e il Trentino Moscato rosa. Se volesse passare qualche giornata al mare, incontrerebbe in Liguria il golfo del Tigullio Moscato. Proseguendo il suo girovagare potrebbe brindare in Emilia con il Colli di Parma Moscato e con il Colli Piacentini Moscato, in Toscana con il Moscatello di Montalcino ed in Umbria con il Moscato Passito Umbria igt dolce. Ma anche nelle Marche con il Moscato nero delle Marche la sua curiosità sarebbe soddisfatta. Se poi avesse la voglia di scendere ancora la penisola nel Lazio sarebbe affascinato dal Colli Etruschi Vibertesi Moscatello ed in Abruzzo dal Controguerra Moscato, mentre nel Molise con il Molise Moscato bianco. Ma le sorprese non finiscono qui, anche le regioni meridionali hanno i loro moscati. La Basilicata ha il Moscato Basilicata igt, la Campania ha il Sannio Moscato doc, la Puglia ha il Moscato di Trani e la Calabria il Moscato di Saracena. Un traghetto, in attesa del ponte, ed ecco gli stupendi Moscati di Sicilia: Il Moscato di Noto, il Moscato di Siracusa ed il Moscato di Pantelleria.

Massimo d'Azeglio tornerebbe senz'altro nel suo Piemonte con la nave con una capatina in Sardegna che ai suoi tempi e prima dell'unità d'Italia era di proprietà del suo re e qui incontrerebbe quei Moscati che già conosceva: il Moscato di Cagliari, il Moscato di Sardegna e il Moscato di Sorso-Sennori.

D'Azeglio, oggi, direbbe ai vari Vittorio Emanuele, Cavour, Mazzini e Garibaldi: «Una cosa è certa, almeno con il Moscato l'Italia è unita» e da incallito sporcaciun prenderebbe in disparte la Contessa di Castiglione ed in un orecchio le sussurerebbe: «Sai, il Moscato fa bene alle donne se bevuto dagli uomini. Ed io ne ho bevuto tantissimo».
Esistono a Trani anche numerose aziende vinicole, che operano con successo soprattutto per la diffusione al consumo del vino tipico locale d.o.c. più nobile e antico di Puglia: il Moscato di Trani. Questo vino, la cui DOC è stata istituita con un D.P.R. del 11 settembre 1974, viene prodotto a Trani e in una vasta area situata attorno e che comprende altri 11 comuni. E' un vino dolce molto conosciuto indicato per accompagnare i dolci tipici della regione, soprattutto la pasticceria secca di mandorle, o da bere insieme a della macedonie di frutta.

Si ottiene da uve, lasciate maturare fino a quasi l'appassimento, provenienti dal vitigno Moscato bianco (qui in Puglia si usa spesso chiamarlo Moscato di Trani o Moscato reale) in una percentuale che non può essere inferiore all' 85%. Possono concorrere altri vitigni per una percentuale non superiore al 15%. Se ne producono due tipi: il "dolce" e il "liquoroso". Il primo ha colore giallo dorato con profumo intenso, sapore dolce e vellutato e gradazione alcolica di 12,5°. Il secondo, il liquoroso, viene invecchiato per almeno un anno e ha una gradazione alcolica di 18°, con le stesse caratteristiche organolettiche del primo. Ambedue vanno serviti in un bicchiere da dessert alla temperatura di 10/12°. Dal 1986 esiste un Consorzio che garantisce la genuinità e l'originalità del prodotto.