"Giustizia svenduta": condanna a sedici anni e nove mesi di carcere per Michele Nardi
Per l'ex Gip anche la radiazione a vita dall'albo dei magistrati
mercoledì 18 novembre 2020
19.39
I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce hanno condannato alla pena di 16 anni e nove mesi di reclusione l'ex gip di Trani Michele Nardi, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e al falso. I pm avevano chiesto la condanna a 19 anni e 10 mesi. Nardi, che nell'udienza di lunedì si era dichiarato innocente e attualmente agli arresti domiciliari, dopo aver presenziato all'udienza ha lasciato il tribunale prima della lettura della sentenza.
Confermate le altre quattro richieste di condanna: 9 anni e 7 mesi per l'ex ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro; 6 anni e 4 mesi per l'avvocatessa Simona Cuomo; 5 anni e 6 mesi per Gianluigi Patruno; 4 anni e 3 mesi per Savino Zagaria. Nardi, Cuomo e Di Chiaro sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e Cuomo è stata interdetta per la durata della pena dalla professione di avvocato.
Nardi fu arrestato nel gennaio 2019 assieme all'allora pm tranese Antonio Savasta (condannato a 10 anni di reclusione con rito abbreviato) con l'accusa, contestata ad entrambi, di aver garantito esiti processuali favorevoli in diverse vicende giudiziarie e tributarie in favore di imprenditori coinvolti nelle indagini in cambio di ingenti somme di danaro e, in alcuni casi, di gioielli, diamanti e varie utilità. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2014 e il 2018.
Confermate le altre quattro richieste di condanna: 9 anni e 7 mesi per l'ex ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro; 6 anni e 4 mesi per l'avvocatessa Simona Cuomo; 5 anni e 6 mesi per Gianluigi Patruno; 4 anni e 3 mesi per Savino Zagaria. Nardi, Cuomo e Di Chiaro sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e Cuomo è stata interdetta per la durata della pena dalla professione di avvocato.
Nardi fu arrestato nel gennaio 2019 assieme all'allora pm tranese Antonio Savasta (condannato a 10 anni di reclusione con rito abbreviato) con l'accusa, contestata ad entrambi, di aver garantito esiti processuali favorevoli in diverse vicende giudiziarie e tributarie in favore di imprenditori coinvolti nelle indagini in cambio di ingenti somme di danaro e, in alcuni casi, di gioielli, diamanti e varie utilità. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2014 e il 2018.