“Il Covid ci ha fermato. Ma noi attueremo le contromisure”: il Circolo del Cinema “Dino Risi” e le ripercussioni della pandemia sul mondo della Cultura.

L’incertezza delle regole, l’indifferenza di taluni, ma anche il forte desiderio di ricominciare a far rivivere la sede del club. Lorenzo Procacci Leone non demorde

mercoledì 11 agosto 2021 15.57
A cura di Lucia De Mari
Il "Dino Risi" non è un cinema, ne' un teatro, ne' un palcoscenico. E' di più. Dal 2009, Lorenzo Procacci Leone, pellicola dopo pellicola, ospite dopo ospite, emozione dopo emozione, porta avanti il suo progetto culturale, anzi la sua "iniziativa sociale" nata dalla passione e nutrita dall'entusiasmo di appassionati di cinema. Poi il Covid. E le chiusure, l'impossibilità di ritrovarsi, l'attesa delle regole, il sottomettersi alle norme. Il primo anno, ok.

Il secondo, però, la situazione comincia a sfuggire dalle mani. I soci, e non solo loro, si sono un po' assuefatti alla situazione generale. Ma un Circolo del genere ha bisogno di vita, di presenza, di conpartecipazione, in tutti i sensi. E adesso c'è il pericolo che anche il "Dino Risi", proprio come sede e non come idea, non riesca a trovare più ossigeno per le proprie aspirazioni.

Lorenzo Procacci Leone, però, non demorde: "Abbiamo bisogno di fare delle scelte per avere un prosieguo possibile. I costi del Circolo ci sono, inutile nasconderlo, e come associazione culturale c'è il rischio di chiusura". E così anche questo presidio di cultura rischia di scomparire.

"Il Dino Risi si è trovato – spiega il buon Lorenzo - in una situazione non diversa da quella degli esercenti e vari cinema: alcuni di loro, però, hanno riaperto nei mesi estivi, ma noi non l'abbiamo fatto e non lo faremo, ma abbiamo preferito essere presenti in diverse situazioni come a Palazzo Beltrani per un piccolo ciclo dedicato alla commedia americana, o nella promozione di eventi (come jazz corner, Gianni Ciardo il 13 agosto, i Dialoghi di Trani). Il Circolo c'è dal punto di vista organizzativo".

Cosa è cambiato: "Le norme anti covid hanno snaturato la nostra missione, lasciandoci poi nell'incertezza e nell'indifferenza della gente, che non si pone il problema. Non parlo degli enti pubblici, ai quali non siamo legati da contributi, ma del fatto che per alcune persone sembrano essersi assuefatte dal non andare per due anni al cineclub a vedere un film, cioè sembrano essersi abituati all'idea, senza più porsi il problema di questa mancanza. Perchè quando uno spazio tu lo togli, dopo un po' ci fai l'abitudine. Le prime volte diciamo "che succede?", poi ti adatti perché l'uomo si adatta alle circostanze. Il rischio è che, se non c'è chiarezza per le restrizioni e quant'altro, noi non sappiamo se possiamo operare secondo i nostri schemi consuetudinari, cioè quelli di fare una o due volta a settimana l'incontro e la proiezione con i soci. In ogni caso – continua Procacci Leone - però stiamo organizzando delle riunioni per fare il punto della situazione con i soci, e quasi sicuramente il Circolo vivrà se continuerà un suo ridimensionamento, ma questo dipenderà dalla volontà di chi risponde alla chiamata. La difficoltà oggettiva c'è, inutile nasconderlo, ed è una difficoltà che parte da una "bacchettata sulle gambe", perchè quando tu chiudi, chiudi, non hai più vita. E poi perchè non sappiamo se c'è la possibilità di tornare, c'è una totale incertezza".

Dunque più che indifferenza, soprattutto incertezza. "Siamo comunque operativi all'esterno (Dialoghi, incontri Corte Sveva e altro". ma è la sede fissa istituzionale il luogo in discussione. Perché la dove non ci saranno i presupposti per fare le iscrizioni e quindi tesseramenti, il Circolo rimarrà semplicemente come associazione che si delocalizzerà, sarà itinerante (biblioteca, polo museale o chiunque vorrà fare attività con noi, grazie al nostro ausilio), però non avremo Più quella connotazione tradizionale che ci ha accompagnato dal 2009 ad oggi, ossia ospitare l'iscritto alla fruizione dell'attività cinematografica che è il fondamento di tutti i cineclub della storia. Abbiamo attraversato il primo anno con l'illusione di risollevarci, ma il secondo anno con la mancata riapertura ha fatto registrare un conguaglio in negativo di spese che si sono presentate e che non sono state confortate da una presenza "umana".