Il divetto Renzi vuol tirare il suo rigore
«Quelli della mia generazione non devono solo parlare». A palazzo San Giorgio con quasi due ore di ritardo
domenica 7 ottobre 2012
12.13
Arriva a palazzo San Giorgio con quasi due ore di ritardo, schiva i giornalisti che lo attendevano da altrettanto tempo per una breve intervista, ne riprende uno in sala. Camicia bianca e jeans il rottamatore Matteo Renzi spiega la sua Italia al pubblico di Trani. Per ascoltarlo sono giunti da tutta la Provincia. Del Pd tranese non vi è traccia, al gran completo la squadra di Fabrizio Ferrante, ma non solo. In seconda fila c'è anche un consigliere regionale, Giovanni Alfarano, di tutt'altra parte politica. Tanta gente comune, molte donne, affascinate dal divetto toscano, il nuovo anti-casta. «Sto girando il Paese con l'entusiasmo di chi va controcorrente. Alla nostra generazione è stata tolta la fiducia nel futuro. Chi ci ha cacciato in questo guaio, oggi non è credibile nelle vesti di salvatore. Bisogna cambiare, rovesciare l'idea che la politica debba essere fatta solo da politici, tornare a guardare il futuro con speranza. Quella della mia generazione sono abituati a parlare, lamentarsi ma non ad agire. Comunque andranno le cose io questo rigore voglio calciarlo, non farlo sarebbe da vigliacchi».
Una via di mezzo tra Grillo e Vendola, Renzi è convinto di potersi giocare la sua partita alle primarie del centrosinistra nazionale: «Nessuno lo dice, io scaramanticamente non ne parlo. Chi mi teme è solo perché sa che avrebbe chiuso col vitalizio parlamentare. Se perdo, niente scuse. Non accetterò premi di consolazione, incarichi ministeriali, non sarò in Parlamento né rivendicherò spazi nel sottobosco. Se perdo non si scappa, non si fa un partito alternativo ma giuro lealtà. E non mi va neanche di criticare le regole delle primarie anche quelle che prima non c'erano e che oggi per magia sono state fatte comparire».
Per oltre un'ora la sala lo ascolta attentamente. Renzi mostra grafici, spiega come cambiare l'Italia, con quali strumenti e con quante risorse. «Saremo un paese civile quando pubblicheremo tutte le fatture on line senza nasconderle nel tritacarte». «La battaglia sulle tasse va fatta non con le parole o inseguendo scontrini». «Bisogna investire sul merito e sul capitale umano». Renzi rilancia un cambio di passo sulla politica fiscale, il dimezzamento dei parlamentari e dei compensi. Una rivoluzione a 360 gradi. «Mi piacerebbe che sui giornali si parlasse delle idee dei candidati per le primarie e non dei rapporti tra i candidati. Non certco scontri all'ultimo sangue ma un'occasione vera per dare all'Italia un'alternativa».
Una via di mezzo tra Grillo e Vendola, Renzi è convinto di potersi giocare la sua partita alle primarie del centrosinistra nazionale: «Nessuno lo dice, io scaramanticamente non ne parlo. Chi mi teme è solo perché sa che avrebbe chiuso col vitalizio parlamentare. Se perdo, niente scuse. Non accetterò premi di consolazione, incarichi ministeriali, non sarò in Parlamento né rivendicherò spazi nel sottobosco. Se perdo non si scappa, non si fa un partito alternativo ma giuro lealtà. E non mi va neanche di criticare le regole delle primarie anche quelle che prima non c'erano e che oggi per magia sono state fatte comparire».
Per oltre un'ora la sala lo ascolta attentamente. Renzi mostra grafici, spiega come cambiare l'Italia, con quali strumenti e con quante risorse. «Saremo un paese civile quando pubblicheremo tutte le fatture on line senza nasconderle nel tritacarte». «La battaglia sulle tasse va fatta non con le parole o inseguendo scontrini». «Bisogna investire sul merito e sul capitale umano». Renzi rilancia un cambio di passo sulla politica fiscale, il dimezzamento dei parlamentari e dei compensi. Una rivoluzione a 360 gradi. «Mi piacerebbe che sui giornali si parlasse delle idee dei candidati per le primarie e non dei rapporti tra i candidati. Non certco scontri all'ultimo sangue ma un'occasione vera per dare all'Italia un'alternativa».