Monastero di Colonna, cercasi gestore per dodicimila euro l'anno
La giunta comunale ha deciso di esternalizzare il servizio
mercoledì 12 ottobre 2016
7.34
Affidare all'esterno la gestione alla cifra di 12mila euro l'anno (rimborso per le spese relative alle utenze), cui vanno aggiunti 40mila per pulitura, catalogazione e restauro dei reperti custoditi presso la Soprintendenza archeologica della Puglia. E' quanto deciso per il Monastero di Colonna dalla giunta comunale, a quasi un anno dal completamento dei lavori alla struttura, finalizzati a trasformarla in museo archeologico. Il complesso monumentale è, in linea teorica, pronto all'inaugurazione già da fine 2015. Quello che mancava e mancano sono i contenuti. Nel frattempo però il Comune di Trani ha ottenuto un finanziamento Por da 418mila euro per la valorizzazione di un percorso turistico integrato che, partendo dalla cassa armonica della Villa comunale, si completa con una visita al Monastero "già noto - spiega la delibera di giunta - per la sua rilevanza archeologica".
Condicio sine qua non è, naturalmente, l'attivazione del museo, che dovrebbe raccogliere al suo interno i reperti individuati tra il 1968 e il 1984 proprio nella zona di Colonna, a testimonianza di una presenza ininterrotta di insediamenti a partire dall'età del Bronzo e fino all'VIII secolo avanti Cristo. Quei reperti però non sono ora nella disponibilità del Comune, ma nei depositi della Soprintendenza archeologica pugliese. E in assenza di figure professionali specifiche nella dotazione organica del Comune, l'amministrazione ha deciso di affidare all'esterno la gestione della struttura.
Il soggetto aggiudicatario naturalmente dovrà prevedere un biglietto di ingresso per i visitatori e, oltre all'attività museale in senso stretto, potrà organizzare mostre, convegni, seminari, concerti e tutte quelle attività in sintonia con la destinazione museale. Tuttavia dovrà lasciare a disposizione del Comune, per un massimo di 40 giorni l'anno, la sala convegni e gli ambienti annessi. Questa decisione dovrebbe garantire al monastero di trasformarsi in un contenitore culturale, dopo interventi di ristrutturazione ed adeguamento costati oltre 2 milioni di euro.
Condicio sine qua non è, naturalmente, l'attivazione del museo, che dovrebbe raccogliere al suo interno i reperti individuati tra il 1968 e il 1984 proprio nella zona di Colonna, a testimonianza di una presenza ininterrotta di insediamenti a partire dall'età del Bronzo e fino all'VIII secolo avanti Cristo. Quei reperti però non sono ora nella disponibilità del Comune, ma nei depositi della Soprintendenza archeologica pugliese. E in assenza di figure professionali specifiche nella dotazione organica del Comune, l'amministrazione ha deciso di affidare all'esterno la gestione della struttura.
Il soggetto aggiudicatario naturalmente dovrà prevedere un biglietto di ingresso per i visitatori e, oltre all'attività museale in senso stretto, potrà organizzare mostre, convegni, seminari, concerti e tutte quelle attività in sintonia con la destinazione museale. Tuttavia dovrà lasciare a disposizione del Comune, per un massimo di 40 giorni l'anno, la sala convegni e gli ambienti annessi. Questa decisione dovrebbe garantire al monastero di trasformarsi in un contenitore culturale, dopo interventi di ristrutturazione ed adeguamento costati oltre 2 milioni di euro.