Osservatorio De Feudis | Trani ultima nel verde, bocciato il Comune: «Manca il Bilancio arboreo»
L'analisi del dossier di Legambiente certifica il ritardo della città. Proposto un piano da 40-70mila euro ispirato al modello europeo di Malaga
L'analisi firmata da Ninni De Feudis parte dal presupposto che la gestione del verde pubblico non sia una concessione discrezionale delle amministrazioni, bensì un preciso dovere normativo regolato dalla Legge n. 10/2013 e dall'articolo 3-bis della Legge n. 113/1992. Tali norme impongono ai Comuni sopra i 15.000 abitanti l'obbligo di censire gli alberi, piantare un arbusto per ogni nuovo nato o adottato e redigere il Bilancio Arboreo due mesi prima della scadenza del mandato del Sindaco. L'Osservatorio evidenzia come a Trani questo impianto risulti del tutto disatteso: dalle verifiche effettuate sul portale istituzionale dell'Ente non è stato rinvenuto alcun Bilancio Arboreo o censimento accessibile, e i riferimenti al verde all'interno della Relazione di fine mandato dell'amministrazione uscente appaiono puramente descrittivi e privi del corredo numerico minimo necessario a verificarne l'effettiva attuazione
Per dimostrare la fattibilità di un cambio di rotta, l'organismo guidato da De Feudis porta all'attenzione della cittadinanza il caso studio di Malaga , la città spagnola, con una spesa analitica di circa 12.000 euro per lo studio tecnico e circa 100.000 euro per l'implementazione di arredi e piantumazioni, ha censito 110.000 alberi in un sistema digitale, tracciando "corridoi d'ombra" e individuando rifugi climatici a tutela delle fasce più deboli della popolazione. Proiettando questi ordini di grandezza sulla scala demografica di Trani (circa 50.000 abitanti contro i 600.000 di Malaga), l'Osservatorio quantifica le risorse necessarie per un analogo progetto locale in una forchetta compresa tra i 40.000 e i 70.000 euro complessivi, una cifra ampiamente compatibile con la spesa ordinaria dell'Ente, integrabile con canali di finanziamento regionali o europei
La nota si conclude fissando un'agenda operativa in quattro punti per la città: utilizzo sistematico dello strumento giuridico del FOIA (Accesso civico generalizzato) per ottenere i documenti formali dal Comune; avvio di un censimento aperto del patrimonio arboreo; progettazione del piano "Trani città d'ombra" e introduzione di indicatori stabili sull'efficienza ambientale. Per l'Osservatorio, la differenza nel futuro della città non sarà fatta dalle espressioni di indignazione, ma dalla capacità di opporre alla retorica della politica la precisione metodologica dei dati e degli atti ufficiali.tl@
Di seguito, si pubblica il testo integrale del documento
Trani - Città in ombra, e senza ombra: il verde che manca e la politica che serve.
(Relazione dell'Osservatorio Politico)
L'Osservatorio ha scelto di affrontare questo tema non con le impressioni ma con tre strumenti precisi: le leggi vigenti, i dati disponibili e il confronto con le buone pratiche, italiane ed europee . Ne emerge un quadro chiaro: Trani è in ritardo, ma può recuperare se decide di adottare un metodo serio. E soprattutto se sceglie di agire non in modo frammentario, gestendo semplicemente le emergenze .
Dal 2013 lo Stato ha messo nero su bianco un principio molto chiaro: nei Comuni sopra i 15.000 abitanti il verde pubblico non è una gentile concessione, ma un dovere amministrativo da gestire con regole e numeri . La combinazione tra la Legge n. 10/2013 e la Legge n. 113/1992, attraverso il nuovo articolo 3‑bis, chiede a ogni Comune di conoscere i propri alberi censendoli e classificandoli nelle aree pubbliche, di legare la crescita della città alla crescita del verde piantando un albero per ogni neonato e per ogni minore adottato residente, di non limitarsi ad abbattere quando c'è un problema ma di programmare la sostituzione progressiva degli alberi tolti e, soprattutto, di raccontare tutto questo ai cittadini con un documento pubblico: il Bilancio Arboreo, da rendre noto due mesi prima della fine del mandato del Sindaco .
Quel documento dovrebbe dire in modo semplice quanti alberi c'erano all'inizio del mandato, quanti ne sono stati messi a dimora, quanti sono stati abbattuti e qual è il patrimonio arboreo alla fine . Non è un adempimento astratto: è il modo in cui un Comune dimostra di sapere cosa sta facendo, con quale coerenza rispetto alla legge e con quali risultati .
Se però guardiamo a Trani questo quadro si inceppa subito . Dalla verifiche sulla sezione "Amministrazione Trasparente" non abbiamo rinvenuto alcun Bilancio Arboreo; non compare un censimento aggiornato del patrimonio arboreo comunale accessibile ai cittadini; non si trovano dati chiari sull'attuazione dell'obbligo "un albero per ogni nato o adottato" e mancano perfino gli indicatori più semplici, come i metri quadrati di verde per abitante o il numero di alberi piantati, abbattuti e sostituiti durante il mandato .
Il verde viene citato solo nella Relazione di fine mandato in modo descrittivo e frammentario . Si parla di uno "svecchiamento" del parco verde, dell'approvazione del Regolamento del Verde, della priorità assegnata alla Villa Comunale e ai parchi pubblici, ma senza quel corredo minimo di numeri che permetta a un cittadino di capire quanto sia stato fatto e in che direzione . La conseguenza è chiara, oggi a Trani non esiste uno strumento pubblico che consenta di verificare se la legge sul Bilancio Arboreo sia stata rispettata e in quale misura .
Per capire se questo vuoto di dati sia solo una questione formale o nasconda un problema più profondo occorre guardare ai numeri raccolti da chi il verde lo monitora su scala più ampia . Nel dossier "Città più verdi di Puglia 2022" Legambiente Puglia ha analizzato 56 Comuni e il responso, per Trani, è netto: la città risulta ultima tra i capoluoghi di provincia pugliesi e soltanto trentatreesima sui 56 Comuni considerati nella classifica complessiva dedicata al verde urbano e agli strumenti di gestione .
Ancora più eloquente è il dato sulla dotazione di verde . Secondo il dossier e le sue sintesi giornalistiche, a Trani ci sono circa 2,29 metri quadrati di verde pubblico per ogni abitante, a fronte di una media nazionale attorno ai 31 metri quadrati per abitante . Se incrociamo questo con l'assenza di un Bilancio Arboreo e di un censimento pubblico, il quadro si completa: non solo il verde è poco, ma non viene nemmeno rendicontato con trasparenza .
Una città con poco verde e con pochi dati tutela meno i propri abitanti, è più esposta alle ondate di calore, offre meno protezione ad anziani, bambini e lavoratori all'aperto e fatica a programmare interventi mirati perché non parte da una fotografia precisa .
Per capire che cosa si potrebbe fare di diverso, vale la pena guardare a chi ha scelto di trasformare il verde in una vera politica di adattamento climatico . L'esempio di Malaga è particolarmente interessante perché mostra come, con risorse relativamente contenute, una città possa costruire una vera e propria "mappa del fresco" a beneficio dei cittadini .
Malaga non si è limitata a piantare qualche albero in più . Ha iniziato da una cosa banale solo in apparenza: sapere esattamente quanti alberi ha, dove si trovano, di che specie sono e in che condizioni versano . Ha realizzato un censimento di circa 110.000 alberi, li ha inseriti in un sistema digitale consultabile e li ha trasformati da semplice "sfondo verde" in infrastruttura informata . Avere questa base dati ha permesso di fare il passo successivo, quello che più interessa alle persone nella loro vita quotidiana: decidere dove creare ombra, dove rendere più vivibili le strade, dove offrire rifugio nelle giornate di caldo estremo .
Su queste basi la città ha individuato decine di aree di comfort climatico, cioè spazi esterni dove una persona può effettivamente sostare d'estate senza rischiare un colpo di calore: luoghi con ombra, panchine, acqua potabile, pavimentazioni meno roventi dell'asfalto . Ha fatto lo stesso con alcuni edifici pubblici, scelti e attrezzati per diventare veri e propri rifugi climatici interni nelle ondate di calore più intense . Infine ha tracciato una rete di corridoi d'ombra, percorsi pedonali lungo i quali la copertura vegetale è sufficiente a rendere sopportabile il tragitto anche nei periodi più caldi . In altre parole, non ha "messo verde" a caso, ma ha ragionato su come le persone si muovono in città e su dove l'ombra serve davvero .
Tutto questo non è nato da un'idea generica, ma da uno studio tecnico ben impostato affidato a professionisti della forestazione urbana e sviluppato insieme all'Università . E qui arriva un dato che spesso sorprende: il cuore analitico del progetto, a Malaga, è costato poco più di dodicimila euro . Su quella base, con un ulteriore investimento complessivo nell'ordine di centomila euro per segnaletica, arredi e nuove piantumazioni, la città ha potuto costruire una strategia del fresco urbana con numeri chiari, mappe consultabili e interventi mirati .
Se riportiamo tutto questo sulla scala di Trani i conti diventano molto più concreti . Malaga ha circa seicentomila abitanti, Trani circa cinquantamila . Il rapporto è di uno a dodici . Non si tratta di dividere tutto per dodici in modo meccanico ma di capire che, su una città delle dimensioni di Trani, un progetto serio potrebbe voler dire censire tra gli ottomila e i diecimila alberi, individuare poche ma ben scelte aree di comfort climatico – per esempio tra Villa Comunale, lungomare, piazze centrali, scuole e grandi parcheggi asfaltati – e disegnare una decina di corridoi d'ombra che colleghino stazione, centro, porto, scuole e quartieri più esposti al caldo .
Dal punto di vista economico, applicando gli stessi ordini di grandezza, uno studio tecnico per Trani potrebbe oscillare tra i dodicimila e i ventimila euro, mentre la fase di implementazione, segnaletica, prime alberature mirate, arredi essenziali potrebbe richiedere tra i venticinquemila e i cinquantamila euro . In totale, un progetto completo si collocherebbe verosimilmente in una forchetta compresa fra 40.000 e 70.000 euro .
Sono numeri che rientrano nei volumi di spesa ordinaria di un Comune come Trani soprattutto se si ha l'accortezza di integrarli con fondi regionali, nazionali o europei dedicati all'ambiente, al clima e al turismo sostenibile .
Accanto a questi strumenti tecnici c'è poi un altro pezzo, più giuridico ma non meno importante, che riguarda il controllo da parte dei cittadini . La legge italiana prevede infatti l'accesso civico generalizzato, il cosiddetto FOIA: una norma che permette a chiunque, con una semplice PEC, di chiedere ai Comuni documenti come il Bilancio Arboreo, eventuali censimenti, piani di sostituzione degli alberi o contratti di manutenzione del verde . Il Comune è tenuto a rispondere entro termini precisi, salvo casi particolari ben delimitati .
Questo significa poter spostare il confronto dalle dichiarazioni ai documenti . Significa poter dire: abbiamo chiesto ufficialmente se il Bilancio Arboreo esiste, se esiste lo abbiamo letto, se non esiste lo abbiamo scoperto dalla risposta formale dell'amministrazione, non da un passaparola . Su questa base diventa possibile costruire analisi e proposte che non sono più solo opinioni, ma lettura ragionata di atti .
Da qui discende anche una possibile agenda operativa per Trani, molto concreta . Un primo passo è proprio quello di usare gli strumenti di accesso agli atti per fare chiarezza: chiedere se il Bilancio Arboreo sia mai stato redatto, sollecitarne, se manca, la predisposizione e la pubblicazione nella sezione "Amministrazione Trasparente" insieme ai dati di base su alberi presenti, piantati, abbattuti e sostituiti .
Un secondo passo è avviare, con tempi e obiettivi chiari, un vero censimento del patrimonio arboreo cittadino fissando un traguardo di alcune migliaia di alberi censiti in pochi mesi e costruendo una base dati aperta, consultabile anche in versione semplificata da cittadini, professionisti e associazioni .
Il terzo tassello è la progettazione di "Trani città d'ombra", cioè di un intervento organico che, prendendo ispirazione da casi come Malaga, identifichi quali zone e quali percorsi debbano diventare protagonisti di una politica del fresco pensata, misurata e finanziata .
Il quarto, infine, è la creazione di pochi indicatori stabili: quanti metri quadrati di verde ha ogni abitante, quanti alberi ci sono ogni cento abitanti, quanti alberi vengono piantati e quanti abbattuti ogni anno, quanti corridoi d'ombra e quante aree di comfort sono state realizzate .
Il quadro che emerge è netto: la normativa attribuisce al verde urbano un ruolo centrale e i dati su Trani mostrano un ritardo sia sul piano quantitativo (pochi m² di verde per abitante), sia sul piano degli strumenti amministrativi .
In questo contesto, la differenza non la farà chi saprà trovare le parole più indignate ma chi saprà dimostrare, passo dopo passo, di avere la capacità di leggere le norme, la pazienza di raccogliere i dati, la competenza per tradurli in progetti concreti, la volontà di rendere conto ai cittadini con documenti e numeri, non con impressioni .
L'Osservatorio, con questo dossier, sceglie di collocarsi esattamente qui . Ninni de Feudis