Politiche sociali, l'Udc chiede un cambio di rotta
Lestingi: «Non basta erogare sussidi sporadici ad alcune famiglie». Scrive la responsabile del dipartimento servizio sociali del partito
mercoledì 3 ottobre 2012
15.37
«Erogare sussidi sporadici ad alcune famiglie, piuttosto che ad altre che hanno la dignità di non recarsi al Comune per chiedere l'elemosina, non è certo il migliore modo investire sulle politiche sociali di una città». E' questo il pensiero di Francesca Lestingi, responsabile del dipartimento servizio sociali dell'Udc. «Riteniamo - dice Lestingi - che l'amministrazione non abbia minimamente puntato sulle politiche sociali e auspichiamo che presto cambi rotta, per il bene della collettività».
Come? Lestingi spiega: «Una concreta politica sociale, sarebbe quella di investire più fondi al sostegno dell'affitto, di incentivare l'edilizia convenzionale e pubblica. Una buona politica sociale, sarebbe quella di creare in ogni quartiere dei centri ricreativi per gli anziani, delle case famiglia per gli orfani e per i disabili senza famiglia. Una giusta politica sociale, sarebbe quella di creare un supermercato sociale ed un banco sanitario e farmaceutico per le famiglie bisognose. Una equa politica sociale, sarebbe quella di dare accesso gratuito agli eventi culturali per chi ha un basso reddito. Una lungimirante politica sociale, sarebbe quella di creare corsi di orientamento culturali e linguistici e luoghi di aggregazione per gli extracomunitari».
Come? Lestingi spiega: «Una concreta politica sociale, sarebbe quella di investire più fondi al sostegno dell'affitto, di incentivare l'edilizia convenzionale e pubblica. Una buona politica sociale, sarebbe quella di creare in ogni quartiere dei centri ricreativi per gli anziani, delle case famiglia per gli orfani e per i disabili senza famiglia. Una giusta politica sociale, sarebbe quella di creare un supermercato sociale ed un banco sanitario e farmaceutico per le famiglie bisognose. Una equa politica sociale, sarebbe quella di dare accesso gratuito agli eventi culturali per chi ha un basso reddito. Una lungimirante politica sociale, sarebbe quella di creare corsi di orientamento culturali e linguistici e luoghi di aggregazione per gli extracomunitari».