Presentato a Trani il libro “Una vita per vincere il cancro” del professor Francesco Schittulli

La presentazione, a cura della LILT Trani, ieri sera, nell’auditorium del Polo Museale di Trani, con l’intervento di Gianfranco Fiume

sabato 17 gennaio 2026 10.01
A cura di Adriana Fabrizio
Si dice che ognuno di noi sia destinato a diventare qualcuno nella vita, che il suo cammino sia in qualche modo già segnato; si può dire esattamente questo della vita del professor Francesco Schittulli, che ieri sera ha presentato il suo libro "Una vita per vincere il cancro", un'autobiografia sincera di un uomo che è stato "scelto" dalla sua stessa vita per donare una speranza concreta a chi non ne aveva più.

Dialogando con Gianfranco Fiume, direttore del TG3 Puglia, il professore racconta dei suoi primi passi nel reparto di psichiatria, del suo incontro con Umberto Veronesi, e di come la sua esperienza lo abbia profondamente segnato; quando era ancora un giovane medico, Schittulli viene in contatto con la sofferenza più dolorosa, quella delle donne malate di cancro in stadio finale. È così che decide di dedicarsi alla ricerca e alla cura per il cancro, facendo grandi passi con altri colleghi altrettanto volenterosi e rivoluzionari, sotto il punto di vista medico – scientifico.

Oggi il cancro è ampiamente curabile, come afferma il professore in una breve intervista.
D: Professore, spesso si sente dire che i pazienti malati di cancro stiano "combattendo una guerra"; oggi ha ancora senso parlare in questi termini o bisogna avere un approccio diverso?
R: [Dobbiamo avere un approccio] assolutamente diverso, perché stiamo parlando di una malattia che diventa sempre più curabile e sempre più guaribile, con una procedura di guaribilità che negli ultimi 15 anni si è quasi raddoppiata, abbiamo superato il 55 - 60%. Oggi, quindi, non parliamo più di guerra; la malattia si va cronicizzando, infatti ci sono quattro milioni di italiani che hanno già vissuto il cancro ma che vivono tra di noi, continuando la propria attività. Naturalmente tutta la partita - e quindi la guerra – si gioca sulla prevenzione: se noi riusciamo a prevenire questa malattia, il che è possibile, siamo vincitori.

D: Purtroppo, ancora oggi, molte persone non vogliono fare controlli medici, sottovalutando la prevenzione; cosa si può fare?
R: Naturalmente c'è un fattore culturale. Certamente, però, sta alle istituzioni e anche al mondo della scuola e associazionistico far sì che le persone acquisiscano la conoscenza, perché conoscere significa già avere il senso della verità e, con la verità, si è liberi poi di poter effettuare questi esami.
Le istituzioni devono rispondere, nel senso che devo garantire questi esami di prevenzione, investendo nella salute e non nella malattia. Quindi vi è la necessità di spronare sempre di più le persone; del resto, molti hanno già acquisito questa mentalità, consapevoli di quello che è la patologia oncologica. CI sono persone che davvero vivono e superano questa malattia rispetto a ieri, quando era considerato una malattia mortale.

L'intero ricavato del libro "Una vita per vincere il cancro" sarà devoluto interamente alle associazioni LILT territoriali.