Procacci: «Auguri a Bottaro, adesso subito un confronto»

Il commento alle primarie: «Sinistra più forte a Trani che ad Andria, mi viene da ridere»

lunedì 9 marzo 2015 8.13
«Faccio i miei auguri e un sincero in bocca al lupo per il prosieguo della campagna elettorale ad Amedeo Bottaro, per il quale a livello personale nutro stima e rispetto. Ma quello che è accaduto ieri a Trani conferma la necessità di un progetto volto a rompere completamente con il passato e con le logiche che da vent'anni, purtroppo, determinano le sorti nefaste della nostra città». Così il candidato sindaco della lista Trani#ACapo, Antonio Procacci, commenta l'esito delle primarie del centrosinistra.

«Poche settimane fa - scrive Procacci -, ad Andria, città di oltre 100.000 abitanti, alle primarie del centrosinistra hanno votato 3.500 elettori. A Trani, dove siamo poco più di 60.000, sono andati a votare quasi 8.000 elettori. Non venitemi a dire che il centrosinistra è più forte a Trani che ad Andria che altrimenti comincio a ridere e non la finisco più. E non venitemi a dire che il flusso abnorme di elettori alle primarie è figlio della voglia di cambiamento che altrimenti comincio a piangere, ma sempre dalle risate».

«Tutti sanno quello che è successo ieri - prosegue Procacci -, e io mi auguro che gli elettori di centrosinistra, ma anche quelli di centrodestra si rendano conto di quello che sta succedendo nella nostra città. Gli accordi trasversali, le alchimie politiche, i carrozzoni non hanno mai prodotto nulla di buono. Solo che Trani non ha più tempo e quindi non ci si può permettere un'altra esperienza fallimentare, l'ennesima amministrazione che resta immobile a causa di lotte interne, inevitabili considerando il carrozzone che hanno messo su, che ricorda molto quello delle elezioni del 1999».

«Ad ogni modo - conclude Procacci -, non vedo l'ora di potermi confrontare pubblicamente con Amedeo Bottaro, spero accada presto. Noi intanto andiamo avanti, convinti che il nostro progetto possa offrire a Trani la speranza di un futuro migliore e la certezza di chiudere con il passato e soprattutto con persone che sono lì da 10, 15 ed anche vent'anni, senza aver prodotto nulla di concreto per la città».