I relatori dell'incontro sulla medicina di genere. <span>Foto Adriana Fabrizio</span>
I relatori dell'incontro sulla medicina di genere. Foto Adriana Fabrizio
Sanità

Uno sguardo diverso alla medicina di genere: gli esperti ne parlano in biblioteca a Trani

Un incontro organizzato da CGIL SPI BAT con i professori Anna Maria e Biagio Moretti e la dottoressa Enrica Chiaia Noya

Cosa si intende per medicina di genere? È un interrogativo a cui i più risponderebbero associandolo al sesso del paziente. Tuttavia, l'espressione "medicina di genere" racchiude un approccio totalmente nuovo alla cura del paziente, come hanno spiegato ieri, in un incontro organizzato da CGIL SPI BAT in biblioteca comunale "Giovanni Bovio" tre professionisti di alto profilo: la professoressa Anna Maria Moretti, pneumologa e Responsabile dell'Unità Malattie dell'Apparato Respiratorio presso l'Ospedale Santa Maria GVM – Bari, il professor Biagio Moretti, ortopedico e Direttore della Clinica Universitaria di Ortopedia e Traumatologia di Bari e la dottoressa Enrica Chiaia Noya, fisiatra specializzata in medicina fisica e riabilitativa. A moderare l'incontro la giornalista Michela Alicino.

La definizione completa di medicina di genere è stata data dalla dottoressa Moretti; questo tipo di medicina può essere definito come lo studio dell'influenza di vari fattori - da quelli biologici a quelli socioeconomici e culturali - sullo stato di salute di una persona. Questo tipo di approccio coinvolge non solo il paziente ma, soprattutto, gli operatori sanitari, che devono essere formati rispetto a questo tipo di studio: conoscere e saper utilizzare la medicina di genere, ha affermato la dottoressa Moretti, permette di arrivare a una cura personalizzata per ciascun paziente, sotto vari punti di vista, permettendo agli specialisti di interagire fra di loro e di sottoporre il paziente alle giuste terapie, che non sono solo quelle farmacologiche ma che riguardano la cura della persona a 360°. Proprio per questo, conclude la dottoressa Moretti nel suo intervento, è importante formare non solo i professionisti sanitari ma anche la popolazione attraverso dei programmi predisposti dalle Istituzioni.

Dello stesso avviso e il dottor Biagio Moretti, che ha portato la testimonianza della sua esperienza di ortopedico. Il professor Moretti ha parlato, in particolare, dell'osteoporosi, prendendo questa patologia come paradigma per un approccio diverso alle cure. Medicina di genere significa, in questo caso, uscire fuori dallo schema per cui tale malattia colpisce solamente persone anziane e più frequentemente appartenenti alla popolazione femminile, per approdare a risultanze straordinarie: gli studi hanno infatti dimostrato che l'osteoporosi non è una patologia dovuta semplicemente al sesso o all'età del paziente, bensì il risultato di una serie di fattori che cominciano ad accumularsi sin dall'età pediatrica. Per cui, potrebbero esserci soggetti giovanissimi più predisposti per una molteplicità di motivi come, per esempio, disturbi alimentari, altri fattori eterogenei come l'ambiente geografico, l'ambiente familiare e anche gravidanze.

Ha concluso la serata la dottoressa Chiaia Noya, che ha parlato del trattamento del dolore cronico, ovvero quello che dura da oltre tre mesi. La dottoressa ha spiegato che il problema del dolore cronico risiede proprio nel cervello e nel modo in cui questo interpreta il segnale doloroso. In questo caso il sesso del paziente gioca un ruolo fondamentale, giacché è diversa la risposta del sistema nervoso a seconda che il paziente sia una donna o un uomo. Di fronte a uno stesso problema, il dolore cronico, si è riscontrato nelle donne una tendenza più spiccata verso la depressione rispetto che negli uomini. Questa risposta, con il tempo, ha portato a dei bias che hanno pesantemente influenzato anche l'approccio terapeutico che gli stessi specialisti hanno adottato per curare il dolore cronico: se le donne sono state trattate più frequentemente con gli psicofarmaci, agli uomini è stata proposta la soluzione chirurgica. Tuttavia, questo modo di fare, grazie alla medicina di genere sta mutando: si va verso la personalizzazione della cura, evitando le generalizzazioni e i pregiudizi legati al genere, cercando di ascoltare i reali bisogni del paziente.

Tuttavia, come hanno ricordato il professor Biagio e la professoressa Anna Maria Moretti, la medicina di genere non è qualcosa che riguarda solo chi cura ma anche chi deve essere curato. La personalizzazione della terapia è piena solo se sia medico che paziente conoscono ciò che stanno mettendo in pratica. Per questo è importantissimo, innanzitutto, informare la popolazione e formare gli operatori sanitari, ma anche fare massicce campagne di screening, ridefinendo chi sono i soggetti a rischio e trattandoli con un approccio alla malattia che ormai è multidisciplinare e, infine, investire tanto nella ricerca, che rappresenta il motore del progresso nella cura di qualsiasi malattia.
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