Scuola, niente più precari: la Cgil Bat vince i ricorsi

Quattro lavoratori della Bat sono stati stabilizzati. Antonacci: «Un piccolo successo verso il riconoscimento dei diritti dei precari»

giovedì 24 novembre 2011 21.00
Non sono dirigenti, non avevano rapporti fiduciari, ma otterranno il posto fisso e d'ora in poi non saranno più dei precari. Il tribunale di Trani ha dato ragione a quattro lavoratori, due collaboratori scolastici, un assistente amministrativo e un insegnante di sostegno, che hanno presentato ricorso contro il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, l'ufficio scolastico regionale per la Puglia e la presidenza del Consiglio dei Ministri.

I quattro hanno ottenuto così il riconoscimento di un loro diritto: la conversione a tempo indeterminato del loro rapporto di lavoro dopo aver prestato oltre 36 mesi di servizio in istituti scolastici della provincia di Barletta Andria Trani. Il giudice del lavoro spiega che nel settore privato un lavoro a termine diventa automaticamente a tempo indeterminato quando il rapporto tra datore e lavoratore supera i trentasei mesi tra proroghe e rinnovi. Nella storica sentenza, infatti, si legge che «se il ricorrente fosse stato dipendente di un'impresa, le conseguenze dell'incredibile sequela contrattuale, sarebbero state ovvie e nessuno avrebbe contestato il buon diritto ad essere stabilizzato». Il giudice del lavoro ha riconosciuto ai quattro precari il diritto all'ammissione in ruolo e ha condannato il Ministero dell'istruzione al risarcimento dei danni. Non solo, ai ricorrenti sarà riconosciuta anche l'anzianità di servizio maturata.

«Pur nella consapevolezza che si tratta solo di un primo grado di giudizio, siamo davanti - commenta Luigi Antonucci, segretario generale Cgil Bat - ad un piccolo successo verso il riconoscimento dei diritti dei precari al fine di sottrarre i lavoratori dalla logica dell'usa e getta. Siamo fiduciosi del fatto che queste sentenze possano riuscire ad aprire spiragli a livello nazionale affinchè il Ministero dell'istruzione attui dei passi indietro rispetto alla politica dei tagli che evidentemente, come dimostrano i fatti, non paga».