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Verde pubblico, Laurora (Pd): «Valore dell'appalto non concgruo»

Il provvedimento presenterebbe diverse pecche: illegittimamente frazionato e scritto male

Torna, puntuale come un orologio svizzero, a far sentire la propria voce il consigliere comunale del Pd Tommaso Laurora, l'unico consigliere dell'opposizione attualmente attivo nel controllare e, all'occasione, criticare l'operato dell'amministrazione Riserbato. «Dopo svariati mesi, finalmente il tanto atteso progetto per la gestione del verde cittadino è stato presentato pubblicamente dal Sindaco – dice Laurora -. L'annuncio è stato dato circa un mese fa, ed è stato uno degli ultimi provvedimenti della giunta estromessa da Palazzo di Città. Molti ricorderanno le polemiche successive all'illegittimo frazionamento dell'appalto a suo tempo operato dal dirigente dell'ufficio tecnico ing. Laricchia, poi revocato doverosamente dal segretario generale, accortosi del macroscopico " errore". Incuriosito, anche per i fatti pregressi, ho provveduto ad una sommaria lettura della delibera e degli atti tecnici allegati, peraltro nemmeno firmati dall'attuale dirigente utc ing. Didonna».

«Mi sono sorti molti dubbi. Al di la della indeterminatezza nel rapporto - incalza Laurora - fra costo del personale e monte ore lavorativo, negli elaborati piuttosto vaghi ed ambigui, con diversi errori e probabili copia - incolla (fatti male) da altri capitolati, l'aspetto più preoccupante risiede proprio in alcuni articoli del capitolato di appalto. Infatti, nell'art. 2 del capitolato si stabilisce la facoltà che alla scadenza contrattuale, nelle more della aggiudicazione della nuova gara di appalto, si possa affidare temporaneamente, ai sensi dell'art. 57 del d. Lgs. 163/2006 e s.m.i. il servizio in questione, mantenendo inalterati i patti, gli oneri e le condizioni dell'appalto. Tale possibilità, denominata "estensione", non appare congrua, in quanto dovrebbe essere contemporaneamente quantificato il tempo massimo entro cui potrebbe slittare il successivo appalto, che per una amministrazione inefficiente come quella attuale e ' un dato certo e non probabile. Ma se così è', occorre anche la contestuale quantificazione economica a carico delle casse comunali dell'estensione, affinché la stessa sia obbligatoriamente computata ai fini del valore globale del contratto e dell'appalto».

«Pertanto, alla luce di tale articolo del capitolato - conclude il consigliere del Pd -, il valore stimato dell'appalto non appare congruo e legittimamente definito. Altro aspetto riguarda l'art. 11 del capitolato, in cui si definiscono le esigenze "impreviste" che potrebbero intervenire. Si tratta di fattispecie analoga a quella delle estensioni, nel senso che una mancata quantificazione degli "imprevisti" non consente una quantificazione corretta del valore globale dell'appalto. Anche per questa motivazione, a maggior ragione, il valore stimato dell'appalto non appare congruo e legittimamente individuato. E' infatti evidente che se all'importo dell'appalto definito oggi dalla giunta, successivamente, nel tempo, si debbano poi aggiungere anche le somme delle possibili (...per me certe) estensioni e dei possibili imprevisti, tutta la procedura di gara non sarebbe legittimamente impostata, sia in relazione alla qualificazione delle ditte e sia per le risorse economiche oggi impegnate. Insomma, per dirla in parole povere per i non addetti ai lavori, l'importo a base di gara deve essere la somma di quello già stanziato più' quello delle possibili estensioni più quello degli imprevisti. Si provveda, dunque, a far rientrare nei binari della legalità e legittimità l'appalto in questione, proprio alla luce delle polemiche che lo hanno già investito. Anche perché dopo tanti mesi di incubazione, necessari per ottenere questo progetto preliminare, c'era da aspettarsi qualcosa di meglio».
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