Frutta e verdura
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Salute d'asporto

Italiani sempre più lontani dalla dieta mediterranea

Ce ne parla il biologo Giuseppe Labianca

Il termine "Dieta Mediterranea" è stato ideato nel 1960 dal biologo e fisiologo statunitense Ancel Keys, che condusse un importante studio epidemiologico, conosciuto come "The Seven Countries Study", per esaminare la relazione tra la dieta e la salute, specialmente quella cardiovascolare, confrontando la situazione di Italia, Grecia, Stati Uniti, Giappone, Finlandia, Olanda e Yugoslavia. La "dieta mediterranea" individuata da Keys non consisteva in un'alimentazione precisa, piuttosto in uno stile di vita, un modello culturale, caratterizzato dalla convivialità, dalla trasmissione del patrimonio culturale e dal dialogo interculturale.

Il tradizionale modello alimentare mediterraneo è caratterizzato da un'elevata assunzione di verdure, legumi, frutta fresca e frutta secca, cereali (che nel passato erano soprattutto integrali), dall'utilizzo dell'olio d'oliva come condimento, da un consumo moderato di pesce (a seconda della vicinanza al mare), da un medio-basso consumo di latticini (specialmente sotto forma di formaggi magri e yogurt), da un basso introito di carne e pollame e da un regolare ma moderato consumo di etanolo (primariamente come vino ai pasti).

La dieta mediterranea è famosa al mondo per la sua storia, per essere patrimonio dell'Unesco e, soprattutto, per i suoi molteplici benefici. L'Italia, insieme agli altri Paesi del bacino mediterraneo, ne rappresenta la patria, ma pur le premesse fornite sembrano essere pochi coloro i quali aderisco al modello mediterraneo. Uno studio pubblicato a febbraio 2024 ha indagato l'aderenza alla dieta mediterranea in più di 10000 adulti, attraverso la compilazione di un questionario, per il periodo che va da gennaio 2019 a dicembre 2022 in Italia, e ha valutato il consumo dei relativi gruppi alimentari confrontandoli con le attuali linee guida dietetiche nazionali.

Il campione in generale ha mostrato un buon livello di aderenza alla dieta Mediterranea, ma questi dati dal 2020 al 2022 tendono a scendere. Da un punto di vista pratico è emerso un consumo eccessivo di prodotti di origine animale, soprattutto carne rossa fresca, pollame e formaggi; mentre il consumo di verdure, pane, legumi, pesce, latte e latticini è risultato insufficiente.

Questo studio dimostra come le abitudini alimentari stiano cambiando e di come ci si sposti sempre più verso un modello alimentare e di stile di vita tipicamente occidentalizzato. Ancor più sottolinea l'importanza e la necessità di interventi di sensibilizzazione per promuovere comportamenti alimentari corretti, al fine di migliorare lo stato di salute.
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