Angela Mercorio: «La scuola non è uno slogan. Servono verità e sicurezza»
Il monito nella Giornata dell'Educazione: garantire un'istruzione di qualità non è un lusso, ma una responsabilità
sabato 24 gennaio 2026
13.54
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Angela Mercorio nella Giornata Internazionale dell'Istruzione che non è solo solo una ricorrenza simbolica, ma un momento necessario per interrogarsi sullo stato reale delle scuole, sulle condizioni in cui crescono i bambini e sulle responsabilità delle istituzioni. In questo contesto, la testimonianza di Angela Mercorio, insegnante laureata in psicologia, assume un valore profondo e, per certi versi, scomodo.
Un percorso professionale costruito attraverso esperienze importanti e complesse: dall'insegnamento presso la École Européenne de Bruxelles-Argenteuil (EEBA), uno dei poli educativi più avanzati del panorama europeo, fino al rientro in Italia, passando per una scuola della capitale nel quartiere Aurelio, e poi l'approdo a Trani. Un cammino fatto di confronto, crescita e, soprattutto, consapevolezza.
In una giornata come questa, Angela Mercorio sceglie di raccontare la sua storia ai bambini, ripercorrendo con loro le tappe della sua vita professionale per spiegare cosa significhi davvero educare. Non solo trasmettere nozioni, ma formare persone, cittadini, esseri umani. Un dialogo diretto, sincero, che nasce dall'esperienza e dalla realtà vissuta in prima persona. «Non posso accettare», afferma Mercorio con fermezza. «Ho insegnato in scuole all'avanguardia, dove tutto era pensato per il benessere dei bambini: spazi adeguati, strutture moderne, servizi efficienti. In alcune di queste scuole c'era perfino la piscina per i più piccoli. Oggi, invece, ci sono contesti in cui manca l'acqua per lavarsi le mani».
Parole dure, che non cercano lo scandalo ma la verità. Un confronto diretto tra due mondi educativi che non dovrebbero esistere in contrapposizione, soprattutto quando si parla di diritti fondamentali. Perché l'istruzione non può e non deve essere una questione di fortuna geografica.
«I nostri bambini meritano di più», ribadisce l'insegnante. Meritano scuole sicure, dignitose, funzionali. Meritano ambienti che li facciano sentire rispettati, protetti, valorizzati. Meritano di crescere sapendo che l'educazione è una priorità reale, non solo uno slogan celebrativo.
L'esperienza maturata a Bruxelles e poi nella capitale italiana ha permesso ad Angela Mercorio di vedere "di ogni": modelli educativi virtuosi, sistemi efficienti, ma anche criticità profonde una volta tornata sul territorio. Ed è proprio da questo confronto che nasce una presa di posizione chiara, netta, che chiama in causa l'intera comunità. La Giornata Internazionale dell'Istruzione diventa così un'occasione per andare oltre le celebrazioni di rito e aprire una riflessione seria: che scuola vogliamo? Che futuro stiamo costruendo? E soprattutto, quanto siamo disposti a investire, non solo economicamente ma culturalmente, nei nostri bambini? La storia e le parole di Angela Mercorio ricordano che l'educazione è una misura della civiltà di un Paese. E che ignorarne le carenze significa accettare un futuro più povero, più fragile, più ingiusto.
Un percorso professionale costruito attraverso esperienze importanti e complesse: dall'insegnamento presso la École Européenne de Bruxelles-Argenteuil (EEBA), uno dei poli educativi più avanzati del panorama europeo, fino al rientro in Italia, passando per una scuola della capitale nel quartiere Aurelio, e poi l'approdo a Trani. Un cammino fatto di confronto, crescita e, soprattutto, consapevolezza.
In una giornata come questa, Angela Mercorio sceglie di raccontare la sua storia ai bambini, ripercorrendo con loro le tappe della sua vita professionale per spiegare cosa significhi davvero educare. Non solo trasmettere nozioni, ma formare persone, cittadini, esseri umani. Un dialogo diretto, sincero, che nasce dall'esperienza e dalla realtà vissuta in prima persona. «Non posso accettare», afferma Mercorio con fermezza. «Ho insegnato in scuole all'avanguardia, dove tutto era pensato per il benessere dei bambini: spazi adeguati, strutture moderne, servizi efficienti. In alcune di queste scuole c'era perfino la piscina per i più piccoli. Oggi, invece, ci sono contesti in cui manca l'acqua per lavarsi le mani».
Parole dure, che non cercano lo scandalo ma la verità. Un confronto diretto tra due mondi educativi che non dovrebbero esistere in contrapposizione, soprattutto quando si parla di diritti fondamentali. Perché l'istruzione non può e non deve essere una questione di fortuna geografica.
«I nostri bambini meritano di più», ribadisce l'insegnante. Meritano scuole sicure, dignitose, funzionali. Meritano ambienti che li facciano sentire rispettati, protetti, valorizzati. Meritano di crescere sapendo che l'educazione è una priorità reale, non solo uno slogan celebrativo.
L'esperienza maturata a Bruxelles e poi nella capitale italiana ha permesso ad Angela Mercorio di vedere "di ogni": modelli educativi virtuosi, sistemi efficienti, ma anche criticità profonde una volta tornata sul territorio. Ed è proprio da questo confronto che nasce una presa di posizione chiara, netta, che chiama in causa l'intera comunità. La Giornata Internazionale dell'Istruzione diventa così un'occasione per andare oltre le celebrazioni di rito e aprire una riflessione seria: che scuola vogliamo? Che futuro stiamo costruendo? E soprattutto, quanto siamo disposti a investire, non solo economicamente ma culturalmente, nei nostri bambini? La storia e le parole di Angela Mercorio ricordano che l'educazione è una misura della civiltà di un Paese. E che ignorarne le carenze significa accettare un futuro più povero, più fragile, più ingiusto.