Boston, 2 tranesi erano sul luogo delle bombe un’ora prima
Momenti di paura a casa, poi la telefonata: «Stiamo bene». Padre e figlio stavano seguendo l’arrivo della maratona
martedì 16 aprile 2013
10.43
Tanta paura, spezzata poi da una telefonata ai familiari: «Stiamo bene, non preoccupatevi». L'attentato alla maratona di Boston poteva mietere anche vittime di Trani. Fra il pubblico, nel punto esatto dove sono esplose le prime due bombe (ma un'ora prima che fossero azionate) c'erano un consulente finanziario della nostra città di 54 anni ed il figlio 20enne. La loro presenza tra gli spettatori della Boston marathon è stata puramente casuale.
Il 20enne studia a Boston, il papà era andato a trovarlo. Un viaggio organizzato da tempo – dicono gli amici – e che nulla aveva a che fare con la gara. Papà e figlio erano voluti andare comunque sul percorso per assistere all'arrivo dei corridori e godersi lo spettacolo. Come molti fanno, si segue l'arrivo dei primi, poi si va via. E così hanno fatto i due tranesi. Per fortuna.
Quando sono esplose le bombe, erano a tavola, al ristorante, in una zona non molto distante dall'area del traguardo. Un boato, le urla, tanta paura: «Un miracolo se non siamo li». Il primo pensiero è stato quello di chiamare i familiari per tranquillizzarli, cosa non facile perché le linee hanno vacillato per diversi minuti. Poi finalmente è partita la chiamata: «Stiamo bene».
Il 20enne studia a Boston, il papà era andato a trovarlo. Un viaggio organizzato da tempo – dicono gli amici – e che nulla aveva a che fare con la gara. Papà e figlio erano voluti andare comunque sul percorso per assistere all'arrivo dei corridori e godersi lo spettacolo. Come molti fanno, si segue l'arrivo dei primi, poi si va via. E così hanno fatto i due tranesi. Per fortuna.
Quando sono esplose le bombe, erano a tavola, al ristorante, in una zona non molto distante dall'area del traguardo. Un boato, le urla, tanta paura: «Un miracolo se non siamo li». Il primo pensiero è stato quello di chiamare i familiari per tranquillizzarli, cosa non facile perché le linee hanno vacillato per diversi minuti. Poi finalmente è partita la chiamata: «Stiamo bene».