Dall'assestamento di bilancio all'assestamento di maggioranza

L'ultimo Consiglio comunale lascia diversi feriti sul campo. E' partita la raccolta di firme dei delusi

giovedì 29 novembre 2012 15.50
A cura di Biagio Fanelli
L'ultimo Consiglio comunale (con la tortuosa elezione del presidente del Consiglio comunale) lascia diversi feriti sul campo. Dopo aver approvato con 17 voti l'assestamento di bilancio, adesso bisogna registrare l'assestamento della maggioranza di governo. Come da noi anticipato è partita la raccolta di firme dei delusi per chiedere una verifica al sindaco.

A capeggiare la fronda degli scontenti ci sarebbero i cinque consiglieri usciti anzitempo da palazzo Palmieri e che non hanno votato il provvedimento finanziario: Beppe Corrado, Roberto Gargiuolo, Giuseppe Paolillo, Pasquale De Toma e Rino Savino. Pur essendo rimasti in aula, sosterrebbero la tesi di un forte confronto interno anche Raimondo Lima e Stefano Di Modugno. Sul suo profilo Facebook, Lima ha commentato così la vicenda: «E' troppo facile scaricare le responsabilità sul gruppo consiliare. E' mancata volutamente la programmazione affinchè il gruppo si spaccasse. Da anni faccio il soldato di partito, l'ho fatto anche alle primarie e in questi primi mesi di Consiglio comunale. Non ho fatto mai mancare il mio sostegno all'amministrazione e mai mancherà. Anche nell'ultimo Consiglio c'era chi è uscito dall'aula non votando l'assestamento di bilancio ma io ero sempre lì al mio posto. Si viene eletti per assumersi delle responsabilità. Sempre. Ieri ha perso tutto il mio centrodestra, quello che m'ha portato a 14 anni ad iscrivermi al partito e che ieri mi ha letteralmente tradito. Il mio pensiero va a tutti i militanti, non solo del mio partito ma anche a quelli che in campagna elettorale a sinistra hanno sostenuto Ferrante. Quello che è successo ieri è la madre dell'antipolitica che fa prendere voti a gente come Grillo. Al neo presidente Ferrante, anche se non l'ho votato, porgo nuovamente i miei auguri rimettendomi alla volontà sovrana del Consiglio».

Tanti delusi, così come deluso è il sindaco, Gigi Riserbato: il suo governo finisce nel vortice di una rissa che tocca essenzialmente il partito di maggioranza relativa, quel Pdl ormai sempre più instabile e spaccato, tanto più che sarebbe imminente la convocazione di un tavolo provinciale per affrontare il caso Trani.

Qualcosa nelle prossime ore accadrà. Si fa sempre più insistente la richiesta di un azzeramento della giunta per rivedere tutte le posizioni alla luce di quanto accaduto, ma c'è anche chi è pronto ad alzare il tiro all'interno della stessa maggioranza: se richiesta di azzeramento verrà fatta – si dice nei corridoi del Comune – deve interessare anche le società partecipate, cominciando da Amet e Stp.

E per la serie «il potere logora chi ce l'ha», anche il neo eletto presidente, Fabrizio Ferrante, deve fare i conti con un caso tutto interno al suo gruppo, scoppiato poche ore dopo la sua elezione. Domenico Catania, coordinatore del comitato cittadino pro Matteo Renzi ed uno dei fedelissimi di Ferrante, ha annunciato le sue dimissioni alla luce delle ultime vicende che hanno portato all'elezione del Ferrante. «Le mie dimissioni – fa sapere Catania - non pregiudicano il totale sostegno al sindaco di Firenze, in vista del ballottaggio delle primarie». Le dichiarazioni criptiche di Catania sarebbero la punta di un iceberg. Molti altri renziani hanno preso male le dinamiche legate all'elezione di Ferrante e starebbero meditando sul da farsi.

L'esito della votazione tiene banco anche nel mondo extra politico. «Un renzista scelto in barba proprio al renzismo». Questa è la constatazione che fa l'associazione Noi Liberamente. «Proprio nei minuti in cui Renzi, nel dibattito tv con Bersani in vista del ballottaggio delle primarie, tuonava contro gli inciuci e contro le coalizioni allargate considerate un male della politica, ecco che nella nostra città si materializzava un inciucio bello e buono con protagonisti Ferrante ed i camaleonti del Pdl». Secondo l'associazione non sarà una votazione per la presidenza del Consiglio a far venir meno la fiducia della gente verso l'amministrazione «ma se la stessa si basa non sulla chiarezza ma su trattative chiuse fuori dalle mura della città e con argomentazioni da prima Repubblica – ammonisce l'associazione - allora va fatta una semplice operazione verità ammettendo che i tranesi sono stati presi in giro. E se così è, anche il sindaco Riserbato non può fare a meno di esimersi dall'analizzare la situazione e porvi rimedio, possibilmente alla luce del sole e senza sotterfugi. Se si vuole imbastire un quinquennio amministrativo attraverso giochini e giochetti che i tranesi ne siano consapevoli. I protagonisti del resto sono noti ed il loro agire politico, passato e presente, anche».

In tutto questo, sguazza l'Udc. La segreteria cittadina rilancia la richiesta di dimissioni del sindaco partita durante il Consiglio da un battagliero Maiullari. «Trani – dicono i centristi - è vittima di un gioco sottobanco operato da una maggioranza inesistente che non è riuscita ad esprimere una seppur modesta unità in questa partita, consentendo la nomina a presidente di chi? Di un esponente dell'opposizione, che guarda caso, pur essendo di centrosinistra, anziché scegliere come era naturale Operamolla, ne favorì la sconfitta nelle scorse elezioni amministrative. E' la dimostrazione, questa, di protagonisti che hanno perso le idee. Ma è segno anche della perdita di un progetto: una maggioranza che dopo mesi dalle elezioni, non riesce a partorire un solo provvedimento a favore della cittadinanza, rimanendo schiacciata da un'ubriacatura di fallimentari tatticismi, dovrebbe avere la dignità di riconoscere la propria inadeguatezza ad amministrare una città come la nostra. Riserbato non solo non è riuscito a tenere unita la sua maggioranza, ma ha fatto in modo, complice un ambiguo segretario del Pdl, di distruggere qualsiasi dialogo con i suoi consiglieri. Ieri abbiamo assistito ad uno spettacolo indegno, di chi famelico guarda la poltrona e non si accorge che il proprio sindaco la sta cedendo addirittura all'opposizione. Riserbato ha preso meno voti dei suoi consiglieri, e non amiamo giudicare la scelta dei cittadini che lo hanno eletto, ma una cosa possiamo dirla con serenità: noi un progetto di governo serio e responsabile l'avevamo offerto alla nostra comunità. Un programma concreto, ma avremmo soprattutto proposto a Trani una politica trasparente e appassionata, dove certi teatrini sicuramente non avrebbero trovato spazio. Ma siamo ancora in tempo, Trani può ancora sperare di essere prima ancora che governata bene, semplicemente governata, come Riserbato non è stato capace di fare. Un diritto dei cittadini che merita di essere soddisfatto e per consentirlo è necessario che Riserbato, per una sola volta, faccia la cosa giusta e responsabile: ovvero dimettersi dalla guida di una nave che ha portato dritto alla deriva».