Editoriale - Scusate il disturbo | L'ultimo brindisi a uffici chiusi: Amedeo Bottaro saluta i "suoi" dipendenti tra lacrime, ironia e un patto di pazienza per il futuro
In Biblioteca Comunale cala il sipario su undici anni di storia umana: l'abbraccio commosso del Sindaco a Palazzo di Città, prima di consegnare le chiavi del domani
venerdì 5 giugno 2026
19.37
Ci sono momenti in cui la politica, con i suoi palchi rumorosi, i manifesti elettorali e i toni perennemente accesi della contesa, deve fare un passo indietro. Deve spegnere i microfoni e lasciare spazio all'uomo, alle relazioni umane coltivate nel silenzio dei corridoi, alla gratitudine spoglia di ogni retorica.
Questo momento, intimo e definitivo, di cui sono stato testimone diretto, è andato in scena lo scorso 4 giugno, alle ore 12:30. A uffici chiusi, nel silenzio suggestivo della Biblioteca Comunale, il Sindaco Amedeo Bottaro ha voluto accanto a sé tutti i dipendenti del Comune di Trani. Nessuna telecamera ufficiale, nessun nastro da tagliare, nessun protocollo rigido: solo il desiderio profondo di guardare negli occhi, uno ad uno, le donne e gli uomini che per undici anni hanno rappresentato le braccia, le gambe e la mente della sua azione amministrativa. Un addio bagnato da quel brindisi promesso tempo fa, che si è presto trasformato in un momento di straordinaria densità emotiva.
«Senza di voi, noi politici siamo letteralmente morti»
Il discorso di Bottaro è stato un viaggio a cuore aperto, privo di filtri o prudenze istituzionali. Il Sindaco ha voluto ribaltare la narrazione classica del "potere", restituendo dignità e giustizia al lavoro oscuro, spesso ingrato, della burocrazia comunale:: «Noi politici saliamo sui palchi, promettiamo, diciamo "faremo", "diremo". Ma la verità, e lo dico oggi a fine percorso, è che poi le cose le fate voi. Senza di voi, noi siamo letteralmente morti. Ci tenevo a ringraziarvi personalmente a nome di una città che molto spesso non solo è poco riconoscente, ma non immagina nemmeno il lavoro e la fatica che c'è dietro un singolo atto amministrativo. Tutti pensano che qui dentro sforniamo focacce: tu vai, la chiedi e la focaccia deve uscire calda dopo tre minuti. Non sanno cosa siano le procedure, le responsabilità, i vincoli. E voi, agli occhi dei cittadini arrabbiati, passate ingiustamente per i fannulloni che non fanno niente».
Un legame profondo, quello tra Bottaro e la sua macchina amministrativa, cementato da un dato storico impressionante che il Sindaco ha calcolato quasi con incredulità insieme al Segretario Generale: in undici anni di mandato, sbloccando concorsi attesi da decenni, l'amministrazione Bottaro ha assunto circa 200 persone su una pianta organica attuale di 185 dipendenti: «Praticamente la quasi totalità di voi è entrata sotto la mia sindacatura», ha detto Bottaro, stringendo le mani ai nuovi arrivati e incrociando gli sguardi dei più anziani. «Vi ho visti varcare la porta del Comune che eravate poco più che ragazzi, timorosi e incerti, e oggi vi lascio maturi, professionisti straordinari, punti di riferimento per l'intera comunità. Abbiamo investito sul vostro talento e voi avete ampiamente ripagato quell'investimento con il vostro spirito di servizio».
Il rispetto sacrale delle istituzioni
Nel momento del bilancio più intimo, Bottaro ha rivendicato con orgoglio la trasparenza e la pulizia dei rapporti interni a Palazzo di Città, un elemento che definisce la statura morale del suo decennio: «In questi anni vi ho rotto le scatole, sono stato esigente e duro con molti di voi, lo so e non lo nego. Ma l'ho fatto sempre e solo per l'interesse della collettività, mai per una questione personale, per fare un favore a me, a un singolo cittadino o a un consigliere comunale. Non sono mai andato da un dipendente a chiedere il "piacere" della pratica per l'amico o per il parente. Farlo avrebbe significato mancare di rispetto al vostro ruolo, al vostro lavoro e alla vostra professionalità. E di professionalità, in questo Comune, ve n'è veramente tanta». Poi, rivolgendosi ai veterani, ha lanciato un appello: «Aiutate i nuovi a crescere, insegnate loro lo stesso percorso. Fate crescere la macchina, perché solo così continuerà a crescere Trani».
L'ultima richiesta: un patto di pazienza per il bene di Trani
Mentre lo sguardo si allunga inevitabilmente verso il futuro di una città che tra pochi giorni cambierà guida, il Sindaco uscente ha tolto i panni del capo e ha indossato quelli del padre di famiglia, rivolgendo ai dipendenti una raccomandazione generosa e lungimirante: «Vi chiedo un'ultima cosa, e non lo faccio per me, ma nell'interesse assoluto della città: abbiate pazienza con chi verrà dopo di me. Chiunque vincerà queste elezioni non avrà un'esperienza amministrativa di 11 anni alle spalle. Non sa minimamente cosa significhi sedersi su quella sedia. All'inizio penserà che tutto sia semplice, che basti uno schiocco di dita. A voi spetta l'arduo compito di avere una pazienza immensa, di prenderlo per mano e fargli comprendere, pian piano, che la realtà è molto più complessa. Se il cittadino lo capisse, entrerebbe in questi uffici col sorriso e vi ringrazierebbe, invece di entrare sempre arrabbiato».
Il finale: quando i corridoi rimangono vuoti
Dopo le parole, nella Biblioteca Comunale è rimasto solo il tintinnio dei bicchieri del brindisi, i sorrisi accennati per nascondere l'imbarazzo della commozione e qualche abbraccio trattenuto troppo a lungo. Affidando poi i suoi pensieri ufficiali a un commosso post sui social, Amedeo Bottaro ha voluto sigillare questi undici anni parlando di "riconoscenza e affetto", ringraziando i dirigenti, la Polizia Locale e i "fantasmi benefici" della macchina amministrativa, quelli che lavorano lontano dai riflettori e di cui nessuno scrive mai sui giornali.
Ma la verità sul suo stato d'animo, la ferita pulita di un addio che fa male, è arrivata in quel sussurro finale pronunciato in Biblioteca, quando l'armatura del politico si è definitivamente sgretolata e la voce, per la prima volta in undici anni, si è spezzata per l'emozione: «So già che questa parte qui... i vostri volti nei corridoi, le storie di ognuno di voi, le discussioni accese dietro le porte chiuse, le risate la sera tardi quando Palazzo di Città si svuota e restiamo solo noi... so già che tutto questo sarà la cosa che più mi mancherà in assoluto. Mi mancherete voi. Ma le cose belle, purtroppo, hanno un inizio e hanno una fine».
Il mandato è concluso. I fogli sulla scrivania del Sindaco sono ormai ordinati, pronti per essere letti da un altro paio d'occhi. Tra poche ore, Amedeo Bottaro spegnerà la luce del suo ufficio, chiuderà la porta alle sue spalle e scenderà per l'ultima volta lo scalone monumentale di Palazzo di Città. Non ci sarà la fascia tricolore a proteggerlo dalla nostalgia. Ma l'immagine di un Sindaco forte che ferma il tempo per andare a dire semplicemente "grazie" a chi pulisce, scrive, progetta e custodisce la sua città, resta l'istantanea più struggente e umana di un'era che si chiude. Trani volta pagina, ma tra le stanze del Comune rimarrà l'eco di un decennio vissuto insieme, fino all'ultimo respiro. Scusate il disturbo, ma la commozione gioca brutti scherzi.
Questo momento, intimo e definitivo, di cui sono stato testimone diretto, è andato in scena lo scorso 4 giugno, alle ore 12:30. A uffici chiusi, nel silenzio suggestivo della Biblioteca Comunale, il Sindaco Amedeo Bottaro ha voluto accanto a sé tutti i dipendenti del Comune di Trani. Nessuna telecamera ufficiale, nessun nastro da tagliare, nessun protocollo rigido: solo il desiderio profondo di guardare negli occhi, uno ad uno, le donne e gli uomini che per undici anni hanno rappresentato le braccia, le gambe e la mente della sua azione amministrativa. Un addio bagnato da quel brindisi promesso tempo fa, che si è presto trasformato in un momento di straordinaria densità emotiva.
«Senza di voi, noi politici siamo letteralmente morti»
Il discorso di Bottaro è stato un viaggio a cuore aperto, privo di filtri o prudenze istituzionali. Il Sindaco ha voluto ribaltare la narrazione classica del "potere", restituendo dignità e giustizia al lavoro oscuro, spesso ingrato, della burocrazia comunale:: «Noi politici saliamo sui palchi, promettiamo, diciamo "faremo", "diremo". Ma la verità, e lo dico oggi a fine percorso, è che poi le cose le fate voi. Senza di voi, noi siamo letteralmente morti. Ci tenevo a ringraziarvi personalmente a nome di una città che molto spesso non solo è poco riconoscente, ma non immagina nemmeno il lavoro e la fatica che c'è dietro un singolo atto amministrativo. Tutti pensano che qui dentro sforniamo focacce: tu vai, la chiedi e la focaccia deve uscire calda dopo tre minuti. Non sanno cosa siano le procedure, le responsabilità, i vincoli. E voi, agli occhi dei cittadini arrabbiati, passate ingiustamente per i fannulloni che non fanno niente».
Un legame profondo, quello tra Bottaro e la sua macchina amministrativa, cementato da un dato storico impressionante che il Sindaco ha calcolato quasi con incredulità insieme al Segretario Generale: in undici anni di mandato, sbloccando concorsi attesi da decenni, l'amministrazione Bottaro ha assunto circa 200 persone su una pianta organica attuale di 185 dipendenti: «Praticamente la quasi totalità di voi è entrata sotto la mia sindacatura», ha detto Bottaro, stringendo le mani ai nuovi arrivati e incrociando gli sguardi dei più anziani. «Vi ho visti varcare la porta del Comune che eravate poco più che ragazzi, timorosi e incerti, e oggi vi lascio maturi, professionisti straordinari, punti di riferimento per l'intera comunità. Abbiamo investito sul vostro talento e voi avete ampiamente ripagato quell'investimento con il vostro spirito di servizio».
Il rispetto sacrale delle istituzioni
Nel momento del bilancio più intimo, Bottaro ha rivendicato con orgoglio la trasparenza e la pulizia dei rapporti interni a Palazzo di Città, un elemento che definisce la statura morale del suo decennio: «In questi anni vi ho rotto le scatole, sono stato esigente e duro con molti di voi, lo so e non lo nego. Ma l'ho fatto sempre e solo per l'interesse della collettività, mai per una questione personale, per fare un favore a me, a un singolo cittadino o a un consigliere comunale. Non sono mai andato da un dipendente a chiedere il "piacere" della pratica per l'amico o per il parente. Farlo avrebbe significato mancare di rispetto al vostro ruolo, al vostro lavoro e alla vostra professionalità. E di professionalità, in questo Comune, ve n'è veramente tanta». Poi, rivolgendosi ai veterani, ha lanciato un appello: «Aiutate i nuovi a crescere, insegnate loro lo stesso percorso. Fate crescere la macchina, perché solo così continuerà a crescere Trani».
L'ultima richiesta: un patto di pazienza per il bene di Trani
Mentre lo sguardo si allunga inevitabilmente verso il futuro di una città che tra pochi giorni cambierà guida, il Sindaco uscente ha tolto i panni del capo e ha indossato quelli del padre di famiglia, rivolgendo ai dipendenti una raccomandazione generosa e lungimirante: «Vi chiedo un'ultima cosa, e non lo faccio per me, ma nell'interesse assoluto della città: abbiate pazienza con chi verrà dopo di me. Chiunque vincerà queste elezioni non avrà un'esperienza amministrativa di 11 anni alle spalle. Non sa minimamente cosa significhi sedersi su quella sedia. All'inizio penserà che tutto sia semplice, che basti uno schiocco di dita. A voi spetta l'arduo compito di avere una pazienza immensa, di prenderlo per mano e fargli comprendere, pian piano, che la realtà è molto più complessa. Se il cittadino lo capisse, entrerebbe in questi uffici col sorriso e vi ringrazierebbe, invece di entrare sempre arrabbiato».
Il finale: quando i corridoi rimangono vuoti
Dopo le parole, nella Biblioteca Comunale è rimasto solo il tintinnio dei bicchieri del brindisi, i sorrisi accennati per nascondere l'imbarazzo della commozione e qualche abbraccio trattenuto troppo a lungo. Affidando poi i suoi pensieri ufficiali a un commosso post sui social, Amedeo Bottaro ha voluto sigillare questi undici anni parlando di "riconoscenza e affetto", ringraziando i dirigenti, la Polizia Locale e i "fantasmi benefici" della macchina amministrativa, quelli che lavorano lontano dai riflettori e di cui nessuno scrive mai sui giornali.
Ma la verità sul suo stato d'animo, la ferita pulita di un addio che fa male, è arrivata in quel sussurro finale pronunciato in Biblioteca, quando l'armatura del politico si è definitivamente sgretolata e la voce, per la prima volta in undici anni, si è spezzata per l'emozione: «So già che questa parte qui... i vostri volti nei corridoi, le storie di ognuno di voi, le discussioni accese dietro le porte chiuse, le risate la sera tardi quando Palazzo di Città si svuota e restiamo solo noi... so già che tutto questo sarà la cosa che più mi mancherà in assoluto. Mi mancherete voi. Ma le cose belle, purtroppo, hanno un inizio e hanno una fine».
Il mandato è concluso. I fogli sulla scrivania del Sindaco sono ormai ordinati, pronti per essere letti da un altro paio d'occhi. Tra poche ore, Amedeo Bottaro spegnerà la luce del suo ufficio, chiuderà la porta alle sue spalle e scenderà per l'ultima volta lo scalone monumentale di Palazzo di Città. Non ci sarà la fascia tricolore a proteggerlo dalla nostalgia. Ma l'immagine di un Sindaco forte che ferma il tempo per andare a dire semplicemente "grazie" a chi pulisce, scrive, progetta e custodisce la sua città, resta l'istantanea più struggente e umana di un'era che si chiude. Trani volta pagina, ma tra le stanze del Comune rimarrà l'eco di un decennio vissuto insieme, fino all'ultimo respiro. Scusate il disturbo, ma la commozione gioca brutti scherzi.