
Ambiente
L'Editoriale - Scusate il disturbo | Raccolta differenziata oltre il 73%, ma Trani produce sempre più rifiuti: i numeri impongono una riflessione
I dati dell'Osservatorio Regionale dei Rifiuti raccontano una città che vede scendere le performance rispetto al 2025 a fronte di un aumento della produzione complessiva. Un risultato che apre interrogativi sull'efficacia delle politiche ambientali
Trani - martedì 21 luglio 2026
9.33
La raccolta differenziata continua a rappresentare uno dei punti di forza del sistema di gestione dei rifiuti di Trani. I dati ufficiali dell'Osservatorio Regionale dei Rifiuti della Puglia, relativi al periodo gennaio-giugno 2026, certificano infatti una percentuale media del 73,36%, ben superiore agli obiettivi minimi fissati dalla normativa nazionale. Un dato che, letto isolatamente, potrebbe far pensare a una gestione virtuosa. Ma un'analisi più approfondita, soprattutto se messa a confronto con le performance dello stesso periodo del 2025, racconta una realtà decisamente più complessa ed evidenzia un trend in leggero declino.
L'analisi dei dati ufficiali: più del 73% di differenziata, ma oltre 15 milioni di chili di rifiuti. Nei primi sei mesi del 2026 i tranesi hanno prodotto complessivamente 15.030.256 chilogrammi di rifiuti urbani, dei quali 11.025.756 chilogrammi raccolti in maniera differenziata e 4.004.500 chilogrammi conferiti come rifiuto indifferenziato.
Il dato più significativo riguarda proprio la quantità complessiva dei rifiuti prodotti, che cresce con l'avvicinarsi della stagione estiva:
Il confronto con il 2025: la percentuale cala nei mesi più difficili. Tuttavia è andando a guardare la curva storica del grafico sull'andamento della differenziata che emergono i primi segnali d'allarme: nel 2026 la città non è mai riuscita a superare o eguagliare i livelli registrati nel 2025 nei rispettivi mesi. Il divario balza all'occhio sin dall'inizio dell'anno:
I numeri non bastano più: la principale criticità. Per anni il dibattito pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sulla percentuale di raccolta differenziata. Oggi, alla luce del confronto biennale, sarebbe opportuno iniziare a valutare anche altri indicatori. Una città realmente sostenibile non è soltanto quella che differenzia bene, ma soprattutto quella che produce meno rifiuti alla radice, riduce gli sprechi e riesce a contenere il quantitativo di indifferenziato. A Trani, invece, nel solo primo semestre del 2026 sono stati comunque conferiti oltre 4 milioni di chilogrammi di rifiuto secco residuo, un quantitativo tutt'altro che trascurabile che incide pesantemente sui costi di smaltimento.
A questi dati si aggiungono le numerose segnalazioni che continuano ad arrivare dai cittadini riguardo al decoro urbano: rifiuti abbandonati e cestini spesso saturi, soprattutto nelle aree costiere e nei luoghi maggiormente frequentati durante l'estate. Il rischio è che una percentuale di raccolta differenziata superiore al 73% finisca per diventare l'unico parametro (di facciata) utilizzato per promuovere il servizio, trascurando invece aspetti altrettanto importanti come la pulizia reale delle strade, la tempestività dello svuotamento dei carrellati e la qualità percepita dai residenti.
Le contraddizioni dei dati e il paradosso di Trani: I dati dell'Osservatorio non raccontano un fallimento, ma alla luce del confronto al ribasso con il 2025, neppure autorizzano facili trionfalismi. Con una raccolta differenziata ormai stabilmente sopra il 70%, il margine di miglioramento non può limitarsi a inseguire l'utopia di guadagnare uno o due punti percentuali sulla pelle del decoro cittadino. L'analisi combinata dei dati rivela una discrepanza allarmante tra la "virtuosità sulla carta" e la realtà gestionale:
Serve una nuova strategia. L'utilizzo quindi della percentuale di raccolta differenziata (>73%) come unico indicatore di performance è fuorviante e rischia di nascondere il progressivo degrado del decoro urbano e l'inefficienza logistica del gestore, occorre spostare, quanto prima, il focus strategico dalla sola "raccolta" alla "riduzione del rifiuto pro capite", per abbattere la quota di indifferenziato (4 milioni di kg) che drena risorse dal bilancio comunale.
La vera sfida per Trani dovrebbe essere quella di invertire la rotta rispetto all'anno scorso: ridurre la produzione complessiva dei rifiuti, rafforzare la prevenzione, incentivare il riuso e migliorare la logistica nei mesi critici dell'afflusso turistico. Perché una città può anche vantare ottime percentuali sulla carta, ma se a parità di differenziata i rifiuti prodotti aumentano e i cittadini convivono con criticità diffuse sul territorio, significa che qualcosa, nel motore della gestione AMIU, continua a perdere colpi. Scusate il disturbo.
L'analisi dei dati ufficiali: più del 73% di differenziata, ma oltre 15 milioni di chili di rifiuti. Nei primi sei mesi del 2026 i tranesi hanno prodotto complessivamente 15.030.256 chilogrammi di rifiuti urbani, dei quali 11.025.756 chilogrammi raccolti in maniera differenziata e 4.004.500 chilogrammi conferiti come rifiuto indifferenziato.
Il dato più significativo riguarda proprio la quantità complessiva dei rifiuti prodotti, che cresce con l'avvicinarsi della stagione estiva:
- Gennaio: 2,45 milioni di kg
- Febbraio: 2,27 milioni
- Marzo: 2,56 milioni
- Aprile: 2,45 milioni
- Maggio: 2,66 milioni
- Giugno: 2,64 milioni
Il confronto con il 2025: la percentuale cala nei mesi più difficili. Tuttavia è andando a guardare la curva storica del grafico sull'andamento della differenziata che emergono i primi segnali d'allarme: nel 2026 la città non è mai riuscita a superare o eguagliare i livelli registrati nel 2025 nei rispettivi mesi. Il divario balza all'occhio sin dall'inizio dell'anno:
- Gennaio e febbraio fanno registrare le migliori performance del 2026 con il 74,56% e il 75,16%, ma restano comunque al di sotto delle quote registrate nei medesimi mesi del 2025, quando la differenziata viaggiava stabilmente vicina alla soglia del 78-80%.
- Da marzo in poi, con l'aumento dei flussi turistici e una maggiore pressione sul servizio, la percentuale del 2026 comincia lentamente a flettere (Marzo: 72,84%, Aprile: 73,39%, Maggio: 72,13%, Giugno: 72,40%). Anche in questa frazione centrale dell'anno, il distacco con il 2025 si mantiene costante: l'anno precedente, infatti, la linea della differenziata si manteneva salda attorno al 74-76%.
I numeri non bastano più: la principale criticità. Per anni il dibattito pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sulla percentuale di raccolta differenziata. Oggi, alla luce del confronto biennale, sarebbe opportuno iniziare a valutare anche altri indicatori. Una città realmente sostenibile non è soltanto quella che differenzia bene, ma soprattutto quella che produce meno rifiuti alla radice, riduce gli sprechi e riesce a contenere il quantitativo di indifferenziato. A Trani, invece, nel solo primo semestre del 2026 sono stati comunque conferiti oltre 4 milioni di chilogrammi di rifiuto secco residuo, un quantitativo tutt'altro che trascurabile che incide pesantemente sui costi di smaltimento.
A questi dati si aggiungono le numerose segnalazioni che continuano ad arrivare dai cittadini riguardo al decoro urbano: rifiuti abbandonati e cestini spesso saturi, soprattutto nelle aree costiere e nei luoghi maggiormente frequentati durante l'estate. Il rischio è che una percentuale di raccolta differenziata superiore al 73% finisca per diventare l'unico parametro (di facciata) utilizzato per promuovere il servizio, trascurando invece aspetti altrettanto importanti come la pulizia reale delle strade, la tempestività dello svuotamento dei carrellati e la qualità percepita dai residenti.
Le contraddizioni dei dati e il paradosso di Trani: I dati dell'Osservatorio non raccontano un fallimento, ma alla luce del confronto al ribasso con il 2025, neppure autorizzano facili trionfalismi. Con una raccolta differenziata ormai stabilmente sopra il 70%, il margine di miglioramento non può limitarsi a inseguire l'utopia di guadagnare uno o due punti percentuali sulla pelle del decoro cittadino. L'analisi combinata dei dati rivela una discrepanza allarmante tra la "virtuosità sulla carta" e la realtà gestionale:
- Flessione delle performance rispetto al 2025, sebbene la percentuale media del 73,36% sembri soddisfacente, il confronto storico mostra che nel 2026 la città si è costantemente posizionata al di sotto dei livelli del 2025 nei rispettivi mesi. Si è passati dai picchi vicini all'80% del 2025 a una preoccupante flessione che tocca il 72,13% a maggio 2026.
- Esplosione dei volumi complessivi , nei primi sei mesi del 2026 sono stati prodotti ben 15.030.256 kg di rifiuti. Il dato più critico è la crescita della produzione pro capite, salita da 40,49 kg (febbraio) a 47,08 kg (giugno) (+16%). Ciò dimostra il totale fallimento delle politiche di prevenzione e riduzione della produzione alla fonte.
- L'impatto economico del secco residuo , oltre 4 milioni di kg di rifiuto indifferenziato prodotto in soli sei mesi rappresentano un costo vivo insostenibile per le casse comunali. Non a caso, nella recente proroga ad AMIU, il Comune ha dovuto impegnare ben 1.873.302,60 euro sul solo capitolo 4701 per i costi di smaltimento dei rifiuti indifferenziati.
- Saturazione e conflitto urbanistico del CCR di Via dei Finanzieri, questa redazione, su sollecitazione dei residenti si è occupata di un esposto-denuncia degli stessi che ha sollevato un velo su una gestione precaria dell'isola ecologica (possibili ristagni di percolato, miasmi legati alla lenta lavorazione dell'umido, problemi microbiologici e impatto acustico). La dichiarazione dell'Amministratore Unico, Ing. Nacci rilasciata sula questione , che definisce il centro una "passività ambientale" nota a chi ha acquistato casa, evidenzia una postura difensiva che non risolve il problema della vicinanza al tessuto urbano e degli standard minimi di igiene.
- Stallo delle infrastrutture alternative: la città paga l'inerzia ereditata da progetti passati, come lo spostamento del centro in via Andria (progetto da oltre 500.000€ mai concretizzato), costringendo un bacino di 55.000 abitanti a dipendere da un unico presidio ormai saturo e logisticamente superato.
- Incapacità di assorbimento dei flussi turistici, il calo della differenziata in primavera/estate (da 75,16% di febbraio a 72,40% di giugno), unito alle segnalazioni di cestini e cassonetti stracolmi nelle aree costiere, dimostra che il piano operativo di AMIU non è flessibile e non sa adattarsi alla stagionalità della domanda.
Serve una nuova strategia. L'utilizzo quindi della percentuale di raccolta differenziata (>73%) come unico indicatore di performance è fuorviante e rischia di nascondere il progressivo degrado del decoro urbano e l'inefficienza logistica del gestore, occorre spostare, quanto prima, il focus strategico dalla sola "raccolta" alla "riduzione del rifiuto pro capite", per abbattere la quota di indifferenziato (4 milioni di kg) che drena risorse dal bilancio comunale.
La vera sfida per Trani dovrebbe essere quella di invertire la rotta rispetto all'anno scorso: ridurre la produzione complessiva dei rifiuti, rafforzare la prevenzione, incentivare il riuso e migliorare la logistica nei mesi critici dell'afflusso turistico. Perché una città può anche vantare ottime percentuali sulla carta, ma se a parità di differenziata i rifiuti prodotti aumentano e i cittadini convivono con criticità diffuse sul territorio, significa che qualcosa, nel motore della gestione AMIU, continua a perdere colpi. Scusate il disturbo.


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