
Sanità
Prenota nel 2026, visita nel 2029: la denuncia di un cittadino tranese
Il caso di un 78enne con prescrizione da eseguire entro 30 giorni riaccende il dibattito sui tempi di attesa
Trani - martedì 21 luglio 2026
14.38
Il caso di un cittadino tranese di 78 anni riporta al centro dell'attenzione il tema delle liste d'attesa nella sanità pubblica pugliese. Attraverso una lettera aperta, il cittadino denuncia alla redazione quella che definisce una situazione ormai insostenibile, raccontando un episodio che, a suo dire, rappresenterebbe solo uno dei tanti casi vissuti quotidianamente dai pazienti.
Secondo quanto riferito, il 14 luglio 2026 l'anziano, accusando dolori ai reni e alla vescica, si è rivolto al proprio medico di famiglia, che gli ha prescritto una prima visita urologica con priorità "Differibile" (codice D), ritenendo necessario un accertamento specialistico per giungere a una diagnosi.
Terminata la visita, il paziente si è recato al Centro unico di prenotazione (CUP) per fissare l'appuntamento. Qui, ricorda il cittadino nella sua lettera, il Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2026-2028 prevede che le prestazioni con priorità D vengano erogate entro un massimo di 30 giorni dalla prenotazione, mentre le altre classi di priorità devono essere garantite rispettivamente entro 3 giorni (U - Urgente), 10 giorni (B - Breve) e 120 giorni (P - Programmata).
La realtà, però, sarebbe stata ben diversa. L'operatore del CUP avrebbe infatti comunicato come prima disponibilità venerdì 13 luglio 2029 alle ore 16.15, presso l'ambulatorio di Urologia dell'ospedale "Bonomo" di Andria, ossia a distanza di circa tre anni dalla richiesta.
Il cittadino racconta di aver evitato qualsiasi contestazione nei confronti dell'operatore, ritenendo che quest'ultimo non abbia alcuna responsabilità diretta per una situazione ormai strutturale. Nella lettera evidenzia però come non gli sarebbe stata illustrata nemmeno la possibilità di ricorrere alla procedura in regime di intramoenia.
Da questo episodio prendono forma alcune riflessioni. La prima riguarda il rischio che un paziente anziano possa vedere aggravarsi le proprie condizioni di salute nell'attesa della visita specialistica, con l'interrogativo su chi debba rispondere qualora un ritardo nelle cure comporti conseguenze gravi.
Un secondo aspetto riguarda il territorio. Il cittadino osserva come il PTA di Trani non disponga di un ambulatorio di Urologia, costringendo quindi i pazienti a spostarsi verso altre strutture sanitarie, con tutte le difficoltà logistiche che ciò comporta, soprattutto per persone anziane.
Infine, la questione economica. Pur esistendo la possibilità di accedere all'intramoenia e, nei casi previsti dalla normativa, richiedere il rimborso della spesa sostenuta, il cittadino evidenzia come molti pensionati con redditi modesti non abbiano la disponibilità economica per anticipare il costo di una visita specialistica, stimato in circa 120 euro. Una circostanza che, secondo l'autore della lettera, rischia di rendere il diritto alla salute difficilmente accessibile proprio alle fasce più fragili della popolazione.
Nelle conclusioni, il cittadino allarga il ragionamento alla situazione della sanità regionale, sostenendo che l'allungamento delle liste d'attesa, l'aumento del costo delle prestazioni e le difficoltà economiche di molti pensionati e lavoratori stiano rendendo sempre più complicato l'accesso alle cure. Un quadro che, secondo il firmatario della lettera, merita risposte concrete da parte delle istituzioni e un confronto pubblico sulle criticità del sistema sanitario regionale.
Secondo quanto riferito, il 14 luglio 2026 l'anziano, accusando dolori ai reni e alla vescica, si è rivolto al proprio medico di famiglia, che gli ha prescritto una prima visita urologica con priorità "Differibile" (codice D), ritenendo necessario un accertamento specialistico per giungere a una diagnosi.
Terminata la visita, il paziente si è recato al Centro unico di prenotazione (CUP) per fissare l'appuntamento. Qui, ricorda il cittadino nella sua lettera, il Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2026-2028 prevede che le prestazioni con priorità D vengano erogate entro un massimo di 30 giorni dalla prenotazione, mentre le altre classi di priorità devono essere garantite rispettivamente entro 3 giorni (U - Urgente), 10 giorni (B - Breve) e 120 giorni (P - Programmata).
La realtà, però, sarebbe stata ben diversa. L'operatore del CUP avrebbe infatti comunicato come prima disponibilità venerdì 13 luglio 2029 alle ore 16.15, presso l'ambulatorio di Urologia dell'ospedale "Bonomo" di Andria, ossia a distanza di circa tre anni dalla richiesta.
Il cittadino racconta di aver evitato qualsiasi contestazione nei confronti dell'operatore, ritenendo che quest'ultimo non abbia alcuna responsabilità diretta per una situazione ormai strutturale. Nella lettera evidenzia però come non gli sarebbe stata illustrata nemmeno la possibilità di ricorrere alla procedura in regime di intramoenia.
Da questo episodio prendono forma alcune riflessioni. La prima riguarda il rischio che un paziente anziano possa vedere aggravarsi le proprie condizioni di salute nell'attesa della visita specialistica, con l'interrogativo su chi debba rispondere qualora un ritardo nelle cure comporti conseguenze gravi.
Un secondo aspetto riguarda il territorio. Il cittadino osserva come il PTA di Trani non disponga di un ambulatorio di Urologia, costringendo quindi i pazienti a spostarsi verso altre strutture sanitarie, con tutte le difficoltà logistiche che ciò comporta, soprattutto per persone anziane.
Infine, la questione economica. Pur esistendo la possibilità di accedere all'intramoenia e, nei casi previsti dalla normativa, richiedere il rimborso della spesa sostenuta, il cittadino evidenzia come molti pensionati con redditi modesti non abbiano la disponibilità economica per anticipare il costo di una visita specialistica, stimato in circa 120 euro. Una circostanza che, secondo l'autore della lettera, rischia di rendere il diritto alla salute difficilmente accessibile proprio alle fasce più fragili della popolazione.
Nelle conclusioni, il cittadino allarga il ragionamento alla situazione della sanità regionale, sostenendo che l'allungamento delle liste d'attesa, l'aumento del costo delle prestazioni e le difficoltà economiche di molti pensionati e lavoratori stiano rendendo sempre più complicato l'accesso alle cure. Un quadro che, secondo il firmatario della lettera, merita risposte concrete da parte delle istituzioni e un confronto pubblico sulle criticità del sistema sanitario regionale.

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