Fraternità San Pio X replica alla Diocesi: «Presentato ricorso contro il decreto di scomunica»
La Fraternità ribadisce la sospensione degli effetti della sanzione in attesa della decisione dell'Autorità ecclesiastica, respinge le accuse di scisma e critica la posizione dell'Arcivescovo
sabato 18 luglio 2026
9.45
A seguito del Comunicato diffuso dalla Diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie in data 14 luglio 2026, la Fraternità San Pio X ribadisce, ancora una volta, la propria posizione al fine di fare chiarezza e di consentire ai fedeli cattolici piena serenità di coscienza.
Ci teniamo a precisare che in data 11 luglio scorso la Fraternità San pio X ha provveduto a inoltrare ricorso avverso il decreto dichiarativo della scomunica per le consacrazioni episcopali del 1° luglio. Tale ricorso, così come previsto dal can. 1353 del Codice di Diritto Canonico, e come riportato dal comunicato della Casa Generalizia, ha l'effetto di sospendere ogni sanzione (qualora ce ne fosse realmente una – cosa che abbiamo sempre contestato, diritto canonico e teologia alla mano), in attesa di un pronunciamento dell'Autorità.
Riteniamo poi decisamente grave il riferimento a una fantomatica «dottrina propugnata dalla Fraternità San Pio X», quando la nostra congregazione non fa altro che trasmettere la dottrina cattolica da sempre insegnata nella Chiesa.
Siamo infine sorpresi del fatto che il nostro Arcivescovo, che nominiamo con ossequio in tutte le S. Messe celebrate nella chiesa della Madonna di S. Giovanni a Corato, sostiene di non poter rimanere indifferente davanti a quello che ritiene "una grave rottura della comunione ecclesiale" e sia così premuroso nel dichiarare i nostri sacramenti illeciti e invalidi.
Ci domandiamo, a tal proposito, quale sia la liceità dei sacramenti amministrati da una comunità realmente scismatica come quella ortodossa alla quale il nostro Arcivescovo concede addirittura una chiesa nella sua diocesi. Non ci risulta che questa presenza stabile nella sua diocesi lo induca a mettere in guardia i fedeli dal partecipare alle loro celebrazioni con il rischio di cadere nello scisma e nella scomunica. Ricordiamo ai più distratti, e non vorremmo che fra questi ci sia anche il nostro Arcivescovo, che dopo la remissione delle scomuniche verso gli ortodossi da parte di Paolo VI, le chiese ortodosse hanno continuato a consacrare altri vescovi senza che nessuno li denunciasse come scismatici. Ricordiamo però che queste chiese professano delle eresie condannate in maniera definitiva da diversi concili, e ricordiamo che i vescovi di queste chiese non riconoscono l'autorità del Papa, hanno una gerarchia parallela a quella romana, ma sembrerebbe trattarsi, in fondo, di "scismatici buoni".
Desta perciò meraviglia la sollecitudine del nostro Arcivescovo nel mettere in guardia tutta la diocesi contro gli "scismatici lefebvriani" (quelli cattivi), laddove però la Fraternità San Pio X non nega alcun dogma della Chiesa Cattolica, riconosce l'autorità del Papa con tutta la gerarchia, e celebra la Messa di sempre ai cui altari innumerevoli generazioni di santi si sono alimentate. Due pesi e due misure?
Ci teniamo a precisare che in data 11 luglio scorso la Fraternità San pio X ha provveduto a inoltrare ricorso avverso il decreto dichiarativo della scomunica per le consacrazioni episcopali del 1° luglio. Tale ricorso, così come previsto dal can. 1353 del Codice di Diritto Canonico, e come riportato dal comunicato della Casa Generalizia, ha l'effetto di sospendere ogni sanzione (qualora ce ne fosse realmente una – cosa che abbiamo sempre contestato, diritto canonico e teologia alla mano), in attesa di un pronunciamento dell'Autorità.
Riteniamo poi decisamente grave il riferimento a una fantomatica «dottrina propugnata dalla Fraternità San Pio X», quando la nostra congregazione non fa altro che trasmettere la dottrina cattolica da sempre insegnata nella Chiesa.
Siamo infine sorpresi del fatto che il nostro Arcivescovo, che nominiamo con ossequio in tutte le S. Messe celebrate nella chiesa della Madonna di S. Giovanni a Corato, sostiene di non poter rimanere indifferente davanti a quello che ritiene "una grave rottura della comunione ecclesiale" e sia così premuroso nel dichiarare i nostri sacramenti illeciti e invalidi.
Ci domandiamo, a tal proposito, quale sia la liceità dei sacramenti amministrati da una comunità realmente scismatica come quella ortodossa alla quale il nostro Arcivescovo concede addirittura una chiesa nella sua diocesi. Non ci risulta che questa presenza stabile nella sua diocesi lo induca a mettere in guardia i fedeli dal partecipare alle loro celebrazioni con il rischio di cadere nello scisma e nella scomunica. Ricordiamo ai più distratti, e non vorremmo che fra questi ci sia anche il nostro Arcivescovo, che dopo la remissione delle scomuniche verso gli ortodossi da parte di Paolo VI, le chiese ortodosse hanno continuato a consacrare altri vescovi senza che nessuno li denunciasse come scismatici. Ricordiamo però che queste chiese professano delle eresie condannate in maniera definitiva da diversi concili, e ricordiamo che i vescovi di queste chiese non riconoscono l'autorità del Papa, hanno una gerarchia parallela a quella romana, ma sembrerebbe trattarsi, in fondo, di "scismatici buoni".
Desta perciò meraviglia la sollecitudine del nostro Arcivescovo nel mettere in guardia tutta la diocesi contro gli "scismatici lefebvriani" (quelli cattivi), laddove però la Fraternità San Pio X non nega alcun dogma della Chiesa Cattolica, riconosce l'autorità del Papa con tutta la gerarchia, e celebra la Messa di sempre ai cui altari innumerevoli generazioni di santi si sono alimentate. Due pesi e due misure?