Parcheggio Stazione, la stoccata dell'Osservatorio Giuridico di De Feudis: «Due euro all'ora? Così l'opera pubblica diventa una tassa»

Nota del presidio tecnico guidato dall'ex candidato Sindaco: «L'amministrazione confonde il servizio pubblico con l'occasione per fare cassa» (t)

giovedì 4 giugno 2026 6.31
La nota stampa dell'Avv. Sebastiano (Ninni) De Feudis, già candidato Sindaco, analizza il valore reale delle opere pubbliche oltre il momento dell'inaugurazione, utilizzando il recente caso del parcheggio della Stazione di Trani. De Feudis sostiene che un'opera è strategica se genera benefici concreti e misurabili per la comunità nel tempo, e non solo per il costo di costruzione o l'effetto scenografico del "taglio del nastro". Propone l'adozione del metodo Social Return on Investment (SROI) per quantificare i benefici intangibili – sociali, ambientali ed economici – per ogni euro speso.

Nello specifico del parcheggio della Stazione, il candidato critica la tariffa di 2 euro all'ora, considerandola alta, e solleva dubbi sulla trasparenza sul reinvestimento degli incassi, paventando che finiscano nel bilancio generale senza un legame diretto con il miglioramento della mobilità. De Feudis conclude che l'amministrazione non dovrebbe confondere il servizio pubblico con un'occasione per fare cassa e che i risultati concreti del parcheggio sono, ad oggi, "occulti". Chiede, infine, la revoca della delibera di gara come segnale di servizio alla comunità.

​Non ci interessa giudicare tempi e modi dell'inaugurazione del parcheggio della Stazione, ogni amministrazione è libera di autodeterminarsi in tal senso. Ci interessa, invece, spiegare come non è certo l'inaugurazione che rende strategica un'opera ma il beneficio reale che lascia alla città nel tempo. Il caso dei parcheggi a pagamento lo dimostra chiaramente. In un'epoca in cui si tende a celebrare ogni nuovo cantiere concluso come un successo (è una pratica italiana) sarebbe utile introdurre il concetto del Social Return on Investment (ritorno sociale sull'investimento) che permette di misurare, in termini monetari il valore sociale, ambientale ed economico realmente generato da un investimento pubblico per ogni euro speso. Tale concetto quantifica i benefici intangibili come la riduzione dei costi sanitari, una maggiore coesione sociale, la diminuzione delle disuguaglianze, il miglioramento della qualità della vita, l'aumento della produttività, la valorizzazione immobiliare e i minori costi ambientali.

In Italia e anche a Trani, invero, si continua spesso a valutare le opere pubbliche solo in base a due parametri: il costo di costruzione e l'effetto scenografico del "taglio del nastro". L'utilità di un'opera pubblica per la collettività, invece, obbliga a porsi domande più serie e scomode alle quali non viene data mai risposta. Quest'opera ridurrà davvero i costi della comunità nei prossimi anni? I benefici andranno ai quartieri più deboli o solo a quelli già privilegiati? Stiamo creando valore duraturo o solo un nuovo centro di spesa per manutenzione? Il caso del parcheggio della stazione è emblematico di questo approccio. Un parcheggio non è utile semplicemente perché viene inaugurato, né perché è realizzato dopo 30 anni. È utile se rende la città più accessibile, più vivibile e più funzionale. Dovrebbe aiutare pendolari, lavoratori, studenti, commercianti e famiglie a vivere meglio la mobilità urbana.

E invece ci si trova di fronte a una tariffa di 2 euro l'ora senza una chiara motivazione legata al contesto, senza agevolazioni significative per i residenti e senza trasparenza su come verranno reinvestiti gli incassi. Quegli stessi incassi che finiranno, probabilmente, nel calderone generale del bilancio comunale senza un legame diretto con il miglioramento della mobilità o dei servizi alla comunità.
Perché 100.000 euro annui di incassi (la base d'asta della gara per la gestione del parcheggio della stazione è di euro 100.000) sono poca cosa per un Comune, ma 2 euro all'ora pesano eccome sulle tasche di chi deve spostarsi ogni giorno.

Qui emerge il nodo centrale di un'amministrazione pubblica: la pericolosa confusione tra servizio pubblico e occasione per fare cassa. La qualità di una scelta amministrativa si misura dai benefici concreti e misurabili che quell'opera lascia alla città nel medio e lungo periodo. Un buon parcheggio dovrebbe ridurre il traffico di ricerca, migliorare l'accessibilità per chi ne ha davvero bisogno, liberare spazi per pedoni e ciclisti, e generare entrate che vengano reinvestite nella stessa zona. Altrimenti non è un'opera strategica. È solo l'ennesima tassa occulta sulla mobilità quotidiana.
Applicare sistematicamente la logica del ritorno sociale sull'investimento nelle valutazioni di progetti pubblici aiuterebbe le amministrazioni a uscire dalla logica del "fare per fare" e a concentrarsi su ciò che genera vero valore per la comunità. Perché un'opera pubblica non è mai neutra; o crea ricchezza condivisa nel tempo, o diventa, prima o poi, un costo per tutti.

La revoca della delibera con cui è stata messa a gara la gestione del parcheggio della stazione (la revoca può essere disposta prima dell'eventuale aggiudicazione senza alcun danno per l'Ente) sarebbe un bel segnale.
Dimostrerebbe che si vuole davvero passare alla logica del dare servizi alla propria comunità mettendo al centro gli interessi reali dei cittadini.
Perché la qualità di una scelta amministrativa non si misura il giorno dell'inaugurazione. Si misura dai risultati concreti che lascia alla comunità nel tempo. E finora, su questo parcheggio, quei risultati concreti sono occulti. Avv. Sebastiano De Feudis (tl@)