Giovani tranesi e opportunità lavorative: sognare o non sognare?
Tre storie di chi ha deciso di rimanere nonostante tutto
lunedì 26 maggio 2014
8.37
"La più bella città del Sud ma con poche opportunità di lavoro...": è questa la frase più frequente che si sente pronunciare dai giovani tranesi, magari al termine del loro percorso di studio tanto sudato. Un mondo variegato quello giovanile diviso tra chi studia e non riesce a trovare lavoro dopo la laurea o chi, invece, ha deciso di lavorare fin da adolescente per non dover dipendere dai propri genitori o perché studiare era troppo costoso. Un'aria di sconforto quella che si respira tra i ragazzi della nostra città ma non mancano i casi positivi, di chi grazie al proprio ingegno e creatività è riusciti a farsi strada nel tanto difficile mondo lavorativo.
Giovanni, giovane di 27 anni: da due anni padre di due bambini e una moglie a carico. All'età di 14 anni ha deciso di interrompere gli studi, il classico studente "che non era portato per lo studio". Decide di frequentare due anni di professionale ma al primo anno viene bocciato e decide di intraprendere il mestiere del calzolaio presso uno dei tanti calzaturifici, un tempo fonte di guadagno per molti operai. Arriva la crisi, la fabbrica presso la quale lavora chiude. Oggi lavora in un'altra azienda che fabbrica materiale per scarpe, i turni variano perché dipende da quanto lavoro c'è per il giorno dopo. La fabbrica ha dovuto fare dei tagli al personale e mantenere chi avesse già una famiglia: Giovanni si ritiene fortunato, poteva andarli peggio ed essere licenziato. Non è ancora arrivato il suo turno e oggi può dire di avere ancora un lavoro.
Poi c'è la storia di Pietro, 33 anni. Fin da bambino è sempre stato portato per lo studio ma al termine della terza media ha dovuto rinunciare all'istruzione superiore per aiutare il padre come meccanico. Per circa 13 anni ha dovuto mettere da parte qualsiasi ambizione o sogno ad un lavoro di altro genere con l'unico pensiero di portare "il pane a casa". Ma si sa, le tigri non vanno tenute in gabbia per molto tempo e così all'età di 27 anni decide di iscriversi al serale dove sin da subito i professori hanno fortemente lodato la sua costanza e preparazione nello studio nonostante la sveglia ogni mattina suonasse alle sei e dovesse affrontare le otto ore di lavoro giornaliere. L'anno scorso si è diplomato con 100/100 e oggi lavora in uno studio commercialista come contabile. Il suo sogno è però quello di aprirsi un'attività commerciale in proprio e promette che ci proverà.
Infine, vi raccontiamo la storia di Fabio, 30 anni, l'emblema di un giovane che ha voluto a tutti i costi seguire la propria "vocazione" e passione consapevole delle difficoltà e senza lasciare la città d'origine. Una laurea triennale in lettere e una magistrale in scienze dell'informazione editoriale, pubblica e sociale. Mentalità eclettica: appassionato di fotografia, web e genere fantasy. Dopo aver lavoricchiato qui e lì per varie testate locali, è riuscito a farsi strada da solo e grazie alla sua ingegnosità e creatività. Si è fatto notare, rispetto gli altri suoi colleghi e oggi lavora a tempo pieno per una nota testata nel territorio ricevendo anche un soddisfacente stipendio. Ha confessato di voler ancora accrescere le sue conoscenze e competenze e un giorno avere la gratificazione di diventare egli stesso direttore di un giornale web, al tempo stesso non ha mai smesso di coltivare le altre sue passioni. Il consiglio che Fabio si sente di dare a tutti gli altri giovani laureati e disoccupati, che si ritrovano a svolgere un lavoro che non amano, è quello di «crederci sempre fino in fondo, perché è vero che qui al Sud le possibilità sono poche, ma niente e nessuno potrà mai spegnere una fiamma ben più grande: la passione per cui si è nati. Lo scopo più importante della nostra vita è capire quello per cui siamo portati e lottare per prendercelo ad ogni costo». Un messaggio di speranza, un monito d'incoraggiamento per quei giovani sfiduciati o incerti sul proprio futuro.
Giovanni, giovane di 27 anni: da due anni padre di due bambini e una moglie a carico. All'età di 14 anni ha deciso di interrompere gli studi, il classico studente "che non era portato per lo studio". Decide di frequentare due anni di professionale ma al primo anno viene bocciato e decide di intraprendere il mestiere del calzolaio presso uno dei tanti calzaturifici, un tempo fonte di guadagno per molti operai. Arriva la crisi, la fabbrica presso la quale lavora chiude. Oggi lavora in un'altra azienda che fabbrica materiale per scarpe, i turni variano perché dipende da quanto lavoro c'è per il giorno dopo. La fabbrica ha dovuto fare dei tagli al personale e mantenere chi avesse già una famiglia: Giovanni si ritiene fortunato, poteva andarli peggio ed essere licenziato. Non è ancora arrivato il suo turno e oggi può dire di avere ancora un lavoro.
Poi c'è la storia di Pietro, 33 anni. Fin da bambino è sempre stato portato per lo studio ma al termine della terza media ha dovuto rinunciare all'istruzione superiore per aiutare il padre come meccanico. Per circa 13 anni ha dovuto mettere da parte qualsiasi ambizione o sogno ad un lavoro di altro genere con l'unico pensiero di portare "il pane a casa". Ma si sa, le tigri non vanno tenute in gabbia per molto tempo e così all'età di 27 anni decide di iscriversi al serale dove sin da subito i professori hanno fortemente lodato la sua costanza e preparazione nello studio nonostante la sveglia ogni mattina suonasse alle sei e dovesse affrontare le otto ore di lavoro giornaliere. L'anno scorso si è diplomato con 100/100 e oggi lavora in uno studio commercialista come contabile. Il suo sogno è però quello di aprirsi un'attività commerciale in proprio e promette che ci proverà.
Infine, vi raccontiamo la storia di Fabio, 30 anni, l'emblema di un giovane che ha voluto a tutti i costi seguire la propria "vocazione" e passione consapevole delle difficoltà e senza lasciare la città d'origine. Una laurea triennale in lettere e una magistrale in scienze dell'informazione editoriale, pubblica e sociale. Mentalità eclettica: appassionato di fotografia, web e genere fantasy. Dopo aver lavoricchiato qui e lì per varie testate locali, è riuscito a farsi strada da solo e grazie alla sua ingegnosità e creatività. Si è fatto notare, rispetto gli altri suoi colleghi e oggi lavora a tempo pieno per una nota testata nel territorio ricevendo anche un soddisfacente stipendio. Ha confessato di voler ancora accrescere le sue conoscenze e competenze e un giorno avere la gratificazione di diventare egli stesso direttore di un giornale web, al tempo stesso non ha mai smesso di coltivare le altre sue passioni. Il consiglio che Fabio si sente di dare a tutti gli altri giovani laureati e disoccupati, che si ritrovano a svolgere un lavoro che non amano, è quello di «crederci sempre fino in fondo, perché è vero che qui al Sud le possibilità sono poche, ma niente e nessuno potrà mai spegnere una fiamma ben più grande: la passione per cui si è nati. Lo scopo più importante della nostra vita è capire quello per cui siamo portati e lottare per prendercelo ad ogni costo». Un messaggio di speranza, un monito d'incoraggiamento per quei giovani sfiduciati o incerti sul proprio futuro.