La riconquista degli spazi verdi: ora tocca al Comune un atto di coraggio

La città ha recuperato tre ville tanto bramate, ora però la difficile gestione

sabato 14 giugno 2014 7.38
A cura di Vincenzo Membola
Sono ben tre gli spazi verdi riconquistati dalla città nel giro di un paio di settimane. Villa Bini messa in sicurezza e riaperta in fretta e furia, a fine maggio, pare quasi ed esclusivamente per permettere lo svolgimento del campo scuola di Azzurro Italia. Villa Guastamacchia strappata all'erede e promesso come spazio d'aggregazione per il quartiere Stadio e la cittadinanza tutta. Villa Segettario, invece, verrà abbandonata presto dal Cnr e impegnata, parole del sindaco Riserbato, per «sviluppare nuove attività sociali, didattiche, culturali e ricreative». La rapida successione con la quale è avvenuta questa sequenza di "riconquista" di tre bellissimi spazi verdi non ha però permesso un ragionamento naturale sul quale sembra ora giunto il tempo di soffermarsi.

Nel corso di questi ultimi due mesi, si è spesso parlato di "decentralizzazione" della movida, di spazi culturali mancanti e programmazione latitante. Associazioni e altri soggetti interessati nel campo socio-culturale lamentano la mancanza di luoghi adeguati per la realizzazione delle proprie idee progettuali. Guardando le città intorno, le esperienze dei Laboratori Urbani stanno, dopo un periodo di attivazione, prendendo piede e confermando i pareri positivi che anche la Commissione Europea aveva più volte tributato a questa intuizione della Regione Puglia. A livello nazionale (ma un po' in tutto il mondo), le zone verdi vengono "sfruttate" non solo come spazi di decompressione da traffico e lavoro, ma come location ideali per manifestazioni di ogni sorta, che si costituiscono anche come fonte di guadagno quando nelle mani di accorti gestori.

Pare chiaro, dato questa introduzione, che l'occasione che si prospetta all'amministrazione comunale appare ghiotta, seppur di non facile realizzazione: trasformare questi spazi (o almeno una parte) in un contenitore cittadino, dando la possibilità a questi luoghi di non essere un "peso morto" sulla voce spese del bilancio, ma un'esperienza genuina quantomeno di auto-mantenimento. Ed è qui che viene il difficile, la strada si divide in un bivio: il Comune può scegliere se gestirli in prima persona, aumentando il proprio carico di lavoro e con il rischio di lasciarli abbandonati (esperienza indiretta può essere il caso del Parco delle beatitudini a Bisceglie), oppure trovare un metodo di cogestione o affidamento a realtà di Trani interessate a sviluppare un percorso in tal senso, opzione paventata, in sedi private e pubbliche, da consiglieri di ambo gli schieramenti.

Occorre, quindi, un atto di coraggio da parte di Palazzo di Città: Trani non può e non deve vivere soltanto di strade chiuse al traffico, manifestazioni di migliaia di euro e beni architettonici raccolti tutti nel centro cittadino. Lo sviluppo può e deve arrivare anche dal basso, da quelle periferie che vengono volentieri messe da parte in cambio (vedesi il De Simone pensiero, liberamente attribuibile all'attuale amministrazione e alle precedenti, dati gli indirizzi presi in tal senso) di un "biglietto da visita" in vista.
Villa Guastamacchia in stato di abbandono
Villa Guastamacchia in stato di abbandono
Villa Bini riapre al pubblico © Sergio Tatulli
Villa Bini riapre al pubblico © Sergio Tatulli
Villa Bini riapre al pubblico © Sergio Tatulli
Villa Bini riapre al pubblico © Sergio Tatulli
Villa Bini riapre al pubblico © Sergio Tatulli
Villa Bini riapre al pubblico © Sergio Tatulli
Villa Bini riapre al pubblico © Sergio Tatulli
Villa Bini riapre al pubblico © Sergio Tatulli
Villa Bini riapre al pubblico © Sergio Tatulli
Villa Bini riapre al pubblico © Sergio Tatulli
Villa Bini riapre al pubblico © Sergio Tatulli