Lotteria Amiu, vedova e con due figli esclusa ancora una volta
La testimonianza diretta di una delle partecipanti all’estrazione
lunedì 4 giugno 2018
Ha fatto molto discutere il nostro pezzo pubblicato la scorsa settimana sul famoso sorteggio, con tanto di diretta Rai, per distribuire come "manna" i posti a tempo determinato in Amiu. Fra i partecipanti siamo riusciti a captare la testimonianza diretta di loro, per la quale utilizzeremo un nome di fantasia, Beatrice.
Beatrice ci ha raccontato la sua esperienza all'ombra del "Bingo", che scopriamo non essere un "inedito", in quanto la Nostra ci rivela che è la quarta volta che partecipa ad una "lotteria" del genere , ma nemmeno stavolta è stata sorteggiata. Il crinale tra merito e fortuna costituisce il punto di non ritorno dell'ennesima "scelta" discutibile della nostra amministrazione.
La nostra Beatrice, partecipante al "gioco" spietato da noi ribattezzato "Bingo Bottarelli", ci racconta: "Dopo la delusione della mancata estrazione, mi sono avvicinata, nello chalet, mentre tutti gli altri si dileguavano frettolosamente, al banco dei rappresentanti Amiu, e , trattenendo un po' d'emozione, ho detto loro che trovavo i requisiti richiesti troppo generici e che per questo penalizzavano chi, se ci fosse stata una graduatoria, avrebbero avuto un minimo di priorità, se fosse stato utilizzato un punteggio per la selezione. A quel punto mi hanno risposto che solo i contratti a tempo indeterminato seguono la procedura del concorso e che anzi questa volta hanno voluto dare una possibilità a chi vive coi propri genitori (?)- sic- e non ha figli a carico, affinchè potesse partecipare al "gioco" con la prima estrazione."
La nostra Beatrice è sarcastica e delusa: "Mi son detta: proprio generosi, e sono andata via in silenzio, sola e indifesa. Vorrà dire che, a 42 anni, continuerò ad arrangiarmi in lavori precari, con due figli piccoli, orfani del papà (tutte situazioni che, immaginiamo la nostra Beatrice avrebbe gradito fossero tenuti in considerazione come elementi determinanti per la selezione), e per di più diplomata e con trenta mesi di anzianità di disoccupazione alle spalle. Una che il sindaco ha considerato e definito <> con altri 466 partecipanti. In un'altra condizione me ne sarei stata a casa a cucinare e allo chalet in Villa, invece di andarci per perdere tempo, ci avrei portato i miei figli a giocare".
Beatrice conclude che "un sindaco di sinistra non può seguire queste modalità, considerando alla pari, senza distinzioni e senza tener conto delle diverse situazioni di lavoratori, che non tiene conto del diritto e della meritocrazia, tanto decantate dal nostro stesso primo cittadino. Un contratto, seppur a tempo determinato, è sempre ambito e non può essere affidato alla fortuna; forse agli occhi del sindaco siamo tutti uguali perché siamo tutti sullo stesso barcone dei disperati alla ricerca di un posto di lavoro. Ma lui ignora le storie di ognuno, di chi non ha mai usufruito di agevolazioni e non ha mai strumentalizzato la sua particolare "condizione"; io sono fra quelle che alle "incursioni" al Comune preferisce restare in silenzio; che chiede solo una possibilità di reinserirsi nel mercato del lavoro, sperando che questo possa restituire quel poco di dignità che le rimane".
Crediamo che non ci sia altro da aggiungere. Riflettano i nostri politici, riflettiamo tutti noi.
Beatrice ci ha raccontato la sua esperienza all'ombra del "Bingo", che scopriamo non essere un "inedito", in quanto la Nostra ci rivela che è la quarta volta che partecipa ad una "lotteria" del genere , ma nemmeno stavolta è stata sorteggiata. Il crinale tra merito e fortuna costituisce il punto di non ritorno dell'ennesima "scelta" discutibile della nostra amministrazione.
La nostra Beatrice, partecipante al "gioco" spietato da noi ribattezzato "Bingo Bottarelli", ci racconta: "Dopo la delusione della mancata estrazione, mi sono avvicinata, nello chalet, mentre tutti gli altri si dileguavano frettolosamente, al banco dei rappresentanti Amiu, e , trattenendo un po' d'emozione, ho detto loro che trovavo i requisiti richiesti troppo generici e che per questo penalizzavano chi, se ci fosse stata una graduatoria, avrebbero avuto un minimo di priorità, se fosse stato utilizzato un punteggio per la selezione. A quel punto mi hanno risposto che solo i contratti a tempo indeterminato seguono la procedura del concorso e che anzi questa volta hanno voluto dare una possibilità a chi vive coi propri genitori (?)- sic- e non ha figli a carico, affinchè potesse partecipare al "gioco" con la prima estrazione."
La nostra Beatrice è sarcastica e delusa: "Mi son detta: proprio generosi, e sono andata via in silenzio, sola e indifesa. Vorrà dire che, a 42 anni, continuerò ad arrangiarmi in lavori precari, con due figli piccoli, orfani del papà (tutte situazioni che, immaginiamo la nostra Beatrice avrebbe gradito fossero tenuti in considerazione come elementi determinanti per la selezione), e per di più diplomata e con trenta mesi di anzianità di disoccupazione alle spalle. Una che il sindaco ha considerato e definito <
Beatrice conclude che "un sindaco di sinistra non può seguire queste modalità, considerando alla pari, senza distinzioni e senza tener conto delle diverse situazioni di lavoratori, che non tiene conto del diritto e della meritocrazia, tanto decantate dal nostro stesso primo cittadino. Un contratto, seppur a tempo determinato, è sempre ambito e non può essere affidato alla fortuna; forse agli occhi del sindaco siamo tutti uguali perché siamo tutti sullo stesso barcone dei disperati alla ricerca di un posto di lavoro. Ma lui ignora le storie di ognuno, di chi non ha mai usufruito di agevolazioni e non ha mai strumentalizzato la sua particolare "condizione"; io sono fra quelle che alle "incursioni" al Comune preferisce restare in silenzio; che chiede solo una possibilità di reinserirsi nel mercato del lavoro, sperando che questo possa restituire quel poco di dignità che le rimane".
Crediamo che non ci sia altro da aggiungere. Riflettano i nostri politici, riflettiamo tutti noi.