Parcheggi a Trani, ex ausiliario della sosta: «Nel dibattito assenti i lavoratori»

Il lavoratore denuncia il silenzio della politica sul destino occupazionale di chi ha lavorato per quindici anni nel settore

giovedì 5 febbraio 2026 13.31
«In questi giorni si torna a parlare, ancora una volta, del servizio parcheggi a Trani. Si discute di gare, di affidamenti, di durate contrattuali, di società pubbliche e private che dovrebbero gestire il servizio nei prossimi anni». A parlare è Daniele di Lernia, ex ausiliario della sosta e sindacalista di Amet Trani.

«C'è però un elemento che continua a restare fuori dal dibattito: i lavoratori. Eppure sono proprio loro ad aver costruito, negli anni, quel servizio di cui oggi si parla quasi esclusivamente in termini amministrativi.

Scrivo queste righe da ex ausiliario della sosta, sindacalista e da cittadino che ha vissuto dall'interno una vicenda spesso raccontata in modo parziale.

Molti si chiedono perché alcuni di noi abbiano rifiutato la proposta di lavoro avanzata dalla società privata subentrante. La risposta è molto più concreta di quanto si voglia far credere.

Noi non eravamo lavoratori precari.
Eravamo dipendenti di un'azienda pubblica partecipata, seppure part time, assunti a tempo indeterminato, entrati in organico tramite concorso pubblico. La destinazione al servizio sosta è stata una scelta organizzativa dell'azienda, non la natura del rapporto di lavoro.

C'è poi un dato umano, prima ancora che giuridico, che raramente viene ricordato.
Siamo entrati in azienda con un'età compresa tra i 27 e i 35 anni e, dopo quindici anni di servizio, siamo stati licenziati tra i 40 e i 50 anni, con un preavviso di soli 10 giorni.

Dopo quindici anni di lavoro in un'azienda pubblica, le competenze maturate sono state volutamente, inevitabilmente, fortemente settoriali. Competenze che avrebbero potuto essere riconvertite e valorizzate all'interno della stessa azienda, che le ha formate e utilizzate per anni, ma rispetto alle quali è stata fatta una scelta opposta.

All'esterno, invece, ci si affaccia a un mercato del lavoro che non conosce quel percorso professionale e che tende a non riconoscerlo, anche a fronte di solidi titoli di studio, rendendo oggettivamente più difficile dimostrarne il valore, soprattutto in una fase della vita in cui le possibilità di ricollocazione sono già ridotte.

A fronte di questa realtà, l'unica proposta avanzata è stata un contratto di tre mesi, senza garanzia di continuità e senza prospettive.

Nel frattempo, l'amministrazione ha cambiato più volte linea sulla gestione dei parcheggi: prima la separazione delle gestioni, poi il dietrofront, ora l'annuncio di una futura gara triennale che unirà tutto. Ancora una volta si parla di modelli e affidamenti, ma non di persone.

Eppure una cosa è evidente: quando un servizio pubblico viene ridotto a una successione di appalti a termine, il lavoro stabile scompare.
Il prossimo gestore non assumerà mai a tempo indeterminato lavoratori che arrivano già da una gestione precaria. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il precariato diventa la normalità.

In tutto questo, la politica, tutta, è rimasta sullo sfondo. All'epoca dell'esternalizzazione non si è posto il problema del destino dei lavoratori.

Oggi si discute del futuro dei parcheggi senza mai citare chi quel servizio lo ha garantito per anni.

Un servizio pubblico non può essere raccontato senza chi lo rende possibile ogni giorno. Finché il dibattito resterà limitato a gare e affidamenti, escludendo il lavoro e la dignità di chi lo svolge, continueremo a ripetere gli stessi errori. Con una sola costante: a pagare saranno sempre gli stessi».