Partito Democratico, si finisce in tribunale

Udienza il 2 aprile intanto è sospeso il commissariamento della segreteria. Ferrante chiama Bersani: «Intervenga lui»

sabato 31 marzo 2012 12.27
Il giudice Alberto Binetti del tribunale di Trani ha accolto il ricorso d'urgenza (ex articolo 700) presentato dalla segreteria cittadina commissariata del Pd di Trani per presunta violazione dello statuto ed ha sospeso l'efficacia del provvedimento del 20 marzo scorso con il quale il segretario provinciale del Pd, Andrea Patruno, aveva disposto il commissariamento del circolo di Trani e la nomina di un commissario (Lorenzo Marchio Rossi) fissando l'udienza per conferma, modifica o revoca del provvedimento il 2 aprile alle 9. Il provvedimento è stato notificato in mattinata al segretario provinciale del Pd pochi minuti prima dell'inizio della conferenza stampa di presentazione dei candidati sostenuti dal partito nei tre Comuni della Bat dove si andrà al voto.

Fra le motivazioni del giudice, la presunta non competenza del segretario provinciale nell'adozione di un provvedimento (il commissariamento appunto) che, invece, sarebbe dovuto spettare all'assemblea del superiore livello e su segnalazione del segretario di livello superiore o del quaranta per cento dei componenti dell'assemblea dello stesso livello.

Patruno commenta così l'accaduto: «E' una boutade. A mio avviso il ricorso non ha fondamento, lo statuto è chiaro e sancisce che il Pd non è una proprietà privata e che la titolarità del simbolo è del segretario nazionale. Vedo questa operazione come l'ultimo colpo di coda di chi sta cercando in tutti i modi di gettare fango sul nostro lavoro». Boutade o meno, sta di fatto che la decisione finale sulla proprietà del simbolo verrà presa in tribunale a 48 ore esatte dalla scadenza dei termini per la presentazione delle liste elettorali.

Sulla vicenda si è espresso anche Fabrizio Ferrante: «Oggi - dice - c'è la tangibile dimostrazione della correttezza del nostro percorso politico. Alcuni dirigenti dovrebbero inevitabilmente dimettersi visto che hanno provocato questa vicenda paradossale. A questo punto credo che l'unico interlocutore debba essere il segretario nazionale. Attendiamo con serenità il pronunciamento definitivo e ne rispetteremo l'esito, sperando che dello stesso avviso siano anche gli altri soggetti coinvolti in questa vicenda. Non siamo affatto sorpresi del provvedimento, ciò testimonia che non abbiamo mai fatto nessun blitz e abbiamo sempre agito coerentemente alla luce del sole. Di questo, oggi, ci viene dato atto».