Pasqua: racconti e ricordi di alcuni cittadini tranesi

Come si festeggiava la Resurrezione di Cristo in passato

sabato 19 aprile 2014 8.34
A cura di Maria Scoccimarro
Immersi nei ricordi della loro infanzia, andando indietro di molti anni, alcuni concittadini tranesi ci hanno raccontato come erano soliti trascorrere la domenica di Pasqua. Un viaggio nel tempo della tradizione tranese, un ritorno al passato che mostra i veri valori di questo giorno, lontano dal consumismo odierno.

«Nonostante la povertà che affliggeva molte famiglie – ci racconta la signora Maria – la domenica di Pasqua era sacra: i problemi, almeno per quel giorno, li lasciavamo fuori. Ormai ho 75 anni, ma ricordo la domenica di Pasqua come se fosse ieri: mia madre, aiutata dalle mie zie e dalle mie sorelle più grandi, la mattina di Pasqua preparava i taralli, il pane, le uova sode e le scarcelle. Ed erano proprio le scarcelle i doni che si davano ai bambini come augurio pasquale. Le famiglie più ricche donavano anche i vestitini ai più piccoli, chi i soldi, chi addirittura qualcosa di oro. Chi non aveva nulla, donava solo sorrisi e abbracci. Era una domenica felice: ci riunivamo tutti, parenti, zii e i nonni e pranzavamo insieme. Ricordo chiaramente – continua la signora sorridendo – che al suono delle campane di mezzogiorno, i signori, le signore e i loro figli uscivano di casa con i vestiti nuovi, cuciti dalle donne per l'occasione, e i più facoltosi sfoggiavano le loro pellicce se faceva freddo. Chi non aveva queste possibilità, andava a messa e tornava a casa».

La signora Isabella, anche lei di Trani, ci ricorda con piacere cosa succedeva il sabato prima di Pasqua e il lunedì di Pasquetta: «Il sabato a mezzogiorno, al suono delle campane, tutti noi bambini e ragazzi scendevamo per strada con i coperchi delle pentole e allora sì che ci divertivamo: facevamo baldoria felici della Risurrezione di Cristo. Ma il ricordo più bello che ho del periodo pasquale è ciò che succedeva il giorno della Pasquetta – continua la signora –. Tutti i tranesi affollavano il Lungomare e festosi si recavano alla Grotta Azzurra o all'attuale Capo Colonna per gustare le scarcelle. Arrivavano persone delle città vicine, da Andria e da Corato, ed alcuni pranzavano sugli scogli con scarcelle e pasta al forno». Insomma, un significativo momento di ritrovo per familiari ed amici.

Un'altra signora, Concetta, racconta le difficoltà economiche di quei periodi: «Prima, ai tempi miei, la domenica di Pasqua non si andava a mangiare al ristorante come si fa adesso. Si preparava il ragù e si mangiava in compagnia. Mentre io e le mie sorelle aiutavamo a preparare la tavola, mio padre e i miei zii giocavano a carte». E conclude dicendo in dialetto tranese: «Preim nan stavn tutt sti cos da mangè. E iair meggh (prima non c'erano tutte queste cose da mangiare. Ed era meglio)».

Tra i ricordi vividi ed i sorrisi malinconici di questi nostri concittadini, emerge l'importanza della tradizione, un vero e proprio bagaglio culturale che le nuove generazioni non devono dimenticare.