Processo Rating, la lunga giornata di Tremonti a Trani
Il 19 novembre saranno ascoltati Prodi, Padoan, Vegas e Susi
venerdì 25 settembre 2015
7.06
«Il quadro economico finanziario dell'Italia era solido; l'economia del Paese correva più di Francia e Germania, esposte molto più per i prestiti alla Grecia; e non c'era rischio di una paralisi politica». E' quanto dichiarato nel corso della dichiarazione testimoniale dinanzi al Tribunale di Trani dall'ex ministro dell'economia Giulio Tremonti nel 2011 al vertice del dicastero di Via XX Settembre e che a Maggio, attraverso l'ufficio stampa, diffuse una nota rasserenante sul sistema Italia. Un intervento resosi necessario a causa delle previsioni negative dell'agenzia di rating Standard e Poor's sfociate a Gennaio 2012 nel declassamento dell'Italia da "A" a "BBB+".
Tremonti era stato indicato nella lista testi del pubblico ministero Michele Ruggiero nell'ambito del processo su "S&P" che vede imputati con l'accusa di manipolazione del mercato figure apicali dell'agenzia di rating: l'ex presidente indiano di S&P Deven Sharma; Jann Le Pallecm responsabile per l'Europa dell'agenzia e gli analisti britannici Eileen Zhang e Frank Gill ed il tedesco Moritz Kraemer.
Sott'accusa il report di "S&P" del 21 Maggio 2011 che preannunciava instabilità dell'Italia. Ma a quell'epoca secondo Tremonti non c'erano dati provenienti da organi ufficiali (Bankitalia, Istat, Corte dei Conti, Fondo Monetario, Ocse) che potessero confortare le negative previsioni dell'agenzia di rating, contrastanti anche coi pareri di altre agenzie di rating. Tuttavia quel report di s&P, secondo l'accusa, avrebbe illecitamente disincentivato l'acquisto dei titoli pubblici italiani, svilendo la borsa, mandando in fumo un mare di quattrini e danneggiando gravemente l'immagine del Paese.
Accusa contestata da S&P secondo cui «Questo caso si basa su una interpretazione errata del nostro ruolo, che è quello di supportare la trasparenza e la liquidità dei mercati fornendo una opinione indipendente del merito di credito relativo, sulla base delle nostre metodologie pubbliche e trasparenti. Ignora – aggiunge la nota - il sistema regolatorio europeo delle agenzie di Rating, in cui l'integrità dei nostri processi è attentamente monitorata dalla European Securities & Markets Authority (Esma). Continuiamo a sostenere la validità delle nostre azioni di Rating sull'Italia prima e durante la crisi dell'Eurozona, e continueremo a difendere le nostre persone da queste accuse completamente infondate».
Hanno deposto, sempre come testi della Pubblica Accusa, anche il colonnello della Guardia di Finanza Adriano D'Elia ed il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti. Quest'ultimo all'epoca dei fatti senatore del centrosinistra, secondo cui: «Il declassamento del rating dell'Italia fu deciso per far cadere il governo Berlusconi e far arrivare il governo Monti, non legittimamente eletto».
Il colonnello D'Elia, impegnato nelle complesse indagini, ha sostenuto che "Standard e Poor's non ha personale adeguato a svolgere valutazioni sul debito sovrano". Si torna in aula il 19 novembre con le audizioni dell'ex premier Romano Prodi, del Ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, del presidente della Consob Giuseppe Vegas e del responsabile dell'ufficio di vigilanza della Commissione sull'operato delle agenzie di rating, Neomisio Susi. In caso d'impedimento di uno dei 4 testi sarà citata Maria Cannata, direttore generale del Tesoro responsabile del debito pubblico. Nel processo sono costituiti parte civile l'Adusbef e Federcosumatori.
Tremonti era stato indicato nella lista testi del pubblico ministero Michele Ruggiero nell'ambito del processo su "S&P" che vede imputati con l'accusa di manipolazione del mercato figure apicali dell'agenzia di rating: l'ex presidente indiano di S&P Deven Sharma; Jann Le Pallecm responsabile per l'Europa dell'agenzia e gli analisti britannici Eileen Zhang e Frank Gill ed il tedesco Moritz Kraemer.
Sott'accusa il report di "S&P" del 21 Maggio 2011 che preannunciava instabilità dell'Italia. Ma a quell'epoca secondo Tremonti non c'erano dati provenienti da organi ufficiali (Bankitalia, Istat, Corte dei Conti, Fondo Monetario, Ocse) che potessero confortare le negative previsioni dell'agenzia di rating, contrastanti anche coi pareri di altre agenzie di rating. Tuttavia quel report di s&P, secondo l'accusa, avrebbe illecitamente disincentivato l'acquisto dei titoli pubblici italiani, svilendo la borsa, mandando in fumo un mare di quattrini e danneggiando gravemente l'immagine del Paese.
Accusa contestata da S&P secondo cui «Questo caso si basa su una interpretazione errata del nostro ruolo, che è quello di supportare la trasparenza e la liquidità dei mercati fornendo una opinione indipendente del merito di credito relativo, sulla base delle nostre metodologie pubbliche e trasparenti. Ignora – aggiunge la nota - il sistema regolatorio europeo delle agenzie di Rating, in cui l'integrità dei nostri processi è attentamente monitorata dalla European Securities & Markets Authority (Esma). Continuiamo a sostenere la validità delle nostre azioni di Rating sull'Italia prima e durante la crisi dell'Eurozona, e continueremo a difendere le nostre persone da queste accuse completamente infondate».
Hanno deposto, sempre come testi della Pubblica Accusa, anche il colonnello della Guardia di Finanza Adriano D'Elia ed il presidente dell'Adusbef Elio Lannutti. Quest'ultimo all'epoca dei fatti senatore del centrosinistra, secondo cui: «Il declassamento del rating dell'Italia fu deciso per far cadere il governo Berlusconi e far arrivare il governo Monti, non legittimamente eletto».
Il colonnello D'Elia, impegnato nelle complesse indagini, ha sostenuto che "Standard e Poor's non ha personale adeguato a svolgere valutazioni sul debito sovrano". Si torna in aula il 19 novembre con le audizioni dell'ex premier Romano Prodi, del Ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, del presidente della Consob Giuseppe Vegas e del responsabile dell'ufficio di vigilanza della Commissione sull'operato delle agenzie di rating, Neomisio Susi. In caso d'impedimento di uno dei 4 testi sarà citata Maria Cannata, direttore generale del Tesoro responsabile del debito pubblico. Nel processo sono costituiti parte civile l'Adusbef e Federcosumatori.