Quella classe dirigente tranese mai formata
Passano le amministrazioni politiche ma si susseguono più o meno sempre gli stessi errori
mercoledì 6 febbraio 2019
0.23
Passano gli anni e le amministrazioni politiche. Si susseguono più o meno sempre gli stessi errori. Assistiamo impotenti a lotte intestine alle coalizioni, personaggi pronti a ricattare od a cercare visibilità, gaffe burocratiche di varia schiatta. Ma il comune denominatore di tante, troppe amministrazioni, da quest'ultima del sindaco Bottaro, risalendo a quelle Riserbato, Tarantini I e II, Avantario risiede in un rifiuto di fondo, anzi in un pensiero mai contemplato, in un atto politico sociale mai messo in pratica: la costituzione e la formazione di una classe dirigente, di un gruppo, magari meglio se giovane, pronto a fornire materiale umano e morale, materiale e spirituale: una fucina dalla quale si potesse automaticamente scegliere il "miglior" candidato, il miglior presidente della municipalizzata di turno, il miglior consigliere comunale d'amministrazione.
Senza passare da odiosi sotterfugi, accordi sottobanco, assalti alle diligenze a metà dei percorsi amministrativi. Tutti troppo, invece, ripiegati sul consenso qui e ora, come da parti di quegli studenti che studiano solo per l'interrogazione e per il voto, non per ampliare la propria cultura personale, per aprire la mente. In questo caso mente e cultura politica. È passata in questi anni l'odiosa idea che conta solo il numero di voti, il numero di articoli fa sfoggiare in una personale rassegna stampa da far vedere ai nipoti. Siamo costantemente rivolti con lo sguardo all'indietro, misurando quanto ha fatto quel politico e come è finito poi. Confrontandolo con quelli di oggi a loro volta ripiegati sul proprio ombelico. Alla fine, in questo continuo passaggio a ritroso, resta solo un senso di vuoto nel presente ma soprattutto per il futuro: perché a tutto hanno pensato e pensano fuorché formare giovani r classe dirigente.
Una galleria di Napoleoni in esilio, di vuoti egocentrici che non incidono e non hanno inciso sulla città, salvo che, a tratti, nella forma. La classe politica tranese ha la colpa di aver pensato solo a se stessa e di aver avvallato il cattivo pensiero che in politica contano solo i numeri, cioè i voti. Con l'aggravante di aver convinto le masse, poi decisive, che quella roba lì si può anche comprare con poco, come un vestitino alle bancarelle.
Senza passare da odiosi sotterfugi, accordi sottobanco, assalti alle diligenze a metà dei percorsi amministrativi. Tutti troppo, invece, ripiegati sul consenso qui e ora, come da parti di quegli studenti che studiano solo per l'interrogazione e per il voto, non per ampliare la propria cultura personale, per aprire la mente. In questo caso mente e cultura politica. È passata in questi anni l'odiosa idea che conta solo il numero di voti, il numero di articoli fa sfoggiare in una personale rassegna stampa da far vedere ai nipoti. Siamo costantemente rivolti con lo sguardo all'indietro, misurando quanto ha fatto quel politico e come è finito poi. Confrontandolo con quelli di oggi a loro volta ripiegati sul proprio ombelico. Alla fine, in questo continuo passaggio a ritroso, resta solo un senso di vuoto nel presente ma soprattutto per il futuro: perché a tutto hanno pensato e pensano fuorché formare giovani r classe dirigente.
Una galleria di Napoleoni in esilio, di vuoti egocentrici che non incidono e non hanno inciso sulla città, salvo che, a tratti, nella forma. La classe politica tranese ha la colpa di aver pensato solo a se stessa e di aver avvallato il cattivo pensiero che in politica contano solo i numeri, cioè i voti. Con l'aggravante di aver convinto le masse, poi decisive, che quella roba lì si può anche comprare con poco, come un vestitino alle bancarelle.