Stabilizzazioni, Paolillo difende la sua opinione pro dirigenti
Intervento dell'assessore alla polizia municipale. «Nessuna pressione del sindaco. Contesto le tesi di Betti»
mercoledì 23 novembre 2011
10.08
Silente fino ad oggi per scelta, l'assessore alla polizia municipale, Pino Paolillo, coglie l'occasione delle dichiarazioni rilasciate dall'ormai ex collega di giunta Ugo Betti, per affrontare l'argomento delle stabilizzazioni e per chiarire la sua posizione sulla vicenda: «Intendo prendere le distanze da Betti – dice Paolillo - e gli contesto decisamente un passaggio di particolare importanza per me e per chi, come me, avrebbe votato favorevolmente alla proposta di delibera in ordine alla conversione della qualifica di dirigente da tempo determinato a tempo determinato. Il collega Betti è certo e sicuro di affermare che la delibera non poteva essere adottata. Il mio mestiere di avvocato mi insegna quotidianamente il principio secondo cui, a causa delle continue e svariate interpretazioni giuridiche delle norme da parte degli Organi di giustizia di ogni ordine e grado, non vi è alcuna certezza del diritto. Per cui mi meraviglia sentire parlare l'esimio collega Betti, che di professione non fa l'avvocato, di certezze giuridiche contrarie alla sussistenza del diritto in favore dei due dirigenti istanti».
Secondo Paolillo «le presunte certezze giuridiche del collega Betti vengono messe in discussione ogni giorno con i recenti orientamenti giurisprudenziali sul punto che si stanno orientando sempre di più verso l'accoglimento delle tesi di conversione prospettati dal legale dei dirigenti che non al contrario. Citare l'articolo 97 della Costituzione e parlare addirittura di incostituzionalità della delibera non solo è assolutamente fuori luogo ma è giuridicamente impossibile. La giunta non è affatto Organo che legifera ma è Organo esecutivo che avrebbe acconsentito ad una ipotesi di transazione della vertenza sulla base del sussistente interesse pubblico alla definizione del contenzioso nell'ambito di una valutazione bilanciata degli interessi coinvolti. Peraltro la norma dell'articolo 97 non può leggersi in maniera limitata. La norma, difatti, prevede sì nella prima parte che al pubblico impiego si accede tramite concorso; ma la norma va letta per intero: la stessa infatti, nella seconda parte, prevede espressamente che vengano fatte salve le eccezioni previste dalla legge».
Ad ogni buon conto, prescindendo dalle mere questioni giuridiche Paolillo sfida chiunque a dimostrare che il suo voto favorevole, come quello dei suoi colleghi, sarebbe stato determinato da una paventata coercizione del sindaco Tarantini e non, invece, da una sofferta ma quanto mai libera, volontaria e motivata scelta. «Non sono né siamo (e parlo anche a nome degli altri assessori che avrebbero votato favorevolmente) assessori con la paletta verde da alzare a comando. Abbiamo anche noi un lavoro e una famiglia. Non viviamo di certo dalla politica per cui anche noi, che avremmo votato favorevolmente, avremmo potuto rischiare personalmente e patrimonialmente. Per quella che è la mia concezione dell'attività di assessore essa comporta si sacrificio, perché inevitabilmente si sottrae tempo a spazio a lavoro e, soprattutto, alla famiglia, ma nel contempo si ha il piacere e l'onore di rappresentare, si spera degnamente e con onestà, tutta la cittadinanza di Trani. Mi sforzo solo di fare il bene comune sperando che il bene della città intera possa riverberare i suoi effetti positivi anche su di me e sulle persone a me vicine».
Infine Paolillo gira a tutta la cittadinanza un interrogativo: «Vi sarebbe stato lo stesso clima se i due dirigenti in questione non si fossero chiamati Giuseppe Affatato e Antonio Modugno?».
Secondo Paolillo «le presunte certezze giuridiche del collega Betti vengono messe in discussione ogni giorno con i recenti orientamenti giurisprudenziali sul punto che si stanno orientando sempre di più verso l'accoglimento delle tesi di conversione prospettati dal legale dei dirigenti che non al contrario. Citare l'articolo 97 della Costituzione e parlare addirittura di incostituzionalità della delibera non solo è assolutamente fuori luogo ma è giuridicamente impossibile. La giunta non è affatto Organo che legifera ma è Organo esecutivo che avrebbe acconsentito ad una ipotesi di transazione della vertenza sulla base del sussistente interesse pubblico alla definizione del contenzioso nell'ambito di una valutazione bilanciata degli interessi coinvolti. Peraltro la norma dell'articolo 97 non può leggersi in maniera limitata. La norma, difatti, prevede sì nella prima parte che al pubblico impiego si accede tramite concorso; ma la norma va letta per intero: la stessa infatti, nella seconda parte, prevede espressamente che vengano fatte salve le eccezioni previste dalla legge».
Ad ogni buon conto, prescindendo dalle mere questioni giuridiche Paolillo sfida chiunque a dimostrare che il suo voto favorevole, come quello dei suoi colleghi, sarebbe stato determinato da una paventata coercizione del sindaco Tarantini e non, invece, da una sofferta ma quanto mai libera, volontaria e motivata scelta. «Non sono né siamo (e parlo anche a nome degli altri assessori che avrebbero votato favorevolmente) assessori con la paletta verde da alzare a comando. Abbiamo anche noi un lavoro e una famiglia. Non viviamo di certo dalla politica per cui anche noi, che avremmo votato favorevolmente, avremmo potuto rischiare personalmente e patrimonialmente. Per quella che è la mia concezione dell'attività di assessore essa comporta si sacrificio, perché inevitabilmente si sottrae tempo a spazio a lavoro e, soprattutto, alla famiglia, ma nel contempo si ha il piacere e l'onore di rappresentare, si spera degnamente e con onestà, tutta la cittadinanza di Trani. Mi sforzo solo di fare il bene comune sperando che il bene della città intera possa riverberare i suoi effetti positivi anche su di me e sulle persone a me vicine».
Infine Paolillo gira a tutta la cittadinanza un interrogativo: «Vi sarebbe stato lo stesso clima se i due dirigenti in questione non si fossero chiamati Giuseppe Affatato e Antonio Modugno?».