Terremoto in AMET: Il CdA sfida il Comune. «Siamo in stallo, pronti a rimettere il mandato»
Tra dimissioni via social e veti incrociati, la partecipata diventa il terreno di scontro della campagna elettorale. Il CdA minaccia le dimissioni in blocco: «Impossibile garantire la continuità gestionale»
Il documento della discordia
Tutto nasce stamani con la pubblicazione di un post ufficiale sulla pagina della partecipata, dove la Presidente, Silvia Caputo, fotografa una situazione di paralisi totale. Ecco il testo integrale:
"AMET S.p.A., il Presidente: 'Situazione di stallo nel CdA, pronti a rimettere il mandato' Il Presidente di AMET S.p.A., dottoressa Silvia Caputo, prende atto delle dimissioni dell'Amministratore Delegato, avv. Vitantonio di Pace, che hanno determinato una situazione di vacanza all'interno dell'organo amministrativo in una fase particolarmente delicata per la società. Negli ultimi mesi sono stati effettuati diversi tentativi di convocazione dell'assemblea dei soci, già riunitasi in quattro occasioni precedenti per affrontare questioni di rilevante importanza, tra cui l'attuazione delle misure connesse ai finanziamenti del PNRR. Alla luce dell'urgenza di assicurare continuità amministrativa e gestionale, anche al fine di non compromettere l'accesso e la corretta gestione dei finanziamenti legati al PNRR, il Presidente aveva proposto di procedere alla ricomposizione del plenum dell'organo amministrativo attraverso il meccanismo della cooptazione, individuando un professionista già risultato idoneo all'esito della procedura di evidenza pubblica precedentemente espletata. Prima di giungere a tale proposta, sono stati inoltre effettuati ripetuti tentativi di interlocuzione con il socio, sia in via ufficiale sia informale, al fine di favorire una condivisione della scelta e consentire lo sblocco della situazione. In assenza delle condizioni necessarie per garantire il pieno funzionamento dell'organo amministrativo e per evitare che lo stallo possa arrecare ulteriori conseguenze all'attività aziendale, il Consiglio di Amministrazione si trova ora costretto a valutare la rimessione del proprio mandato, rimettendo così nelle mani del socio le determinazioni necessarie per assicurare il futuro e la continuità gestionale di AMET S.p.A."
Le dimissioni dell'avvocato Di Pace, comunicate via PEC e poi anticipate sui social alle 15:00 di un anonimo pomeriggio, avevano già sollevato più di un interrogativo. Se ufficialmente Di Pace ha parlato di «ragioni personali e professionali» e di un carico di lavoro diventato insostenibile per il fisico e per la famiglia, negli ambienti politici la lettura è ben diversa. Nominato nell'aprile del 2025, Di Pace lascia dopo meno di un anno, proprio mentre la città entra nel vivo della campagna elettorale per il dopo-Bottaro. Il sospetto è che l'ex AD si sia trovato stretto tra le necessità tecniche dell'azienda e le manovre pre-elettorali dei partiti, impegnati a ridisegnare gli equilibri di potere nelle partecipate.
L'Amet Spa è in ostaggio?
Il post della dottoressa Caputo rivela un dettaglio inquietante: l'assemblea dei soci è andata deserta o è rimasta infruttuosa per ben quattro volte. Tradotto dal burocratese: il Comune (il Socio) non si presenta o non decide. Mentre il CdA proponeva la cooptazione di un tecnico già idoneo per non fermare i progetti del PNRR — la vera linfa vitale per il futuro energetico e infrastrutturale di Trani — la politica ha scelto lo stallo. Perché? La sensazione è che la nomina del successore di Di Pace sia diventata l'ennesima fiche sul tavolo verde delle alleanze.
In un clima teso di fine amministrazione AMET è diventata il campo di battaglia dove si misurano i pesi dei "galli nel pollaio". La Presidente Caputo, con uno stile che ricorda la fermezza della diplomazia sabauda, ha messo i politici davanti alle proprie responsabilità: se AMET perde i fondi PNRR a causa di un CdA incompleto, la colpa non sarà dei tecnici, ma di chi ha disertato le assemblee. Lo stallo di AMET è lo specchio di una Trani sospesa. Da un lato la città che ha bisogno di servizi e investimenti, dall'altro una coalizione di centrosinistra frammentata che non riesce a trovare la quadra nemmeno su una nomina tecnica. Se il CdA rimetterà davvero il mandato, AMET rischia il commissariamento tecnico, proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di una guida politica forte e, soprattutto, libera.