Trani capitale della cultura: pensiero stupendo ma utopico?
Si diffonde la notizia tra lo scetticismo dei partiti d'opposizione
lunedì 28 maggio 2018
16.41
Partiamo da una premessa, qualsiasi cosa troviate di seguito scritto in questo articolo: siamo favorevoli alla proposta che potrebbe portare Trani a partecipare alla "gara – iter", per diventare Capitale della Cultura (metto pure le maiuscole per l'occasione). Dopo aver letto la notizia, però e dopo aver ascoltato "l' "ohh" social e mediatico e dopo aver fatto un salto fino al soffitto e dopo essere rimasti sospesi, con la mente, per qualche secondo, siamo tornati coi piedi per terra. E penso pure tanti altri tranesi.
Alcuni rappresentanti dei partiti d'opposizione, da Biancofiore (Lega Sud), con lungo post esplicativo, a Sotero (Solo con Trani), con breve post tagliente circa la necessità del "fare" e non di "annunciare", sono stati i primi a farsi portavoce di questo scetticismo. Anche nella nostra redazione è partito un dibattito.Trani Capitale della Cultura, per come stanno al momento le cose nella nostra realtà, è probabilmente solo un bellissimo sogno, uno slogan, un'idea brillante che ti viene in mente quando ti svegli felice al mattino, prendi un caffè che ti stimola l'entusiasmo e allora fai anche un comunicato stampa elettrizzato.
Questo non vuol'essere un commento disfattista, anzi. Pure i dirigenti della Juve o dell'Inter (cito anche questi ultimi come esempio perché so che ci sono tanti tifosi tra i miei lettori) domani mattina potrebbero alzarsi e fare un comunicato: "Vogliamo Cristiano Ronaldo e proveremo a prenderlo!". E' come un titolo di un giornale sportivo d'estate, quando il campionato non c'è e bisogna vendere più copie, un Tuttosport o una Gazzetta dello sport che in prima pagina sparano: "CR7 – Juve, ci siamo"; oppure "Messi all'Inter". E tutti a comprare copie. Fuor di metafora, possiamo dire che il "TuttoBottaro e Co.", chiaramente un giornale fantomatico, ha sparato idealmente nei giorni scorsi "Trani Capitale della Cultura 2021 sul tavolo". L'amministrazione Bottaro, in molti reparti zoppica, ha molti consiglieri e assessori nervosi, c'è bisogno di recuperare consenso, nelle loro teste e allora, via col titolone.
Il problema è ben preciso ed il commento diventa stimolante: come fa una città che, già da capoluogo di provincia, tra i tre centri con cui convive, è stato quello che più s'è fatto massacrare, nell'incapacità di offrire servizi, nell'umiliazione nel campo della sanità, nella proposta debole di personaggi e istituzioni, ad emergere su altre per spuntarla e far diventare il sogno realtà? Il termine Cultura è poi un concetto ampio e non si limita ad una passerella di autori e saggisti sparsi qua e là in qualche manifestazione ad hoc o a qualche cartolina dei nostri monumenti.
C'è la Cultura ambientale: massacrata e messa in un angolo, vedi casi discariche; la Cultura sanitaria: ridotta ai minimi termini; la Cultura delle Istituzioni: a Palazzo di Città manca personale in tanti uffici e ad ogni elezione vengono fuori consiglieri e/o assessori famelici, che a loro volta calpestano la Cultura Politica, che tante grandi individualità ha vantato in passato, ed ora basta dare solo un'occhiata ai social o farsi qualche capatina in consiglio comunale, per capire che il piano di calpestio è sfondato verso il basso da tempo.
Che servizi e che sostegno può dare ad un'idea del genere un Comune che, tra mancanza di personale e politici famelici e pronti a sfruttare il voto dei cittadini per curare solo gli interessi degli amici, dei clienti (in senso anche letterale, non solo intesi come "clientes" in accezione latina, ma proprio i clienti dei loro uffici malandati, bisognosi di corroborazione "politica"), dei parenti?
Abbiamo calpestato, o meglio, hanno calpestato, tutte le Culture possibili ed ora ci candidiamo a Capitale della Cultura? Non basta più la "cartolina" di Ognissanti, di un museo, di una passerella di autori, della Cattedrale. Siamo in un' epoca di Culture. Non so se i nostri politici, almeno la maggior parte, siano in grado di capirlo. Prima bisogna rifondare una Città nella mentalità e nel modo di agire e gestire, programmare e governare. Poi ci si mette una ciliegina: la proposta di Trani Capitale della Cultura. Non puoi montare una giostra, tipo le Montagne Russe, lanciando i carrelli col pubblico e non stringendo i bulloni dei binari. Il salto nel vuoto sarebbe consequenziale. Come il buco nell'acqua.
Alcuni rappresentanti dei partiti d'opposizione, da Biancofiore (Lega Sud), con lungo post esplicativo, a Sotero (Solo con Trani), con breve post tagliente circa la necessità del "fare" e non di "annunciare", sono stati i primi a farsi portavoce di questo scetticismo. Anche nella nostra redazione è partito un dibattito.Trani Capitale della Cultura, per come stanno al momento le cose nella nostra realtà, è probabilmente solo un bellissimo sogno, uno slogan, un'idea brillante che ti viene in mente quando ti svegli felice al mattino, prendi un caffè che ti stimola l'entusiasmo e allora fai anche un comunicato stampa elettrizzato.
Questo non vuol'essere un commento disfattista, anzi. Pure i dirigenti della Juve o dell'Inter (cito anche questi ultimi come esempio perché so che ci sono tanti tifosi tra i miei lettori) domani mattina potrebbero alzarsi e fare un comunicato: "Vogliamo Cristiano Ronaldo e proveremo a prenderlo!". E' come un titolo di un giornale sportivo d'estate, quando il campionato non c'è e bisogna vendere più copie, un Tuttosport o una Gazzetta dello sport che in prima pagina sparano: "CR7 – Juve, ci siamo"; oppure "Messi all'Inter". E tutti a comprare copie. Fuor di metafora, possiamo dire che il "TuttoBottaro e Co.", chiaramente un giornale fantomatico, ha sparato idealmente nei giorni scorsi "Trani Capitale della Cultura 2021 sul tavolo". L'amministrazione Bottaro, in molti reparti zoppica, ha molti consiglieri e assessori nervosi, c'è bisogno di recuperare consenso, nelle loro teste e allora, via col titolone.
Il problema è ben preciso ed il commento diventa stimolante: come fa una città che, già da capoluogo di provincia, tra i tre centri con cui convive, è stato quello che più s'è fatto massacrare, nell'incapacità di offrire servizi, nell'umiliazione nel campo della sanità, nella proposta debole di personaggi e istituzioni, ad emergere su altre per spuntarla e far diventare il sogno realtà? Il termine Cultura è poi un concetto ampio e non si limita ad una passerella di autori e saggisti sparsi qua e là in qualche manifestazione ad hoc o a qualche cartolina dei nostri monumenti.
C'è la Cultura ambientale: massacrata e messa in un angolo, vedi casi discariche; la Cultura sanitaria: ridotta ai minimi termini; la Cultura delle Istituzioni: a Palazzo di Città manca personale in tanti uffici e ad ogni elezione vengono fuori consiglieri e/o assessori famelici, che a loro volta calpestano la Cultura Politica, che tante grandi individualità ha vantato in passato, ed ora basta dare solo un'occhiata ai social o farsi qualche capatina in consiglio comunale, per capire che il piano di calpestio è sfondato verso il basso da tempo.
Che servizi e che sostegno può dare ad un'idea del genere un Comune che, tra mancanza di personale e politici famelici e pronti a sfruttare il voto dei cittadini per curare solo gli interessi degli amici, dei clienti (in senso anche letterale, non solo intesi come "clientes" in accezione latina, ma proprio i clienti dei loro uffici malandati, bisognosi di corroborazione "politica"), dei parenti?
Abbiamo calpestato, o meglio, hanno calpestato, tutte le Culture possibili ed ora ci candidiamo a Capitale della Cultura? Non basta più la "cartolina" di Ognissanti, di un museo, di una passerella di autori, della Cattedrale. Siamo in un' epoca di Culture. Non so se i nostri politici, almeno la maggior parte, siano in grado di capirlo. Prima bisogna rifondare una Città nella mentalità e nel modo di agire e gestire, programmare e governare. Poi ci si mette una ciliegina: la proposta di Trani Capitale della Cultura. Non puoi montare una giostra, tipo le Montagne Russe, lanciando i carrelli col pubblico e non stringendo i bulloni dei binari. Il salto nel vuoto sarebbe consequenziale. Come il buco nell'acqua.