"Scusate il disturbo". L'Editoriale | Trani, il risveglio che spaventa: il "No" al referendum è l'incognita delle amministrative

Il balzo dell’affluenza (+16%) trasforma le comunali in un terreno ignoto. Chi ignora il voto dei giovani oggi, rischia il proprio funerale politico domani

martedì 24 marzo 2026 14.14
A cura di Tonino Lacalamita
Il "maggiordomo" è innocente. Contrariamente alle previsioni della vigilia, che legavano la vittoria del a una partecipazione massiccia, Trani ha risposto con un paradosso politico: le urne si sono riempite (oltre 25.000 votanti, 7.000 in più rispetto alle politiche di novembre) ma per dire un secco "No" alla riforma della giustizia. In una città che respira diritto tra le mura del suo Tribunale, l'appello di magistrati come il procuratore Renato Nitti ha fatto breccia, trasformando un quesito tecnico in una trincea a difesa della Costituzione. Ma mentre il dato nazionale vede una Meloni che "rispetta la sovranità" e una Schlein che rivendica la "vittoria bella", a Trani il silenzio dei sei candidati sindaco è assordante. Un silenzio che sa di calcolo, di chi sta ricalibrando la bussola dopo che il vento è cambiato improvvisamente.

Il "Mistero" dell'Affluenza: 25.000 segnali di fumo - Il dato più dirompente è quel 56%. Rispetto al misero 40% delle regionali di novembre 2025, Trani ha riscoperto la voglia di partecipare. Questo "surplus" di 7.000 elettori non è un dettaglio: è una mina vagante nelle segreterie. Se i giovani hanno fatto la differenza, come dicono i dati, significa che esiste una fascia elettorale che non risponde più alle vecchie logiche dei "portatori di voti" o delle cene elettorali. La domanda è: chi saprà intercettare questo "popolo del No" a maggio?

I Candidati tra il "Sì" tradito e il "No" da capitalizzare - Il quadro che avevamo tracciato settimane fa esce stravolto o confermato dal voto dipende dal punto di osservazione, si sa il bicchiere può essere mezzo pieno o vuoto: Verso Maggio: Liste, Soldi e "Porte Sbattute" - Mentre i leader nazionali si scontrano sui massimi sistemi, a Trani il problema diventa improvvisamente carnale: fare le liste. Il dato delle regionali di novembre, l'ultimo politico attendibile, certifica Fratelli d'Italia al 23,18% e il PD al 22,45%, ma quei numeri oggi sono sbiaditi perchè da un lato il PD soffre l'emorragia verso il "Grande Centro" di Marinaro, che però deve ora gestire una coalizione eterogenea dove "tenersi uniti" sta diventando un lavoro a tempo pieno, dall'altro , nel centrodestra, le porte sbattute (vedi caso Lega), i divorzi recenti (vedi il caso di Rosa Uva e Giovanni Di Leo) e la situazione ancora da chiarire di Gigi Riserbato (rimane o va via e se va via dove va?) rendono il sonno dei coordinatori molto agitato. E poi c'è la questione economica. Candidarsi costa. In una campagna elettorale che si preannuncia tesa, chi pagherà per i manifesti, i comitati e i social? Il rischio è che, dopo l'abbuffata ideale del referendum, le liste vengano riempite non per competenza, ma per capacità di autofinanziamento.

Il referendum di marzo non ha assegnato la fascia, ma ha tolto il velo. -Trani non è rassegnata. Quei 7.000 voti in più sono il vero incubo dei candidati. La città ha dimostrato di saper distinguere, di saper votare "contro" se non convinta, e di non seguire ciecamente i simboli. La primavera è fiorita "aspra" come avevamo previsto. Ora resta da capire chi, tra i sei contendenti, riuscirà a non farsi travolgere dall'onda del No e chi, invece, finirà per essere misurato — e bocciato — proprio da quel metro che i cittadini hanno iniziato a usare fuori dai seggi post referendari.

Il posizionamento strategico dei candidati alla luce del risultato referendario, cosa potrebbe accadere? - Il passaggio dal referendum alle amministrative di maggio non sarà una semplice staffetta, ma un vero e proprio "rebranding" forzato per tutti i protagonisti. A Trani, la politica è ferma a guardare le macerie del Sì e l'esultanza del No, cercando di capire come tradurre quei 25.000 voti (e i 7.000 "nuovi" elettori) in consenso per il Palazzo di Città. Ecco l'analisi di ciò che pensiamo possa accadere nei quartieri generali dei candidati a Sindaco nelle prossime ore:

1. Il Centrodestra (Guarriello): L'operazione "Sganciamento" - Dopo aver cavalcato l'onda della riforma Nordio, il dott. Angelo Guarriello si trova ora a dover gestire l'effetto "rimbalzo". 2. Il Centrosinistra (Galiano): La tentazione dell'eccesso di euforia - Il prof. Marco Galiano ha il vento in poppa, ma è un vento insidioso. 3. Il "Grande Centro" (Marinaro): Il ruolo di Pivot - L'avv. Giacomo Marinaro è l'unico che ha giocato d'anticipo, votando No personalmente ma lasciando libertà di coscienza. 4. Il Fronte Civico (Mercorio, Moscatelli, De Feudis): La caccia al "Voto Libero" - Per gli altri tre candidati, l'affluenza alta è un segnale di vitalità che va "monetizzato".
Entro la scadenza del 24 aprile, fra un mese esatto, comunque andranno presentate le liste e la vera partita inizia adesso perchè, questo è nell'aria da tempo ed è considerazione di molti, il seggio di Palazzo Palmieri non verrà confermato de plano agli uscenti. Tutti, uscenti e aspiranti entranti, dovranno impegnarsi a sudarselo "casa per casa, porta a porta" a colpi di reels, post social e forse non basterà perchè molti potenziali consiglieri, spaventati dal risultato referendario e dai costi di una campagna elettorale lunga, potrebbero sfilarsi (pensate il pacchetto minimo di 5.000 santini, quelli fatti bene, costa quasi 1.000€, da aggiungere caffè, colazioni ed aperitivi da offrire).

Nei prossimi giorni vedremo una raffica di convegni e gazebo, ma il tema non sarà più il CSM. Sarà un tentativo frenetico di "tradurre" il linguaggio dei costituzionalisti in quello dei cittadini di Trani. Per chiuderla alla maniera di Agatha Christie e del mitico Hercule Poirot, il colpevole non è il maggiordomo, perchè ora, il considerato maggiordomo (l'elettore) si è stancato, ha rotto le catene ed ha preso in mano la situazione: chi non lo capisce, a maggio rischia davvero di essere la vittima ed assistere al suo "funerale politico".