Villa Dragonetti: il Comune blocca provvisoriamente la struttura
Un mese di tempo per riparare i danni all'interno delle stanze
venerdì 30 maggio 2014
Villa Dragonetti, la nota casa di riposo della nostra città sembra già da tempo non essere più un "luogo di riposo" ma sede di terremoti giudiziari in cui da qualche mese a questa parte è coinvolta.
Già durante il mese d'aprile scorso, il sindacato Usppi annunciava, con una un a nota indirizzata al direttore generale della Asl Bat, grandissima preoccupazione in ordine alla vertenza riguardante i dipendenti della struttura ove 44 unità rischiano di essere licenzia. L'Asl Bat metteva a disposizione solamente 77 posti letto su un totale di partenza di 158 ospiti, poi ridotti a 110 a seguito del trasferimento dei restanti in altre strutture locali. Questi posti letto tuttavia non furono subito accreditati dal comune allorché ci furono proteste con presidi dinanzi alla struttura da parte dei 44 dipendenti a cui il lavoro era rischio.
6 maggio. A Bari si svolge la riunione sul futuro dell'azienda sanitaria a cui parteciparono, tra gli altri, il sindaco Riserbato e il direttore generale dell'Asl, Gorgoni. Tuttavia, per assenza del rappresentante legale o gestore non fu possibile prendere importanti provvedimenti sul percorso da avviare per il fondamentale adeguamento della struttura agli standard organizzativi e funzionali.
Un silenzio rotto solo oggi da una determinazione del Comune di Trani che fa sapere che l'ente morale e religioso "Congregazione Suore Piccole Operaie del Sacro Cuore", di cui è responsabile legale Suor Avigliano Carmela Serafina, non ha ancora adempiuto a colmare le carenze, rese note lo scorso 24 aprile, nelle camere preposte alla tipologia di servizio "Casa di riposo". Pareti macchiate e con intonaci scrostati, servizi igienici usurati e vetusti, presenza di cerniere che possono risultare pericolose sul telaio di alcune porte che separano l'anticamera dalla stanza vera e propria, questi alcuni dei disagi riscontrati sulla struttura. Il comune ha sospeso il provvedimento di autorizzazione al funzionamento, seppur provvisorio, della struttura fissando il termine di 30 giorni per provvedere a intonacatura e tinteggiatura delle pareti scrostate e macchiate, alla manutenzione dei servizi igienici usurati e la rimozione o accorgimenti di protezione per le cerniere, fonte di pericolo per gli ospiti. E' caos ora tra i dipendenti della struttura ma ancor di più tra gli ammalati e le loro famiglie che, ancora una volta, vedono violato il loro diritto alla cura e protezione.
Già durante il mese d'aprile scorso, il sindacato Usppi annunciava, con una un a nota indirizzata al direttore generale della Asl Bat, grandissima preoccupazione in ordine alla vertenza riguardante i dipendenti della struttura ove 44 unità rischiano di essere licenzia. L'Asl Bat metteva a disposizione solamente 77 posti letto su un totale di partenza di 158 ospiti, poi ridotti a 110 a seguito del trasferimento dei restanti in altre strutture locali. Questi posti letto tuttavia non furono subito accreditati dal comune allorché ci furono proteste con presidi dinanzi alla struttura da parte dei 44 dipendenti a cui il lavoro era rischio.
6 maggio. A Bari si svolge la riunione sul futuro dell'azienda sanitaria a cui parteciparono, tra gli altri, il sindaco Riserbato e il direttore generale dell'Asl, Gorgoni. Tuttavia, per assenza del rappresentante legale o gestore non fu possibile prendere importanti provvedimenti sul percorso da avviare per il fondamentale adeguamento della struttura agli standard organizzativi e funzionali.
Un silenzio rotto solo oggi da una determinazione del Comune di Trani che fa sapere che l'ente morale e religioso "Congregazione Suore Piccole Operaie del Sacro Cuore", di cui è responsabile legale Suor Avigliano Carmela Serafina, non ha ancora adempiuto a colmare le carenze, rese note lo scorso 24 aprile, nelle camere preposte alla tipologia di servizio "Casa di riposo". Pareti macchiate e con intonaci scrostati, servizi igienici usurati e vetusti, presenza di cerniere che possono risultare pericolose sul telaio di alcune porte che separano l'anticamera dalla stanza vera e propria, questi alcuni dei disagi riscontrati sulla struttura. Il comune ha sospeso il provvedimento di autorizzazione al funzionamento, seppur provvisorio, della struttura fissando il termine di 30 giorni per provvedere a intonacatura e tinteggiatura delle pareti scrostate e macchiate, alla manutenzione dei servizi igienici usurati e la rimozione o accorgimenti di protezione per le cerniere, fonte di pericolo per gli ospiti. E' caos ora tra i dipendenti della struttura ma ancor di più tra gli ammalati e le loro famiglie che, ancora una volta, vedono violato il loro diritto alla cura e protezione.