Strutture sportive, tutti contro Laraia e la Geda

Replicano le società: «E’ l’unico a lamentarsi sempre. Ora basta»

mercoledì 2 novembre 2011 10.46
Strutture sportive e spazi a disposizione delle società: si apre una violenta polemica. Le dichiarazioni rilasciate al nostro portale dal presidente della Geda Trani, Geppino Laraia, hanno prodotto la risposta piccata delle altre società, chiamate in causa dal primo dirigente della squadra locale di pallavolo maschile.

La nota di replica giunta in redazione porta la firma di sei associazioni sportive (Nuova unione sportiva basket Trani, Aquila Azzurra, Juve Trani, Fortitudo, Olimpia, Accademia dello sport). Tutti contro Laraia, senza mezzi termini: «Il presidente della Geda – scrivono i rappresentanti delle realtà sportive tranesi - chiede a chi di dovere di riequilibrare le posizioni dominanti di alcune società a discapito di altre fra cui la sua. Sbagliato! L'unica su otto società che si sente penalizzata è la sua, tanto è vero che tutte le altre, come accade regolarmente da anni, hanno firmato il foglio degli orari presentato all'ufficio sport. Questo particolare vorrà pur dire qualcosa. La Geda lamenta che non le sono state riconosciute fascie orarie consone al campionato di categoria (Prima divisione) al quale risulta iscritta: niente di più sbagliato. Alla Geda sono state assegnate, dalle società in assemblea, tutte rappresentate, tre fascie orarie di prima squadra a completamento delle ore disponibili nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì, in orari mai assegnati in passato a squadre che prendono parte ad un campionato di Prima divisione. Negli anni scorsi, squadre impegnate nel medesimo campionato hanno goduto di orari ben più scomodi».

Secondo i rappresentanti delle società, la verità è un'altra: «Da sempre, a queste riunioni, ci si presenta armati di grandissima pazienza e disponibilità perchè è palese che le due strutture comunali non possono soddisfare appieno le esigenze di tutti e quindi si arriva a delle soluzioni grazie alla grandissima elasticità delle società. Nel momento in cui questa necessaria elasticità viene meno, è normale che la maggioranza delle società ne prenda atto e prosegua per la propria strada. Quando poi si lanciano delle accuse pubbliche bisogna avere il coraggio di non tralasciare delicate questioni che da diversi anni vedono protagonista la Geda ed intralciano la stesura degli orari. Non vanno dimenticate le tante nottate trascorse per cercare di soddisfare la Geda. Ogni anno è la stessa storia. Ora siamo stufi».