
Attualità
Cataldo De Luca nel Gruppo Tecnico Made in Italy di Confindustria: una guida per il rilancio del comparto calzaturiero e della moda
La nomina a Roma in avvio del secondo biennio della presidenza Orsini. Il manager tranese analizza la crisi dell'export in Puglia (-10,1%) e indica la strada: «Servono brand propri, innovazione e tutele in Europa»
Trani - sabato 8 agosto 2026
11.35
Un prestigioso riconoscimento nazionale per l'imprenditoria del territorio e, al tempo stesso, una conferma del valore delle competenze espresse dalla nostra comunità sui grandi tavoli strategici del Paese. Il manager e dirigente d'azienda tranese dott. Cataldo De Luca, laurea in ingegneria elettronica, classe '64 e tranese convinto "per scelta" dal '95, direttore di Base Protection e presidente della Sezione Tessile-Abbigliamento-Calzature (TAC) di Confindustria Bari e BAT, è stato ufficialmente nominato componente del Gruppo Tecnico Made in Italy di Confindustria per il biennio 2026-2028.
La designazione è giunta direttamente da Roma con una nota firmata dal Vice Presidente per le Politiche Industriali e il Made in Italy, Marco Nocivelli, in avvio del secondo biennio della presidenza nazionale guidata da Emanuele Orsini. Un incarico che mira a valorizzare le professionalità in grado di affiancare la squadra di Presidenza nell'analisi, nel confronto e nella progettazione di politiche industriali a supporto dell'eccellenza manifatturiera italiana. La riunione d'insediamento del nuovo Gruppo Tecnico si terrà il prossimo 23 settembre alle ore 10:30.
La nomina giunge in un momento particolarmente delicato e complesso per uno dei settori simbolo del Made in Italy nel Mezzogiorno: il comparto calzaturiero. I dati del primo trimestre 2026 fotografano infatti una battuta d'arresto per l'export pugliese, sceso a 77,89 milioni di euro con una flessione del -10,1% rispetto allo stesso periodo del 2025 (e un -15,9% rispetto al 2019). La flessione colpisce in modo significativo proprio la BAT (principale polo regionale con 48,74 milioni e un calo del -15,2%) e il Salento (-10,5%), portando a un forte ricorso alla cassa integrazione.
Abbiamo intervistato per telefono il dott. De Luca per fare il punto della situazione e analizzare i fattori che stanno condizionando il settore.«La Puglia è un po' come tutte le regioni dove c'è una forte capacità di produzione, ma con non tanti brand», ha spiegato De Luca. «Il brand decide dove andare ad acquistare e, se in questo momento sta acquistando più dall'estero, acquista meno dalle regioni italiane, tra cui la Puglia. C'è anche un consumo di calzature a livello globale più basso, perché il potere di acquisto delle persone non è più quello di una volta: se prima si acquistavano tre o quattro paia di scarpe all'anno, oggi se ne acquistano meno». Nel corso del colloquio telefonicamente intercorso, il neo-componente del Gruppo Tecnico di Confindustria ha evidenziato come le tensioni internazionali incidano direttamente sulle tasche dei consumatori e sulle filiere produttive: «Se una famiglia che ha due automobili deve pagare il carburante il 30% in più rispetto a un anno fa, mentre il salario è cresciuto mediamente del 2%, quel gap viene pagato con un potere d'acquisto più basso sui beni di consumo», ha sottolineato De Luca. «La famiglia non riduce il cibo, ma quello che considera meno indispensabile. La calzatura che serve viene acquistata, quella in più per il piacere di comprarla magari no. A questo si aggiungono i ritardi delle materie prime, le difficoltà sulle rotte internazionali e i tempi di consegna: sono cose concatenate che incidono sulle decisioni di acquisto». Particolarmente critica resta la perdita di sbocchi commerciali strategici: «Abbiamo perso mercati importanti: non possiamo più vendere come prima in Russia e nei Paesi dell'ex Unione Sovietica, in Cina ci sono barriere e difficoltà doganali, negli Stati Uniti i dazi ci rendono meno competitivi. Il bacino d'utenza si è ristretto tantissimo».
Le ricette per la ripartenza: brand propri, tecnologia e tutele UE. Quale strada intraprendere, dunque, per rimettere in moto l'industria della manifattura e della calzatura? Secondo Cataldo De Luca, la svolta deve essere sia strategica sia istituzionale. Da un lato c'è l'esigenza per le imprese di superare la sola logica del contoterzismo: «Le aziende molto grandi dovrebbero cercare sempre più di investire in un brand proprio per essere padrone del mercato. Essere molto grandi ma dipendere da un brand che non è il tuo vuol dire essere sempre a rischio nel momento in cui un Paese diventa molto più competitivo dell'Italia». Dall'altro, serve una forte presenza dello Stato e delle istituzioni europee: «Lo Stato deve agevolare lo sviluppo tecnologico, la formazione e le risorse per fare innovazione. E soprattutto deve interloquire con la Commissione europea, perché stanno arrivando regolamenti molto vincolanti e la filiera europea non è pronta a una velocità così alta. Queste regole incidono sui costi e alla fine il prodotto diventa meno competitivo. Se vogliamo che il sistema tenga, lo Stato e soprattutto l'Europa devono proteggerci sempre di più».
Con questo bagaglio di esperienza sul campo e profonda conoscenza delle dinamiche industriali, l'impegno di Cataldo De Luca a Roma all'interno del Gruppo Tecnico Made in Italy rappresenterà un punto di riferimento prezioso per portare le istanze delle filiere pugliesi e meridionali al centro dell'agenda economica nazionale.
La designazione è giunta direttamente da Roma con una nota firmata dal Vice Presidente per le Politiche Industriali e il Made in Italy, Marco Nocivelli, in avvio del secondo biennio della presidenza nazionale guidata da Emanuele Orsini. Un incarico che mira a valorizzare le professionalità in grado di affiancare la squadra di Presidenza nell'analisi, nel confronto e nella progettazione di politiche industriali a supporto dell'eccellenza manifatturiera italiana. La riunione d'insediamento del nuovo Gruppo Tecnico si terrà il prossimo 23 settembre alle ore 10:30.
La nomina giunge in un momento particolarmente delicato e complesso per uno dei settori simbolo del Made in Italy nel Mezzogiorno: il comparto calzaturiero. I dati del primo trimestre 2026 fotografano infatti una battuta d'arresto per l'export pugliese, sceso a 77,89 milioni di euro con una flessione del -10,1% rispetto allo stesso periodo del 2025 (e un -15,9% rispetto al 2019). La flessione colpisce in modo significativo proprio la BAT (principale polo regionale con 48,74 milioni e un calo del -15,2%) e il Salento (-10,5%), portando a un forte ricorso alla cassa integrazione.
Abbiamo intervistato per telefono il dott. De Luca per fare il punto della situazione e analizzare i fattori che stanno condizionando il settore.«La Puglia è un po' come tutte le regioni dove c'è una forte capacità di produzione, ma con non tanti brand», ha spiegato De Luca. «Il brand decide dove andare ad acquistare e, se in questo momento sta acquistando più dall'estero, acquista meno dalle regioni italiane, tra cui la Puglia. C'è anche un consumo di calzature a livello globale più basso, perché il potere di acquisto delle persone non è più quello di una volta: se prima si acquistavano tre o quattro paia di scarpe all'anno, oggi se ne acquistano meno». Nel corso del colloquio telefonicamente intercorso, il neo-componente del Gruppo Tecnico di Confindustria ha evidenziato come le tensioni internazionali incidano direttamente sulle tasche dei consumatori e sulle filiere produttive: «Se una famiglia che ha due automobili deve pagare il carburante il 30% in più rispetto a un anno fa, mentre il salario è cresciuto mediamente del 2%, quel gap viene pagato con un potere d'acquisto più basso sui beni di consumo», ha sottolineato De Luca. «La famiglia non riduce il cibo, ma quello che considera meno indispensabile. La calzatura che serve viene acquistata, quella in più per il piacere di comprarla magari no. A questo si aggiungono i ritardi delle materie prime, le difficoltà sulle rotte internazionali e i tempi di consegna: sono cose concatenate che incidono sulle decisioni di acquisto». Particolarmente critica resta la perdita di sbocchi commerciali strategici: «Abbiamo perso mercati importanti: non possiamo più vendere come prima in Russia e nei Paesi dell'ex Unione Sovietica, in Cina ci sono barriere e difficoltà doganali, negli Stati Uniti i dazi ci rendono meno competitivi. Il bacino d'utenza si è ristretto tantissimo».
Le ricette per la ripartenza: brand propri, tecnologia e tutele UE. Quale strada intraprendere, dunque, per rimettere in moto l'industria della manifattura e della calzatura? Secondo Cataldo De Luca, la svolta deve essere sia strategica sia istituzionale. Da un lato c'è l'esigenza per le imprese di superare la sola logica del contoterzismo: «Le aziende molto grandi dovrebbero cercare sempre più di investire in un brand proprio per essere padrone del mercato. Essere molto grandi ma dipendere da un brand che non è il tuo vuol dire essere sempre a rischio nel momento in cui un Paese diventa molto più competitivo dell'Italia». Dall'altro, serve una forte presenza dello Stato e delle istituzioni europee: «Lo Stato deve agevolare lo sviluppo tecnologico, la formazione e le risorse per fare innovazione. E soprattutto deve interloquire con la Commissione europea, perché stanno arrivando regolamenti molto vincolanti e la filiera europea non è pronta a una velocità così alta. Queste regole incidono sui costi e alla fine il prodotto diventa meno competitivo. Se vogliamo che il sistema tenga, lo Stato e soprattutto l'Europa devono proteggerci sempre di più».
Con questo bagaglio di esperienza sul campo e profonda conoscenza delle dinamiche industriali, l'impegno di Cataldo De Luca a Roma all'interno del Gruppo Tecnico Made in Italy rappresenterà un punto di riferimento prezioso per portare le istanze delle filiere pugliesi e meridionali al centro dell'agenda economica nazionale.

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