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«Gli sguardi che proteggono»: presentato il Calendario Storico dell’Arma 2027 nella provincia BAT
Dal 1928 testimone dell’identità nazionale, la nuova edizione racconta attraverso la fotografia il dovere quotidiano della sicurezza: la riflessione del Comandante Provinciale, Colonnello Massimiliano Galasso
Uno sguardo che non è mera contemplazione, ma assunzione diretta di responsabilità: la capacità di cogliere un segnale debole, prevenire il pericolo, ascoltare il disagio prima ancora che si traduca in parole e garantire la serena normalità del vivere civile. Una missione che trova una declinazione puntuale e concreta nella complessa geografia della provincia di Barletta-Andria-Trani, tra costa adriatica, entroterra murgiano, presidio delle campagne e contrasto ai reati predatori, fino ad approdare al ruolo insostituibile dei Comandanti di Stazione, presidio di prossimità e porta aperta dello Stato sul territorio.
L'intervento del Comandante Provinciale, Col. Massimiliano Galasso
«Ciò che siamo chiamati a difendere non è un'astrazione. Ha il rumore di una serranda che si alza all'alba, il passo di un bambino lungo la strada per la scuola, la porta di una casa che si apre a chi ritorna. È la vita di ogni giorno, nella sua fragile e tenace normalità. Proprio questa normalità chiede una vigilanza che non conosca distrazioni.
È sulla soglia fra la vita ordinaria e il pericolo che si posa lo sguardo del Carabiniere. Riconoscere un'anomalia, leggere un silenzio, comprendere una richiesta d'aiuto prima che trovi le parole: da qui comincia la protezione. Il Calendario Storico dell'Arma, che dal 1928 accompagna generazioni di italiani, dedica a questo dovere la sua edizione 2027: «Gli sguardi che proteggono». Uno sguardo educato dall'esperienza, sorretto dalla disciplina, guidato dalla coscienza del proprio compito. Per un Carabiniere osservare significa assumere responsabilità.
Proteggere è un verbo che abita il tempo lungo. Comprende il gesto rapido di chi interviene e la disciplina silenziosa di chi previene; la fermezza davanti all'illecito e la pazienza dell'ascolto; la precisione dell'indagine e la prossimità del servizio quotidiano. Qualche volta il risultato più alto della sicurezza è ciò che non accade: un pericolo evitato, una violenza impedita, una libertà conservata.
Per questo, nel 2027, il Calendario si affida alla fotografia. Franco Cappellari consegna allo sguardo del pubblico il volto reale dei reparti, le mani, le posture, la concentrazione dei singoli uomini e delle singole donne. Bruno Vespa e Ferruccio de Bortoli accompagnano le tavole con parole che restano vicine ai gesti. La fotografia ferma l'istante. Il servizio, dentro quell'istante, rivela una storia più lunga, fatta di addestramento, disciplina, competenza e fiducia.
Le pagine iniziali ricordano anche la profondità di questa storia. Aldo Cazzullo richiama la stagione del terrorismo e delle mafie, il sacrificio dei Caduti, la figura del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il dolore e il valore delle missioni internazionali. È una memoria che vincola. Ci ricorda che la libertà costituzionale non è un bene astratto: vive nelle persone e ha richiesto, talvolta, il prezzo estremo di una vita. Il Comandante Generale, Generale di Corpo d'Armata Salvatore Luongo, ricompone questa eredità nell'immagine di un'Arma che protegge persone, ambiente, lavoro, patrimonio culturale e futuro. Qui, nella provincia di Barletta–Andria–Trani, la parola protezione assume una geografia precisa. Dieci comuni. Una costa che cambia volto, dalle saline di Margherita di Savoia al litorale di Bisceglie; le città e le campagne, il corridoio dell'Ofanto, i paesaggi dell'Alta Murgia; grandi arterie di collegamento, centri produttivi, luoghi di memoria e piccoli abitati. Le esigenze mutano a ogni passaggio. La responsabilità di garantire sicurezza resta una, uguale per tutti.
Chi subisce il furto dell'automobile perde, insieme a un bene, una parte della propria autonomia. Chi incontra l'intimidazione vede incrinarsi la libertà di lavorare. Una persona fragile, una famiglia che vive un conflitto, un anziano colpito da una truffa chiedono innanzitutto che qualcuno sappia riconoscere il problema e farsene carico. La risposta dello Stato comincia dall'ascolto, prosegue nella prevenzione, trova rigore nell'accertamento dei fatti e nell'applicazione della legge.
Questa provincia conosce il peso dei reati predatori, le insidie dei traffici illeciti, le pressioni che possono colpire l'economia sana e la dignità del lavoro. Il nostro compito è affrontare ogni fenomeno con metodo, continuità e consapevolezza delle sue ricadute sulla vita comune: attraverso l'indagine, sotto la direzione dell'Autorità giudiziaria; attraverso il controllo del territorio, nel quadro del coordinamento delle Autorità di pubblica sicurezza; attraverso la leale cooperazione con le altre Forze di polizia, le amministrazioni e le comunità. Nessun presidio della legalità vive isolato.
Le dodici tavole mostrano che non esiste un solo modo di proteggere. La prontezza operativa ne è il principio comune. I motociclisti, il Radiomobile, il Servizio Navale e quello Aereo raccontano l'attenzione che si muove. Il Gruppo di Intervento Speciale e le Unità Cinofile esprimono addestramento e fiducia. I Carabinieri Forestali custodiscono il paesaggio. La scienza delle investigazioni, la tutela del lavoro e del patrimonio culturale difendono ciò che una comunità è, ciò che produce e ciò che tramanda. I Corazzieri e i Carabinieri a cavallo rendono visibile il rapporto tra disciplina, storia e Istituzioni. L'ultima tavola è dedicata ai Comandanti di Stazione. Trovo significativo che il percorso si chiuda qui. Nella Stazione l'idea dello Stato assume una porta, un nome, una voce. Vi si entra per denunciare un reato e per chiedere consiglio; per trovare ascolto e per pretendere un intervento dovuto. Il Comandante di Stazione conosce il territorio anche attraverso ciò che cambia, attraverso una preoccupazione non pronunciata, una consuetudine che si spezza, un disagio che chiede di essere letto. Questa capacità di discernimento è patrimonio operativo, oltre che umano.
Conoscere un luogo non significa farsene assorbire. Significa distinguere la consuetudine dall'abuso, la solidarietà dalla soggezione, la prossimità dalla compiacenza. La fermezza ha valore quando rispetta il diritto. L'umanità ha valore quando non rinuncia al dovere. Così la disciplina diventa una forma quotidiana del coraggio.
Anche le tecnologie più avanzate sono al servizio di questo sguardo. Ne ampliano la portata e la tempestività, ne accrescono le capacità di analisi. Ogni strumento richiede una persona capace di giudizio, di proporzione, di rispetto per la dignità e per i diritti. La tecnologia estende la vista. La coscienza del servizio orienta lo sguardo.
Il Calendario 2027 non ci chiede di ammirare un'uniforme. Ci invita a riconoscere ciò che quell'uniforme deve assicurare: la possibilità, per ciascuno, di vivere senza sopruso, lavorare senza intimidazione, attraversare il proprio territorio con fiducia. Per questo continuo a pensare che la misura più nobile del nostro servizio sia una libertà altrui resa possibile.
Vorrei che, guardando queste fotografie, si pensasse a donne e uomini chiamati a essere pronti anche quando nessuno li osserva. Perché la fedeltà allo Stato non conosce spettatori necessari. Conosce la legge, il dovere, la comunità. E custodisce, nel silenzio delle ore ordinarie, il diritto degli altri a non avere paura. Questo è, per me, il significato degli sguardi che proteggono. Vi ringrazio».
In un territorio complesso e articolato come quello della sesta provincia pugliese, sospeso tra il dinamismo della costa e le asprezze dell'entroterra murgiano, la riflessione del Comandante Provinciale suona come un patto rinnovato con la cittadinanza. Dalle risposte concrete contro la criminalità predatoria al presidio rassicurante delle Stazioni locali, l'Arma ribadisce la propria presenza capillare: un punto fermo dello Stato a difesa del lavoro, dell'economia sana e del diritto di ogni cittadino a vivere senza timori.
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