Luca De Biase - I dialoghi di Trani 2026. <span>Foto Adriana Fabrizio</span>
Luca De Biase - I dialoghi di Trani 2026. Foto Adriana Fabrizio
Eventi e cultura

Luca De Biase ospite de “I Dialoghi di Trani”: «Pensare bene» per orientarsi nell’ecosistema dell’informazione

Informazione, social media e capacità critica al centro dell’incontro con il giornalista, che ha presentato a Palazzo San Giorgio il suo libro “Pensare bene”

La complessità dell'informazione ai tempi dei social media, dell'intelligenza artificiale e del declino del pensiero critico: Luca De Biase ne ha parlato stamane durante l'incontro tenutosi a Palazzo San Giorgio nell'ambito della venticinquesima edizione de "I Dialoghi di Trani".
Non è più soltanto una questione di cosa leggiamo, ma di come arriviamo a leggerlo, di chi decide cosa vediamo e di quanto siamo ancora capaci di distinguere un'informazione verificata da un semplice «sentito dire».
Al centro dell'incontro il libro "Pensare bene", attraverso il quale De Biase ha proposto una riflessione sul rapporto, sempre più complesso, tra informazione, tecnologia e social media nel XXI secolo. Una relazione che ha profondamente modificato non soltanto il modo in cui le notizie vengono prodotte e diffuse, ma anche quello in cui le persone costruiscono la propria conoscenza.

Uno dei nodi affrontati è la progressiva concentrazione dell'informazione sulle grandi piattaforme digitali. In questo scenario, il contenitore rischia di diventare più importante del contenuto e, talvolta, persino dell'autore. Poche grandi piattaforme nelle mani di pochissimi soggetti, infatti, hanno assunto un ruolo centrale nell'organizzazione del flusso informativo quotidiano, attraverso meccanismi che determinano quali contenuti vengono mostrati, a chi e con quale frequenza.

Una trasformazione che investe anche il concetto stesso di privacy: De Biase ha richiamato, in questo senso, una celebre dichiarazione di Mark Zuckerberg del 2011, secondo cui la privacy non sarebbe più stata considerata un valore centrale come in passato: una frase divenuta emblematica di una trasformazione culturale che ha accompagnato l'affermazione dei social network. Il tema della disinformazione si inserisce proprio all'interno di questa trasformazione; nel 2016, anche in seguito allo scandalo Cambridge Analytica, l'espressione fake news entra con forza nel dibattito pubblico, diventando una delle formule più utilizzate per descrivere la circolazione di contenuti falsi o manipolatori nello spazio digitale.

Ma il problema, è stato sottolineato nel corso dell'incontro, non ha una sola causa. Il sistema dell'informazione è ormai un ecosistema complesso, nel quale convivono giornalismo, piattaforme, algoritmi, utenti, interessi economici e produzione spontanea di contenuti. Da qui il concetto di "ecologia dei media": se l'ambiente naturale deve essere tutelato dall'inquinamento, allo stesso modo anche l'ambiente informativo necessita di cura. Al posto dell'acqua, dell'aria, della flora e della fauna ci sono l'informazione, la cultura e il sapere. Un ecosistema che può essere compromesso dalla circolazione incontrollata di informazioni non verificate, dal passaparola digitale e da quella forma di conoscenza fondata sul «sentito dire».

Una trasformazione che riguarda anche la nostra memoria. Nell'epoca della disponibilità immediata di qualsiasi informazione, infatti, non siamo più necessariamente abituati a memorizzare come facevamo in passato, ma abbiamo imparato a cercare. La conoscenza rischia così di trasformarsi: non consiste più soltanto nel ricordare un'informazione, ma anche nel sapere dove e come recuperarla, e soprattutto nel saperne valutare l'attendibilità. La risposta al problema della qualità dell'informazione passa, quindi, anche dal modo in cui la società decide di governare questo nuovo ecosistema. Sul piano istituzionale, l'Unione Europea ha intrapreso la strada della regolamentazione legislativa delle grandi piattaforme e del sistema digitale; negli Stati Uniti, invece, il confronto si è sviluppato anche attraverso numerose battaglie legali.
Questioni diverse, strumenti diversi, ma una medesima consapevolezza: l'informazione non è un ambiente neutro. E nell'epoca dei social media, imparare a pensare bene significa anche imparare a muoversi responsabilmente dentro questo ambiente, verificando ciò che riceviamo, interrogandoci sulle fonti e comprendendo i meccanismi attraverso i quali le informazioni arrivano fino a noi.
È questa una delle sfide più urgenti del presente: non soltanto avere accesso a una quantità sempre maggiore di informazioni, ma riuscire a trasformare quella quantità in conoscenza consapevole.
  • Dialoghi di Trani
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