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Trani nella storia del tennis: la leggendaria Coppa Davis ammirabile allo Sporting Club fino a stasera alle ore 20:00
Due giornate memorabili tra la commozione dei protagonisti, la visione della Federazione e la fierezza delle istituzioni: il sindaco Galiano celebra il trionfo dello sport tranese
A dare voce all'emozione di tutta la città davanti alla maestosa coppa è stato il sindaco di Trani, Marco Galiano, che ha sottolineato il valore simbolico e la portata storica dell'evento per la comunità: «È una grande soddisfazione. Ricordo qualche anno fa quando l'ho vista nella sala giunta del Comune di Bari, e provai un'invidia stratosferica. Poter vedere qui a Trani la Coppa Davis mi dà una sensazione da bambino nella stanza dove si mangiano i dolci e i biscotti più buoni. È un orgoglio autentico» Richiamando la propria passione per la racchetta e la celebre massima secondo cui nel tennis la partita finisce solo all'ultimo punto, il primo cittadino ha tracciato un parallelismo profondo con l'impegno civico e personale: «A me il tennis ha insegnato tanto: lo pratico male, ma lo pratico da tempo ed è uno sport che amo, perché ti mette alla prova e ti forma psicologicamente. Ha questa straordinaria particolarità: forse è l'unico sport ad avere realmente la possibilità di concedere a chi sta perdendo una concreta chance per poter rimontare. Credo che lo sport formi le persone; ha formato me e credo che un po' dello spirito del tennista mi abbia accompagnato anche in questi giorni».Il sindaco Marco Galiano: «Una sensazione da bambino e un immenso orgoglio per Trani»
Gli onori di casa sono stati guidati dal presidente dello Sporting Club, Nicola Amoruso, visibilmente commosso al cospetto del trofeo: «È una grandissima emozione, sembra un sogno che si sta realizzando. Se me lo avessero detto quattro o cinque anni fa che un giorno la Coppa Davis sarebbe stata nel nostro circolo, non ci avrei scommesso manco un euro. Sono contentissimo per me, ma soprattutto perché voglio condividere questo sogno con tutti coloro che hanno collaborato in questi anni e con tutta la cittadinanza. Ad alcuni bambini vedo spuntare la lacrimuccia: questo è il coronamento di sessant'anni di sacrifici e passione. Qui sono passati campioni immensi, dalla squadra azzurra del '76 a dieci edizioni del Challenger, fino a una giovanissima Aryna Sabalenka a sedici anni».La commozione del presidente Nicola Amoruso: «Un sogno che si realizza»
A ribadire il legame profondo con il territorio è intervenuto il vicepresidente vicario nazionale della FITP, Isidoro Alvisi: «Portare la Coppa Davis a Trani è il meritato riconoscimento per una società che in sessant'anni ha svolto un ruolo sportivo e sociale straordinario. Il Trophy Tour è un volano formidabile per i giovani. Oggi c'è una domanda enorme di tennis e noi come Federazione siamo impegnati a sostenere gli investimenti per nuovi impianti e campi coperti. Jannik Sinner è la punta di diamante di un iceberg solidissimo, costruito su una base giovanile che non ha eguali e che garantirà longevità ai vertici mondiali».Isidoro Alvisi (FITP): «Trani merita questo trofeo. Il vivaio azzurro è una certezza»
A ripercorrere le tappe storiche del circolo è stato anche Nicola Quinto, presidente dello Sporting dal 1998 al 2004: «Il torneo Challenger che abbiamo fatto crescere per dieci edizioni non era solo tennis, era una festa per Trani e per l'intero territorio. Vedere la Davis qui oggi è una gioia immensa e il fatto che sia stata portata dal caro amico Alvisi, cui auguro la futura presidenza federale, premia la qualità del nostro movimento».Radici e memoria: la testimonianza del past president Nicola Quinto
La vitalità dello Sporting Club si respira nei numeri e nei valori della scuola tennis coordinata dai maestri Vincenzo Falcone e Davide Zamblano: «Contiamo circa 95 allievi e 50 adulti, con un'attività ripartita quattro anni fa a pieno ritmo», spiega Vincenzo Falcone. «Insegniamo disciplina, educazione e rispetto dell'avversario. E soprattutto, una volta tanto i ragazzi lasciano da parte gli smartphone per stringere una racchetta!» «I ragazzi sono il vero motore di tutto il movimento tennistico», aggiunge Davide Zamblano. «Iniziare a quattro o cinque anni con il minitennis significa imparare divertendosi e sognare in grande».La scuola tennis e il futuro: dai maestri Falcone e Zamblano al piccolo Francesco
Un sogno incarnato perfettamente dagli occhi vispi e dal sorriso del piccolo Francesco, allievo di otto anni: «Gioco a tennis da tre anni ed era il mio sogno da bambino vedere la Coppa Davis da vicino. Sono felicissimo. Il mio idolo? Jannik Sinner!»

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