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Ipertrofia prostatica benigna e alimentazione: il ruolo del colesterolo e dello stile di vita

Ce ne parla il biologo Giuseppe Labianca

L'ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una condizione estremamente frequente negli uomini dopo i 50 anni. Si tratta di un aumento di volume della ghiandola prostatica che interessa soprattutto la sua porzione centrale. Con il progressivo ingrossamento, la prostata tende a comprimere il lume dell'uretra, determinandone un'ostruzione parziale o completa e causando difficoltà nella minzione.

Quando l'uretra è ostruita, il paziente è costretto ad aumentare la pressione della vescica per riuscire a urinare. Nel tempo, questo sovraccarico può danneggiare la parete vescicale e, nei casi più gravi e trascurati, compromettere anche la funzionalità renale fino a un quadro di insufficienza renale. I sintomi più comuni includono difficoltà a iniziare la minzione, getto urinario debole, sensazione di svuotamento incompleto, aumento della frequenza urinaria e risvegli notturni (nicturia).

Il termine "benigna" viene utilizzato per distinguere questa condizione dal tumore maligno della prostata. Tuttavia, la benignità istologica non deve portare a sottovalutare il problema, poiché comunque può incidere in modo significativo sulla qualità di vita e, in assenza di un'adeguata gestione, può comportare complicanze importanti. Per questo motivo, la prevenzione e il controllo dei fattori di rischio sono fondamentali, a partire dalle abitudini alimentari.

Squilibrio ormonale, obesità e infiammazione
I meccanismi alla base dell'ipertrofia prostatica sono complessi e multifattoriali. Tra i fattori più rilevanti vi sono le alterazioni dell'equilibrio ormonale tra testosterone ed estrogeni, che si verificano fisiologicamente con l'avanzare dell'età. Tuttavia, lo stile di vita e l'alimentazione possono influenzare questo equilibrio.

Negli ultimi anni, numerosi studi hanno evidenziato una correlazione tra patologie prostatiche — dall'ipertrofia fino al carcinoma prostatico — obesità e alimentazione ricca di calorie, proteine animali e acidi grassi saturi, con particolare attenzione al colesterolo. Un regime alimentare sbilanciato può determinare uno stato di infiammazione sistemica cronica e una condizione di malnutrizione "per eccesso", caratterizzata da sovraccarico calorico ma carenza di micronutrienti protettivi.

L'ipercolesterolemia, oltre a essere un noto fattore di rischio cardiovascolare, è stata associata anche allo sviluppo e alla progressione delle malattie prostatiche. Il colesterolo è infatti il precursore di diversi ormoni steroidei, tra cui il testosterone. Dati presenti in letteratura mostrano un'associazione epidemiologica tra alti livelli di colesterolo ed un aumento del rischio di carcinoma prostatico e/o ipertrofia prostatica benigna.

Sebbene il rapporto causale diretto sia ancora oggetto di studio, il monitoraggio dei livelli di colesterolo nel sangue appare opportuno non solo per prevenire le malattie cardiovascolari e la sindrome metabolica, ma anche per tutelare la salute prostatica.

La dieta mediterranea come modello protettivo
Alla luce delle evidenze disponibili, il modello alimentare più indicato per la prevenzione e il supporto nella gestione dell'IPB è la dieta mediterranea. Questo regime si basa su un elevato consumo di cereali integrali, legumi, frutta, verdura e tuberi, sull'utilizzo dell'olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi e su un apporto moderato di proteine, privilegiando pesce e uova rispetto alla carne rossa.

Frutta e verdura sono ricche di vitamine, polifenoli e sostanze antiossidanti che contrastano lo stress ossidativo e l'infiammazione. In particolare risultano interessanti:
Pomodori, ricchi di licopene
Verdure a foglia verde
Crucifere come broccoli e cavolfiori
Agrumi e frutti ricchi di vitamina C
Anche i legumi e i cereali integrali contribuiscono al controllo del peso corporeo e al miglioramento del metabolismo glicidico e lipidico. Il sovrappeso e l'obesità, infatti, sono associati a sintomi urinari più severi e a un maggiore rischio di progressione della malattia.

Grassi e proteine: quali scegliere
Non tutti i grassi hanno lo stesso effetto sull'organismo. I grassi saturi — presenti in burro, lardo, carni grasse, salumi e prodotti industriali — sono associati a uno stato pro-infiammatorio. È quindi consigliabile limitarne il consumo, riducendo carne rossa e insaccati a poche occasioni settimanali e preferendo metodi di cottura semplici come vapore, forno e piastra.
Al contrario, i grassi insaturi contenuti in:
Olio extravergine di oliva
Pesce azzurro
Frutta secca (noci, mandorle)
Semi di lino
sono considerati più favorevoli sia per la salute cardiovascolare sia, probabilmente, per quella prostatica. Alcuni studi suggeriscono che i semi di lino, ricchi di fibre e lignani, possano contribuire al miglioramento dei sintomi urinari nei pazienti con IPB.

Per quanto riguarda le uova, pur essendo ricche di colesterolo, possono rappresentare una valida fonte proteica se inserite con moderazione in un regime equilibrato. La modalità di cottura incide sull'assorbimento dei nutrienti: preparazioni come uovo in camicia, alla coque o all'occhio di bue permettono una buona digeribilità, pur mantenendo un profilo nutrizionale favorevole.

Alcol e stile di vita
Il consumo eccessivo di alcol può peggiorare i sintomi urinari, poiché aumenta la produzione di urina e irrita la vescica, favorendo urgenza e nicturia. Ridurne l'assunzione, soprattutto nelle ore serali, può migliorare la qualità del sonno e limitare i risvegli notturni.

Oltre alla dieta, attività fisica regolare, controllo del peso corporeo e monitoraggio periodico dei parametri metabolici (colesterolo, glicemia, pressione arteriosa) sono parte integrante di una strategia preventiva efficace e rappresentano un alleato quotidiano fondamentale per preservare la salute della prostata e migliorare la qualità della vita.
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