Azzolini indagato, il Senato dice no alle intercettazioni
Respinta la richiesta della Procura di Trani che indaga sul porto di Molfetta
venerdì 5 dicembre 2014
7.18
Dall'aula di Palazzo Madama arriva un secco no all'utilizzo delle intercettazioni del senatore Antonio Azzolini (Ncd), presidente della commissione Bilancio. Con 160 sì e 36 no, il Senato respinge le richieste dei pm della Procura di Trani che indaga su una presunta maxifrode da 150 milioni di euro legata alla costruzione del nuovo porto di Molfetta, città in cui Azzollini è stato per molti anni sindaco.
L'inchiesta - secondo fonti vicine alla magistratura - sarebbe in dirittura d'arrivo. Il parlamentare è ritenuto dalla pubblica accusa il promotore di un'associazione per delinquere costituita per commettere delitti contro il patrimonio, la fede pubblica e la pubblica amministrazione. Azzollini nell'ottobre 2013 ricevette un avviso di garanzia per associazione per delinquere, abuso d'ufficio, reati ambientali, truffa e falso. Disse subito che avrebbe chiarito tutto ai magistrati ma, il mese successivo, convocato in procura per l'interrogatorio, si avvalse della facoltà di non rispondere.
Secondo la procura di Trani, il Comune di Molfetta, guidato da Azzollini, sapeva dal 2005 che sui fondali del nuovo porto c'erano decine di migliaia di ordigni bellici inesplosi. Nonostante questo fece finta di nulla: nel 2007 appaltò i lavori per la costruzione della diga foranea e del nuovo porto commerciale, opere finora non realizzate e forse irrealizzabili.
Un intervento dal costo iniziale di 72 milioni che col tempo è lievitato a 147 milioni perché era necessario bonificare l'area da proiettili, bombe e fusti contenenti cianuro, iprite, acido clorosolfonico, fosforo e fosgene. Gran parte dei finanziamenti pubblici, col passare del tempo, sono stati distratti dal Comune che li ha utilizzati - secondo i pm - per fare un'operazione di maquillage del bilancio cittadino per dimostrare il rispetto del patto di stabilità ed evitare un ipotetico rischio di default. L'area interessata dai lavori (del valore di 42 milioni) è stata sottoposta a sequestro il 7 ottobre 2013, così come i restanti 33 milioni di euro stanziati per la realizzazione dell'infrastruttura e ancora disponibili.
Adesso, però, il lavoro dei magistrati non potrà tener conto delle intercettazioni. Dalla parte dei magistrati, si sono schierate soltanto M5S e Sel che hanno votato favorevolmente alla richiesta della procura. Dalle altre forze parlamentari, invece, è arrivato un chiaro diniego ad avvantaggiare le indagini degli inquirenti. Per il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Giustizia, Enrico Cappelletti, si tratta di una mossa incoerente da parte di Pd e Lega: «Renzi e Salvini vanno in tv a parlare di lotta alla corruzione e legalità. Tutte balle. Nei fatti in parlamento Pd e Lega vanno a braccetto per non permettere un completo svolgimento delle indagini alla magistratura, negando l'utilizzo di intercettazioni telefoniche su un senatore indagato per gravissimi reati».
L'inchiesta - secondo fonti vicine alla magistratura - sarebbe in dirittura d'arrivo. Il parlamentare è ritenuto dalla pubblica accusa il promotore di un'associazione per delinquere costituita per commettere delitti contro il patrimonio, la fede pubblica e la pubblica amministrazione. Azzollini nell'ottobre 2013 ricevette un avviso di garanzia per associazione per delinquere, abuso d'ufficio, reati ambientali, truffa e falso. Disse subito che avrebbe chiarito tutto ai magistrati ma, il mese successivo, convocato in procura per l'interrogatorio, si avvalse della facoltà di non rispondere.
Secondo la procura di Trani, il Comune di Molfetta, guidato da Azzollini, sapeva dal 2005 che sui fondali del nuovo porto c'erano decine di migliaia di ordigni bellici inesplosi. Nonostante questo fece finta di nulla: nel 2007 appaltò i lavori per la costruzione della diga foranea e del nuovo porto commerciale, opere finora non realizzate e forse irrealizzabili.
Un intervento dal costo iniziale di 72 milioni che col tempo è lievitato a 147 milioni perché era necessario bonificare l'area da proiettili, bombe e fusti contenenti cianuro, iprite, acido clorosolfonico, fosforo e fosgene. Gran parte dei finanziamenti pubblici, col passare del tempo, sono stati distratti dal Comune che li ha utilizzati - secondo i pm - per fare un'operazione di maquillage del bilancio cittadino per dimostrare il rispetto del patto di stabilità ed evitare un ipotetico rischio di default. L'area interessata dai lavori (del valore di 42 milioni) è stata sottoposta a sequestro il 7 ottobre 2013, così come i restanti 33 milioni di euro stanziati per la realizzazione dell'infrastruttura e ancora disponibili.
Adesso, però, il lavoro dei magistrati non potrà tener conto delle intercettazioni. Dalla parte dei magistrati, si sono schierate soltanto M5S e Sel che hanno votato favorevolmente alla richiesta della procura. Dalle altre forze parlamentari, invece, è arrivato un chiaro diniego ad avvantaggiare le indagini degli inquirenti. Per il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Giustizia, Enrico Cappelletti, si tratta di una mossa incoerente da parte di Pd e Lega: «Renzi e Salvini vanno in tv a parlare di lotta alla corruzione e legalità. Tutte balle. Nei fatti in parlamento Pd e Lega vanno a braccetto per non permettere un completo svolgimento delle indagini alla magistratura, negando l'utilizzo di intercettazioni telefoniche su un senatore indagato per gravissimi reati».