Caso Durante, una possibile patologia cardiaca sarebbe concausa del decesso

La sentenza della Corte d’Appello di Bari potrebbe giungere il 7 febbraio

sabato 20 gennaio 2018
Ci sarebbe una terza causa nella morte di Gregorio Durante, il 33enne salentino deceduto nell'infermeria del carcere di Trani il 31 dicembre 2011. L'ha sostenuto davanti alla Corte d'Appello di Bari il prof. Francesco Introna, consulente dei 3 medici imputati: Francesco Monterisi, Michele De Pinto e Gioacchino Soldano. Il consulente della difesa pur condividendo le causa della morte ravvisata dai consulenti della Procura di Trani che eseguirono l'autopsia, e cioè un'acuta intossicazione da fenobarbitol (medicinale assunto dal detenuto per una patologia neurologica emersa nel 2011) ed una broncopolmonite, ha puntualizzato che può aver costituito concausa una patologia cardiaca mai rilevata prima ma evidenziata dall'esame dei vetrini dei reperti istologici: accertamento compiuto dopo la deposizione resa in appello proprio dai consulenti della Procura Biagio Solarino, Roberto Catanesi e Roberto Gagliano Candela.

«L'una e l'altra situazione – evidenzia l'avvocato Carmine Di Paola, difensore dei medici - escluderebbero qualsivoglia responsabilità dei medici che operavano nel carcere di Trani». Per la morte di Durante il 14 novembre 2014 il gup del Tribunale di Trani, Luca Buonvino, condannò solo uno dei 5 imputati: 4 mesi di reclusione col beneficio della pena sospesa per il medico tranese Francesco Monterisi. Furono, invece, assolti tutti gli altri colleghi che operavano in carcere per cui il pubblico ministero Luigi Scimè chiese il rinvio a giudizio: i medici biscegliesi Michele De Pinto e Giuseppe Storelli ed i colleghi tranesi Gioacchino Soldano e Francesco Russo. La sentenza di primo grado fu impugnata dal dottor Monterisi, dalla Procura Generale presso la Corte d'Appello di Bari e dalla parte civile nei confronti dei medici assolti De Pinto e Soldano, che, dunque, sono ancora sotto processo insieme a Monterisi: tutti respingono le accuse.

La difesa ha lanciato anche un'inquietante interrogativo sulle modalità, che sarebbero rimaste ignote, con cui Durante, a fine dicembre 2011, avrebbe avuto a disposizione un quantitativo non consentito del medicinale che causò, o concausò, la morte. Differente il tenore delle testimonianze acquisite al processo sulle condizioni di salute di Durante, ovvero se fossero compatibili, o meno, col regime carcerario. La sentenza della Corte d'Appello di Bari potrebbe giungere il 7 febbraio.